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Da lì ad un anno nel settembre 1980 Romiti annunciò 24 mila licenziamenti. Dopo è cambiato tutto

Quelle serate magiche dei grandi concerti ai tempi del PCI

di ilTorinese pubblicato giovedì 6 giugno 2019
Tra un po’ saranno 40 anni. Luglio 1979, Stadio Comunale di Torino, concerto Banana Republic, Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Ron. Forse il primo grande concerto negli stadi d’ Italia. Sicuramente il primo grande concerto a Torino, organizzato da Radio Flash, alias Partito Comunista italiano, Federazione di Torino.  Incredibile, no? Grande patron Luciano Casadei, responsabile stampa e propaganda di Via Chiesa della Salute. Un intero Palazzo di 5 piani.  Ma non è di politica che vogliamo parlare e ricordare.  I concerti erano nati per finanziare il partito e successivamente autonomizzati diventarono un’ attività a sè. Proprietà di Radio Flash  la GEP,  Gruppo Editoriale del Piemonte proprietaria anche di Nuova Società fondata dal Sindaco Diego Novelli nel 1972, capo cronista di politica all’ Unità. Direttore Saverio Vertone, fine intellettuale ingraiano poi senatore di Forza Italia e dell Italia dei Valori di quel noto Di Pietro magistrato di Milano. Ci scriveva Alessandro Meluzzi, psicoanalista ed ora diacono anti islamico ed amicissimo di Crosetto e Giorgia Meloni.  Le vie del Signore sono infinite.  Fucina di iniziative intellettuali e culturali. Ma costavano tantissimo. Bastava un concerto ed i conti si ripianavano.  Non sempre, in verità.  Solo 15 mesi prima in un palazzetto dello sport Ruffini, solo 10 biglietti venduti.  Ma Lucio Dalla da gran signore volle cantare lo stesso. Poi c’ erano i colpacci come con Francesco Guccini che si accontentò di un milione e un bottiglione di vino rosso che finiva nel concerto. O uno stralunato Fabrizio De André che (diciamolo così) beveva più pesante.
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David Zard amico di Luciano Casadei gli suggerì i grandi concerti negli stadi.E grandi concerti furono. Il palco sul lato nel campo. Ritrovo alle ore 11. Apertura cancelli ore 16. Sole incombente, ma non pesava. Noi Giovani Comunisti eravamo manovalanza, ma una manovalanza qualificata e motivata.  Francamente sperduti abituati al palazzetto . Ci siamo adattati subito.  Divisi in squadre ai biglietti, alle entrate, le ronde divise in due aree. All’interno dello Stadio e tra le mura di cinta e l’edificio principale. La postazione più ambita era sotto il palco. Io, solito fortunato, schizzavo da un punto all’ altro dandomi un certo tono. Sole cocente e cielo terso. Aspettando l’imbrunire quando cominciava il concerto. E brillavano  migliaia e migliaia di lucine di fiammiferi o accendini . Serata magica. Ci sentivamo parte di quella magia. Cose che non dimentichi.  Cose che ti porti dietro tutta la vita. Rendevano allegra la nostra città ancorché  eravamo considerati  tristi torinesi. Il sole, la musica, la luminosità di una serata di tardo luglio rendevano ancora più bella la città pronta per le vacanze.  Anzi per le meritate ferie dalla Feroce  (la Fiat). Da lì ad un anno nel settembre 1980 Romiti annunciò 24 mila licenziamenti. Dopo è cambiato tutto. Principalmente con la perdita di una identità collettiva. Nel bene e nel male ma sempre identità collettiva. Si intuiva che saremmo dovuti essere qualcosa di diverso da quello che eravamo stati.Non dico che 40 anni sono passati invano. Fatte le debite ed abissali diversità,  Pablo Neruda con la sua autobiografia: Confesso che ho vissuto.  Fu pubblicata postuma. Morto di crepacuore dopo il colpo di Stato fascista in Cile. Malato di cuore aveva vissuto con passione ed ardore la sua esistenza.  La sua vita. E un po’ anche noi, che 40 anni fa ne avevamo 20. Ci abbiamo tentato pur non riuscendo. Ma visti i tempi attuali, senza più cultura e passione politica,  non è poco. Anzi, mi sembra decisamente qualcosa.  Mi sembra decisamente tanto. 
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