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Altri tempi nel PCI? Sicuramente. Anche per questo non mi ritrovo nei tempi attuali. I "vecchi" pensavano al futuro del partito cercando i giovani. Ora pensano solo a se stessi

Wilmer Ronzani, una vita da compagno

di ilTorinese pubblicato lunedì 16 luglio 2018
Sono molto belle e terse le giornate a Biella. L’ideale per una chiacchierata con Wilmer Ronzani. Di buon mattino percorrendo i sentieri della sua memoria.
Allora, come è cominciata la tua passione per la politica?
Da un licenziamento, il mio, a 17 anni. Sono stato licenziato con mia madre e mio padre capo della commissione interna.
E si commuove con quel mio dovuto e rispettoso silenzio. Bozzalla e Lesna di Coggiola la fabbrica che all’inizio degli anni 70 impiegava 900 operai. Si è commosso per sua madre. Per il ricordo ed il reciproco amore. Ricevuta la lettera di licenziamento ha raggiunto la piola dove mangiava il direttore del personale e gli ha strappato la lettera in faccia.
Ora sto meglio. Mi sento libero e leggero. Con mio padre sereno: nessuno poteva pensare male di lui. I miei genitori mi hanno cresciuto in questo modo. Loro comunisti da sempre non potevano che fare”un figlio comunista.
E poi?
Poi il mitico Panozzo comandante partigiano e  Sindaco di Cossato per antonomasia mi ascolto’ e mi volle parlare. Wilmer tu devi maggiormente impegnarti nel partito. Primo incarico segretario della Federazione giovanile comunista.   Ricordo ancora che mi davano 300 lire di rimborso spese al giorno.  Metà se ne andavano per i mezzi pubblici da Coggiola a Biella e metà  per pranzare in trattoria e i giornali come la rivista Rinascita. Tutto ovviamente  rendicontato nel dettaglio. Al lunedì si passava in amministrazione per affrontare la settimana. La Federazione giovanile era ridotta ai minimi termini.Da una quarantina di iscritti passammo ad oltre 600. Pensa che giravo con il vocabolario consultandolo.  Aveva ragione mia madre che avrei dovuto studiare. Lo facevo e nel mentre anche l’attività politica? Poi sono diventato responsabile delle fabbriche e segretario del PCI. E grazie a Gianni Furia deputato a 29 anni.Il più giovane.
Perché grazie a Furia? Allora le liste le decidevano a Roma?
Proprio cosi. Volevano ricandidarlo ma lui rifiutò e mi disse : tocca a te.Consultazione tra tutti gli iscritti Orgogliosamente un plebiscito.
Altri tempi nel PCI. 
Sicuramente. Anche per questo non mi ritrovo nei tempi attuali. I “vecchi” pensavano al futuro del partito cercando i giovani. Ora  pensano solo a se stessi.
Contento di diventare parlamentare?
Felicissimo ed ho imparato tantissimo .
Credi sempre nelle istituzioni?
Si, certo. Ma oltre a difenderle bisogna sapere e soprattutto volerle runnovare.
Qualche curiosità del tuo percorso di vita
Un aneddoto personale. Inizio anni 70. Parto per militare.Grazie ad un colonnello ex partigiano e al saper scrivere a macchina finisco agli alti comandi.  Affari riservati. Fortunatamente legge una informativa su di me. Ero considerato inaffidabile perché comunista e figlio di comunisti.  Sono rimasto al mio posto per la fiducia del colonello
Hai fatto tre legislature. Episodi significativi?
Molti, ma due  in particolare. Nel 1984 siamo riusciti ad organizzare una visita nel Biellese con l’ambasciatore cinese. Ma eravamo troppo avanti coi temoi e gli industriali biellesi con capirono.  Riunione del gruppo pds guerra Iran Iraq. Giorgio Napolitano favorevole e Pietro ingrao nettamente contrario.Radicalmente su due posizioni opposte.Ma tutti e due si congratulavano con una stretta di mano. Segno della reciproca stima.Anche qui altri tempi.
Qualche delusione?
No, ho avuto tutto dalla vita. Ammetto che  nel ’94 sono rimasto deluso della non elezione. Il vento berlusconiano fischiava forte. E ho deciso di appendere i “guantoni al muro”. Assicuratore all’Unipol.
Perché sei ritornato in politica?
Al festival dell Unità di Vigliano i compagni me lo hanno chiesto.
Reazione?
Inizialmente perplesso. Poi ho accettato e per 3 legislature sono stato consigliere regionale. Così tutti giorni dal lunedi al venerdì pendolare a Torino.
Proprio tutti?
Si, partenza alle 6 del mattino. Aprivo gli uffici. Nella mattinata iniziavo con lettere, letture e mail. Poi consiglio o commissioni. Ritorno in federazione e lavoro fino a tardi.
E di questo Pd che mi dici?
È avvenuta una mutazione genetica. Tre anni fa lo lasciato in sordina. Senza clamori, ma non mi ritrovavo più.
Anche Articolo uno non mi è sembrata una bella pensata…
Che dirti,  almeno ci abbiamo provato. Troppo tardi, ma appunto ci abbiamo provato.
Comunque non molli.
In che senso ?
Sei presidente della Fondazione Biella Domani.Gestite il patrimonio dell’ex pci.
E delle donazioni private di compagni e compagne. proventi vanno in iniziative storico-politiche.
Volete rifare il PCI
No. Una grande storia deve essere debitamente ricordata.Hai visto sabato con Sposetti quanta gente? Mi riempie il cuore.
Vedi che non molli
Beh,  sono fatto così.
Usciamo dalla Fondazione per una lunga passeggiata per tutta Biella. Molti salutandolo mi confermano: é ancora popolare.
Perché non ti candidi a Sindaco?
Patrizio, ho già dato…
Ma nel mentre riceve diverse  telefonate e arguisco che gli chiedono come uscire da una situazione o risolvere un problema.Me ne compiaccio. Wilmer è fatto così.
Patrizio Tosetto
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