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DURANTE L'INCONTRO ORGANIZZATO DA LEGAMBIENTE E IPLA SUI SUOLI ALPINI DEL PIEMONTE

WORLD SOIL DAY- RESI NOTI I DATI DI ANNI DI RICERCHE,

di ilTorinese pubblicato giovedì 7 dicembre 2017

Si è svolto a Torino l’incontro “I suoli alpini nell’equilibrio ecosistemico globale” organizzato da Legambiente e dall’Istituto Piante da Legno e Ambiente con il patrocinio di FAO e Regione Piemonte. Esperti Europei e italiani si sono confrontati in occasione del World Soil Day e hanno reso pubblici i dati rilevati ed elaborati in anni di ricerca. Dai dati suddetti emerge che il Piemonte è tra le regioni europee che insistono sulle Alpi con il maggior numero di informazioni disponibili. I suoli regionali studiati dall’IPLA tramite lo studio di oltre 700 scavi pedologici (oltre 2000 analisi fisico-chimiche a carico degli orizzonti campionati) sono un enorme contenitore di carbonio. Quasi 50 tipologie diverse di suolo sulle nostre Alpi contengono oltre 100 milioni di tonnellate di carbonio, solo nei primi 30 cm di profondità che diventano 150 milioni di tonnellate se si considera l’intera profondità del suolo. D’altra parte è stata sottolineata dagli esperti l’estrema fragilità di questi suoli che sono messi a rischio dall’ erosione. Il pascolamento eccessivo degli animali allevati e la cattiva gestione del bestiame possono innescare fenomeni di perdita di suolo e dissesti superficiali assai rilevanti. Gli ultimi dati parlano di 14 tonnellate medie di terreno perse in Piemonte ogni anno per ogni ettaro, con una perdita complessiva valutabile in circa 16 milioni di tonnellate all’anno. Tutto questo tenuto conto che la copertura forestale e la copertura prativa sugli alpeggi proteggono i suoli dall’erosione che dai dati risulta molto più accentuata nelle aree collinari della viticoltura regionale.
I suoli alpini – sottolinea l’Università di agraria di Torino, DISAFA – sono il supporto per 1055 specie botaniche racchiuse il 92 diversi tipi pastorali sui 60.000 ettari di alpeggi e prato-pascoli rilevati. Oggi i 190.000 ettari di alpeggi complessivi (in constante diminuzione per l’espansione del bosco) sono spesso sfruttati male e dovrebbero essere meglio gestiti per conservare il valore produttivo dei pascoli e per non perdere la fertilità dei suoli. Perché, ormai è chiaro agli esperti nazionali ed europei, i suoli e la gestione delle mandrie condizionano la qualità dei pascoli che influiscono sulla qualità del latte e, quindi, su quella dei formaggi d’alpeggio che sono un fiore all’occhiello della nostra Regione.