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"Ma io mi rifaccio con una serie e magari la giro a Torino!"

Verdone: “La crisi del cinema? L’inizio una decina di anni fa”

di ilTorinese pubblicato venerdì 12 gennaio 2018

Giornalisti e pubblico, ieri, all’incontro con Carlo Verdone per la presentazione di “Benedetta follia”

 

L’appuntamento è per le 12 e trenta sotto la grande volta della Mole, nella casa del Museo del Cinema. Giornalisti e fotografi delle grandi occasioni per Carlo Verdone che arriva, in un incontro aperto anche al pubblico, tra gli ingombranti lettini rossi, a promuovere il suo ultimo “Benedetta follia” in compagnia del produttore Luigi De Laurentiis e di Ilenia Pastorelli – uscita dalla baraonda del GF dodicesima edizione, uscita dal grande successo di “Jeeg Robot” e oggi sugli schermi, in 750 copie, a far perdere la testa come Luna ad un intristito e stralunato Guglielmo e a tentare di rimetterlo in carreggiata attraverso l’approccio con le app per cuori solitari, dopo che la moglie gli ha rivelato la propria relazione con la commessa del suo grande negozio di arredi sacri e haute couture destinata ai porporati romani. “L’importante per me è incontrare il pubblico, andare sul luogo – inizia a raccontare, tra mezzi sorrisi appena abbozzati e occhi sgranati o spesso pensosamente richiusi, in un comprensibile misto di grande stanchezza (la tivù della Befana se l’è fatta proprio tutta!) e di personaggio “malincomico” che si porta addosso da anni -, negli ultimi giorni Milano, Bologna, Firenze, è una vita che stringo mani e ascolto persone, figuratevi se un selfie non me lo faccio volentieri! Presentare il film perché il film lo merita, io ci credo molto, è molto divertente e le sorprese sono molte, con il divertimento che dobbiamo alla platea c’è questo finale con un bel messaggio rassicurante, che è come una carezza sul viso di una persona, un momento di tranquillità”. È anche soddisfatto del proprio personaggio come dello sguardo che ha buttato sulla società di oggi. “Ho voluto esplorare la solitudine di un uomo, lo sconquasso di questa tegola che gli cade tra capo e collo, anche questo nuovo modo di approcciarsi al mondo femminile, con la donna non intesa soltanto come caricatura ma come efficace sostanza, che non va solo alla ricerca dei social ma è pure seria ed equilibrata… già, i nuovi mezzi di comunicazione: chissà se è un bene o un male, boh! non lo so, andiamo avanti così”. Anche Ilenia è soddisfatta di questo ruolo di borgatara che irrompe nel negozio a imporsi come nuova aiutante, quando tra abbigliamento e comportamento il livello è decisamente azzerato e il suo inglese raggruppa un paio di parole e niente più: “Io sono vissuta con il cinema di Carlo, come i miei amici, come l’intero pubblico, ha rappresentato tanto nella mia vita, a 13 anni vedevo i cartelloni di “Viaggi di nozze” e mi divertivo a ripetere le battute del film. Adesso sono qui con questa Luna che lo tira fuori dalla depressione e ho cercato di dargli il massimo, spero di esserci riuscita”. Verdone, tranquillo, accenna un sorriso: “E io l’aiuto nel suo essere fragile, nonostante questi atteggiamenti vivaci, condivido certi punti irrisolti, come il rapporto con il padre”. Poi c’è il ricordo su Torino, “nel ’78 quando venni qui per “Non stop” l’avevo trovata grigia, forse addirittura buia, adesso da qualche anno ha ritrovato una vivacità straordinaria, che mantiene tuttavia intatta tutta la sua signorilità. Ci torno sempre volentieri, è la città del cinema, tutti mi accolgono sempre con affetto, è giusto che io incontri il pubblico, all’interno di un cinema, davanti al grande schermo”. Già, i grandi schermi in grande sofferenza, la crisi del cinema italiano che nello scorso anno ha visto un calo del 46% degli spettatori: “Abbiamo cominciato a perdere pubblico dal 2007, la crisi è cominciata lì, le prime avvisaglie, i primi scricchiolii – è sicuro Verdone. Ma è anche consolatorio: “Ma se è vero che un pubblico ha abbandonato le sale, un altro ha lasciato la tivù. L’interesse è un altro, si sta di più su internet, si frequentano altre piattaforme e il pubblico giovane va alla ricerca della serie, quello che appassiona, che lega. È una tendenza diversa, noi dobbiamo cercare di dare il meglio, di far meglio i nostri film nella scrittura, mentre li giriamo in un tempo che non deve essere ridotto, mentre li promuoviamo come io sto facendo in questi giorni”. Anche il cinema deve trasformarsi, “le sale stesse vanno trasformate, devono essere maggiormente dei punti di incontro, dove si sappia creare l’evento, magari con librerie e ristoranti”. Ma anche Verdone sembra voler per una volta cambiare percorsi, anche se per l’abituale produttore ha già in preparazione un nuovo film. “Magari girarlo a Torino. Oppure una serie, sempre qui” e gli occhi di Paolo Tenna e di Paolo Manera, ad di Fip e direttore di Film Commission già si illuminano, “un’idea a cui sto pensando da tempo, credo si possa fare”, mentre l’intraprendente De Laurentiis annuisce. Forse l’anno prossimo o un altro ancora ritroveremo Verdone a cercar casa qui da noi, per imbarcarsi in un progetto seriale pensato e guidato da maestranze torinesi, progetto che vedrà ancora, al centro con lui, una donna che attraversi la sua vita di malincomico e la rivoluzioni, con un sorriso e una carezza?

 

Elio Rabbione

Nelle foto: Ilenia Pastorelli in un momento di “Benedetta follia”. Carlo Verdone durante l’incontro, accanto a lui il moderatore Steve della Casa, il produttore Luigi De Laurentiis, Ilenia Pastorelli e la presidente del Museo del Cinema Laura Milani

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