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CRIMINI & MISFATTI ALL'OMBRA DELLA MOLE

Una commedia all’italiana tinta di noir: l’amore criminale di Ballerini-Pan

di ilTorinese pubblicato lunedì 12 giugno 2017

pan-balleriniCorreva l’anno 1972. Erano gli anni dell’amore libero, della spregiudicatezza, della libertà. Torino in quel periodo cominciava ad essere poliedrica: da un lato i signorotti borghesi con molte ricchezze e che ostentavano “il giusto”, dall’altro gli operai che da ostentare avevano il posto fisso, dall’ altro ancora gli “anticonvenzionali” che ostentavano i propri diritti e, infine, i criminali, ladruncoli e spacciatori che non avevano niente, ma ostentavano tutto. Troppo. In quello specifico anno, precisamente il primo giorno d’estate, una bella ragazza di poco più di vent’anni, lancia un allarme, dando così inizio ad uno dei casi giudiziari più tragicomici mai esistiti in Italia.

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Lei si chiama Franca Ballerini, si trova in montagna insieme alla madre e alla figlioletta. Cerca di contattare invano il marito, un commerciante di mobili di ventotto anni di nome Fulvio, rimasto a Torino, nella loro villetta alla Pellerina. La donna, allarmata, contatta il suocero, ma anche lui non aveva nessuna notizia del figlio. Rientrata in città e notando che in casa mancava la valigia e qualche vestito, la donna si convince che il marito l’abbia abbandonata scappando con l’amante.

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Che stranezza, un comportamento del tutto inaspettato dalla famiglia dello scomparso:” lui, cosi innamorato della moglie, così ligio ai suoi doveri, così stacanovista”. Passano i mesi, Franca, non molto disperata per quell’assenza, si da alla bella vita. Spende soldi, esce spesso, frequenta uomini. In questo frangente entra in scena un altro personaggio, il padre di Fulvio. L’uomo non è molto incline a credere alla versione della giovane nuora; ha sempre avuto il sospetto che lei avesse sposato il figlio solo per avere una sicurezza economica, ma che non lo amasse sul serio. Mosso da questa forte motivazione l’uomo si improvvisa Sherlock Holmes e comincia in maniera autonoma e un po’ grossolana ad investigare. Scoprirà, tra inseguimenti vari ed interrogatori improvvisati, che Franca frequenta un uomo, un certo Paolo Pan, malvivente che traffica in auto rubate e capo di una piccola banda del quartiere, e che questa relazione dura da tempo, ancor prima della scomparsa di Fulvio. Inoltre, proprio in concomitanza conballerini-pan-mole queste sue indagini private, arriva improvvisamente una telefonata anonima di una donna che dice che Fulvio sta bene, ma non vuole essere cercato. I tasselli del puzzle cominciano pian piano ad intersecarsi, ad acquisire una forma, ad avere un senso. Qualche giorno dopo l’improvvisa scomparsa, infatti, l’auto e la moto del figlio erano magicamente sparite ed il fatto che l’amante della nuora commerciasse proprio in quel “settore” conduce l’uomo nel baratro dei sospetti più oscuri. Di lì a poco, Paolo Pan sarà fermato alla frontiera per aver mostrato un documento falso e insieme a lui, in auto, oltre a esserci un borsone pieno di soldi rubati ci sarà pure la bella Franca. Questo episodio condurrà l’ impavido papà a recarsi dai Carabinieri. Siamo nei primi giorni del 1973. Si apre un’indagine, ma gli elementi per procedere sono davvero irrisori fin quando, però, undici mesi dopo, arriva alle forze dell’Ordine una testimonianza inaspettata.

