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Per trovare una partita di tale “peso” bisogna indietreggiare fino al 19 giugno 1993.

Verso Torino-Milan: il match più importante dell’ultimo quarto di secolo di storia granata

di ilTorinese pubblicato sabato 27 aprile 2019

Una partita attesa oltre un quarto di secolo, per la precisione venticinque anni, dieci mesi e nove giorni (o, se preferite, 9444 giorni). Questo è il lasso di tempo tra il 19 giugno 1993 e il 28 aprile 2019, cioè tra il trionfo granata nella Coppa Italia 1992-’93 e la partita di domenica tra il Toro e il Milan. Con massimo rispetto per tutta la storia torinista e per tutti i giocatori che hanno difeso i colori granata, non è errato affermare che il Torino-Milan di domenica sera consiste nella partita più importante degli ultimi venticinque (abbondanti) anni di storia del Toro. Per chi in quel 1993 ancora non era nato (oppure era troppo piccolo), è giusto ricordare che in quella serata il Torino, pur sconfitto per 5-2 dalla Roma nella Città Eterna, riuscì meritatamente a conquistare la Coppa Italia, in virtù del secco successo per 3-0 maturato nella gara d’andata in Piemonte. Una Coppa Italia che tuttora consiste nell’ultimo trofeo conseguito dal sodalizio torinista. Certo, qualcuno potrebbe (non a torto) affermare che in quell’occasione si mise in bacheca una Coppa, mentre ora si è in lizza “solo” per la qualificazione alla Champions League, ma il fatto resta: per trovare una partita importante quanto quella di domenica bisogna andare a ritroso fino al giugno 1993. A render ancor più prestigioso (e, se vogliamo, storico) questo Torino-Milan sarà il fatto che, da quanto esiste la Champions League così come è attualmente strutturata, il Toro non solo non sia ancora riuscito ad accederci, ma neppure ci sia andato almeno vicino. Infatti, l’ultima esperienza del Toro nella “Coppa dalle grandi orecchie” risale all’annata 1976-’77, quando la manifestazione era ancora denominata Coppa dei Campioni, era riservata ai soli campioni nazionali (nonché alla detentrice dello stesso trofeo) ed era strutturata sull’eliminazione diretta, per ogni turno. Quel Toro si comportò più che dignitosamente, superando gli svedesi del Malmoe al primo turno (2-1 in casa all’andata e 1-1 in Svezia al ritorno), per poi inchinarsi (con una buona dose di sfortuna) al Borussia Moenchengladbach agli ottavi di finale, perdendo per 1-2 l’andata al “Comunale” e pareggiando per 0-0 il ritorno nell’allora Germania Ovest. La partita in terra tedesca (disputatasi a Dusseldorf) è tuttora ricordata come la lampante prova del “cuore Toro”: rimasti in otto uomini a causa delle discutibili espulsioni di Vittorio Caporale, Renato Zaccarelli e Luciano “Giaguaro” Castellini, i granata riuscirono a concludere indenni la contesa, per una soddisfazione (seppur platonica) enorme. A seguito dell’espulsione (al 71′) di Castellini, negli ultimi diciannove minuti la porta torinista venne difesa da Francesco “Ciccio” Graziani, che si destreggiò bene tra i pali, effettuando anche delle buone parate. Era il 3 novembre 1976.

 

Giuseppe Livraghi

 

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