Home » ECONOMIA E SOCIALE » Un esempio per tutti noi… (Parte 2)
Che la nostra “fiaba reale” abbia inizio….

Un esempio per tutti noi… (Parte 2)

di ilTorinese pubblicato venerdì 4 novembre 2016

Due sorelle tra le più povere di Chake

Che la nostra “fiaba reale” abbia inizio….

È più facile meditare che fare effettivamente qualcosa per gli altri. Limitarsi a meditare sulla compassione equivale a optare per l’opzione passiva. La nostra meditazione dovrebbe creare la base per l’azione, per cogliere l’opportunità di fare qualcosa.
(Dalai Lama)

Esempi di ordinaria crudeltà

Un brutto incidente che può capitare a qualunque bambino: cadere di bicicletta e procurarsi una frattura. Nei Paesi ricchi non sarebbe un grosso problema. Ma non è così per chi vive nei villaggi isolati e dove l’ospedale è troppo lontano e troppo caro.

Il Nepal è una terra di estrema povertà e profonde disuguaglianze. Soprattutto per chi vive nelle aree rurali del Paese. Tante ragazze, nate in un piccolo e remoto villaggio, hanno un sogno, quello di studiare e diventare maestre di scuola, ma in un luogo del genere, è impossibile da realizzare.

Storie quotidiane di bambini che vivono nel Terzo mondo, che parlano di diritti negati fin dalla nascita: istruzione, salute, cibo, acqua, uguaglianza sociale. Per loro, queste parole non significano niente.

Ritorno a Kathmandu e al villaggio di Chake.

Com’era la scuola prima dei lavori di ricostruzione….

Guido, Emanuele e Dino si fermano a Kathmandu qualche giorno per organizzarsi e sulla strada che li conduce al villaggio, comprano le turche per i bagni, viti e materiale di ferramenta oltre all’olio per la miscela della motosega (che è stato difficile da trovare). Di nuovo tanti chilometri pieni di disagio ma anche di tanta speranza e buona volontà. Giunti a Chake, vengono accolti dai numerosi bambini che già conoscevano Guido ed Emanuele e, si svolge una cerimonia di accoglienza, al fine di ringraziare per i soldi ed il materiale portati per il progetto di ricostruzione.

La ricostruzione.

La prima difficoltà da affrontare è il progetto stesso di ricostruzione. I tre ragazzi vengono derisi quando illustrano come vogliono procedere, in quanto devono confrontarsi con quella gente semplice e priva d’istruzione. Le persone del villaggio non ritenevano necessario rinforzare il tetto con delle travi di sostegno per non farlo crollare, tanto che avrebbero iniziato a togliere i detriti delle mura diroccate, facendo sicuramente crollare il tetto soprastante e, a quel punto, si rischiava di non poter proseguire nel lavoro di ricostruzione. Guido, Emanuele e Dino dopo diverse discussioni convincono i nepalesi a procedere come da loro indicato, ovverosia rinforzando dapprima il muro a secco con del cemento, tagliare gli alberi di cedro dai boschi intorno, per poi salire al soffitto con il legno tagliato e riparare il tetto.

Per reperire il cemento dal paese vicino di Garjan, era indispensabile ricorrere all’aiuto degli sherpa, uomini dalla corporatura minuta, ma dotati di una naturale resistenza alla fatica grazie alla capacità di crescere robusti ad altitudini dove pochi esseri umani sono disposti a spingersi, anche solo occasionalmente.

Resistentissimi ai disagi e alle fatiche, questi ometti magri, con due gambette che assomigliano a degli stecchi, sono in grado di spalleggiare pesi di 40 o 50 chilogrammi per giorni e giorni, per sentieri che farebbero impensierire una persona senza alcun carico. Gli sherpa contattati, erano disponibili a portare il carico su e giù da Garjan a Chake, tre volte al giorno, per la somma di sei euro.

Durante i lavori di ricostruzione, le donne hanno eseguito i lavori più duri tipo spaccare le pietre per il fondo, con il martello per soli quattro euro al giorno e sette ore lavorative. Le donne mentre lavoravano avevano sempre “dipinto” un sorriso sulle labbra, mentre gli uomini, che svolgevano lavori più leggeri tipo carpenteria per sei euro al giorno, erano sempre taciturni e un po’ scontrosi.

Un altro grande problema è stato quello della lingua.

Come farsi capire dalle persone che collaboravano alla ricostruzione?

La risposta è semplice e piuttosto intuitiva…utilizzando le risorse del nostro corpo, il sorriso, la gentilezza, gli ammiccamenti ed il linguaggio dei gesti…tipo passare l’acqua…alzare il pugno in senso affermativo o negativo… Le posizioni del corpo, i gesti, la mimica forniscono informazioni complementari, di rinforzo comunicativo. La comunicazione non verbale può sostituire quella verbale altrettanto efficacemente, se davvero si vuole raggiungere lo scopo prefissato!