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Un corniciaio torinese avverte i Carabinieri che un delinquentello un po’ sbruffone gli aveva confidato di aver aiutato suo fratello e la fidanzata di quest’ultimo ad uccidere il marito di lei e ad occultare il cadavere. Il nome di quest’uomo, dalla lingua lunga e dalla poca furbizia, è: Tarcisio Pan. Complice qualche bicchiere di vino di troppo e un registratore nascosto, Tarcisio fornirà non solo la versionecarabinieri-pan definitiva (almeno per la fase delle indagini) di quella tragica giornata di inizio estate, ma svelerà anche il luogo dove il cadavere è nascosto. Da qui in poi avrà inizio la fase processuale, contraddistinta da accuse reciproche, smentite, colpi di scena. In prima grado Franca Ballerini e Paolo Pan verranno entrambi condannati all’ ergastolo, in secondo grado tale condanna verrà confermata solo per l’uomo, mentre la donna verrà scagionata del tutto. Ma in Cassazione le carte si rimescoleranno e l’accusa proporrà nuovamente l’ergastolo anche per la Ballerini, che però ne uscirà vincitrice con la piena assoluzione. L’unico colpevole, in ultimo grado resterà solo Paolo, graziato dal Presidente Scalfaro dopo soli 22 anni di carcere. Fin qui si è voluta fornire una spiegazione dettagliata degli eventi per permettere al lettore di avere un quadro esaustivo di ciò che è accaduto, ma la cosa che personalmente mi preme mettere in luce è il modo in cui l’ amore criminale si manifesti nella sua semplicità e banalità, lontano dagli aspetti romanzati che spesso adornano e idealizzano quel legame. Paolo e Franca, due personalità ben distante, ma simili. Entrambi narcisisti, amanti del bello, entrambi privi di moralità e giudizio. Due persone estremamente pianificatrici. La cronaca li ha definiti gli “amanti diabolici”, io preferisco chiamarli “gli amanti vuoti”. Nei dieci anni di processo l’amore non è mai stato un tema rilevante, eppure ci si riferiva a loro con il termine amanti. Beh si, rapporti intimi li avevano; tra l’altro uno dei colpi di scena più eclatanti si è verificato in aula di tribunale quando la bella Franca ha rivelato al mondo, e di conseguenza anche ai disperati e sconvolti ex suoceri, che la figlioletta di due anni di Fulvio, era in realtà la figlia di Paolo. Gesto privo di morale e completamente strumentale perché nasconde il desiderio di mettersi in torino-bn-castellomostra e di creare un’aura idilliaca ad un rapporto che di idilliaco non aveva niente, nonché totalmente incurante del benessere della figlia, la cui paternità (mai confermata durante il processo perché all’epoca non esisteva ancora l’esame de DNA) era improvvisamente caduta nelle mani di un ergastolano. Gli amori criminali, nel 90% dei casi sono così. Vuoti. Quello che si confonde per amore è il bisogno di sentirsi parte di qualcosa, di spingersi oltre un limite, ma quando quel limite viene raggiunto si decade inevitabilmente. Perché viene a mancare il senso. Così cominciano le accuse l’uno nei confronti dell’altro, diventa necessario salvarsi e salvaguardarsi. Bonnie e Clayde rabbrividirebbero di fronte a tanta vacuità. Perché il narcisismo non si sposa bene con l’ amore se non con quello verso se stessi. Bonnie e Clayde condividevano, progettavano, avevano degli obiettivi comuni. Franca e Paolo si facevano compagnia, erano ognuno il capriccio dell’altro. E come ogni capriccio, prima o poi si esaurisce. Ma cosa avviene nella mente di così forte, tanto da far sembrare convincente e giustificata l’idea di compiere un omicidio? La cronaca ci fornisce numerosi esempi, che non sto qui ad elencare, di coppie che uccidono insieme. Perché non scegliere di lanciarsi con il paracadute o di svolgere qualsiasi sport estremo? Perché il limite da raggiungere deve essere Torino vecchia“uccidere”? Ogni coppia basa la propria esistenza su un tacito accordo: ” ci sta bene che sia così”; il così lo scelgono i tratti della personalità e le sfumature, più o meno patologiche, delle due parti in gioco. La coppia criminale trova, nella maggioranza dei casi, il suo incastro perfetto nel ” riempimento” del vuoto interiore, nei sentimenti di rivalsa e nel desiderio di appagare un costante stato di insoddisfazione. In questi casi, la reciprocità non sta nel desiderare il benessere dell’altro, ma nel constatare l’utilità dell’altro. Paolo e Franca non si sono mai amati, ma si erano utili. Uccidere era necessario perché utile. Due genitori affranti dal dolore e morti senza avere giustizia per il proprio figlio, un uomo graziato che verrà beccato in Sud America con un grande quantitativo di droga ed espatriato in Italia per essere nuovamente chiuso in carcere, una bella signora che sceglierà di vivere lontana dai riflettori, più per grande capacità di calcolo che per ritrovata integrità morale e una bambina, ormai donna, senza un padre. Questo è ciò che rimane di un amore criminale. Il vuoto.

Teresa De Magistris