Il codice della comunicazione corporea e gestuale è un codice universale, una sorta di patrimonio ancestrale, riconoscibile da tutti gli esseri umani e pertanto come tale, utilizzabile tra le diverse culture ed etnie.

In sole tre settimane di lavoro la scuola è stata ricostruita! Venti donne e trenta uomini vi hanno partecipato, la cosa un po’ triste e, dovuta all’estrema ignoranza delle persone che abitano quelle lande desolate, è che lo hanno fatto per i soldi e non perché era una cosa da fare. Nei dodici mesi dopo il terremoto non avevano fatto niente, solamente atteso senza assumersi alcuna iniziativa.

 

Il periodo di permanenza in Nepal.

Ogni giorno Guido, Emanuele e Dino si svegliavano presto perché dovevano affrontare un’ora di marcia a piedi ed in salita, prima di raggiungere il villaggio ed iniziare il lavoro alla scuola mentre la sera, al termine di una pesante giornata lavorativa, bisognava rifare la stessa strada in discesa, per arrivare a Garjan al lodge che li ospitava, sudati e martoriati dagli insetti, dove li attendeva una doccia… “particolare”, un secchio di 50 litri di acqua fredda da dividersi in tre, con un pezzo di sapone di marsiglia ed un mestolo.

Per duecento rupie, l’equivalente di circa due dollari, i tre ragazzi occupavano una stanzetta, tipo baita, a Garjan. Nella cittadina, capoluogo della regione, non vi erano canalizzazioni e la corrente era scarsa ed erogata saltuariamente. Anche la comunicazione con le famiglie in Italia era difficile, niente telefono, solo una scheda acquistata a Kathmandu e non abilitata che però permetteva, di tanto in tanto, di fare qualche chiamata (di rimbalzo).

Durante i vari spostamenti ed i lavori di ricostruzione Guido, Emanuele e Dino si fermavano nelle case che circondavano il villaggio ed in quelle lungo il sentiero che la mattina e la sera percorrevano. Spesso venivano accolti ed invitati a rifocillarsi o semplicemente veniva loro offerta una specie di cagliata di latte di bufala appena munta, calda e condita con mosche.

Gil….due occhi vispi ed un sorriso in mezzo al niente…..

Nella maggioranza di queste famiglie i bambini non andavano a scuola non avendo la possibilità di pagare la somma di venti euro, per sostenere le spese annuali. In ogni famiglia il dal bhat costituiva il piatto tipico, riso con poche verdure, mentre i più fortunati potevano permettersi anche l’aggiunta di lenticchie. Il dal bhat viene mangiato tre volte al giorno (colazione, pranzo e cena) mentre le varianti sono scarse e sporadiche (patate, un po’ di frutta, a volte del miele raccolto nei boschi).

Le case di queste famiglie, semplici e spartane, si assomigliavano tutte…un muro a secco, tetti in legno e lamiera, qualche telo di nylon a rattoppare qualche buco fastidioso e tutte, indistintamente, prive di ogni confort, senza cucina né bagno.

Nonostante l’estrema povertà delle abitazioni, le persone di questi nuclei abitativi potevano considerarsi fortunate perché, le famiglie le cui case erano state distrutte dal terremoto, vivevano in baracche costituite da pali, bambù e tele di nylon.

I nostri ragazzi hanno suddiviso le vesti portate dall’Italia tra queste famiglie ed hanno regolarmente comprato riso in Garjan, e lo hanno trasportato quotidianamente nei loro zaini, per poterlo donare di casa in casa.

L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo…….   (Sofocle)

Continua domani…

Guido, Dino ed Emanuele torneranno presto al villaggio di Chake in Nepal, la loro “missione” consisterà nel costruire delle semplici canne fumarie e salvare decine e decine di vite, distribuire vestiti, regalare una speranza per il futuro ai bambini di quella zona donando a quanti più possibile i venti euro necessari per le spese scolastiche annuali e tante altre…piccole ma grandi cose… Chi volesse contattarli direttamente per aiutarli nella loro impresa o semplicemente per condividere il loro pensiero può tranquillamente farlo: dinocavedon@libero.it &guido_climb@hotmail.com

dinocavedon@libero.itPer chi volesse vedere tutte le foto ed i video degli articoli degli articoli su Chake ed il Nepal può farlo al seguente link: http://www.astrologiadiplatone.com/blog/2016/10/29/un-esempio-tutti/

https://www.facebook.com/astrologiadiplatone/

www.astrologiadiplatone.com