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A TORINO L’OPERA DI DONIZETTI

Torna a teatro il poetico “Elisir”

di ilTorinese pubblicato domenica 11 novembre 2018
Ritorna in scena dopo cinque anni al Regio di Torino, martedì 13 novembre alle 20, l’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, con Michele Gamba sul podio dell’ Orchestra e Coro del Teatro Regio, in una delle partiture più leggere, comiche e sentimentali del compositore bergamasco, per la regia di Fabio Sparvoli.L’allestimento è ambientato in un piccolo centro dei Paesi Baschi negli anni Cinquanta e ne è protagonista Nemorino, impersonato da Santiago Ballerini, innamorato dalle ricca e capricciosa Adina, della quale non riesce ad attirare le attenzioni.
Salvifico risulta in paese l’arrivo del medico ciarlatano Dulcamara, la cui parte è interpretata da Simon Orfila, che venderà a Nemorino del vino di Bordeaux, spacciandolo per un potente filtro d’amore. Gaetano Donizetti compose quest’opera in un tempo relativamente breve, anche se forse potrebbe essere una leggenda la voce secondo cui impiego’ soltanto quindici giorni. Gli fu commissionata dall’impresario del Teatro della Cannobiana di Milano, Alessandro Lanari, che aveva ricevuto il forfait da parte di un altro compositore, che gli avrebbe dovuto scrivere l’opera per la stagione della primavera 1832. Donizetti ricorse ad uno dei più celebri librettisti dell’epoca, Felice Romani, che compose un libretto tratto da “Le Philtre” di Scribe e già musicato da Daniel Auber. Gavazzeni definì l’Elisir un “idillio lombardo”; alcuni critici giudicarono l’opera una sorta di “Barbiere di Siviglia” di Donizetti. In realtà la sua peculiarità rimane la commistione tra buffo e lirico, tra il registro del divertimento e quello del sentimento.
La celebre aria cantata da Nemorino, “Una furtiva lagrima”, è toccante e tutt’altro che comica. L’Elisir d’amore è risultato un capolavoro prodigioso non tanto perché nato sulla misura di interpreti eccezionali, ma in virtù della geniale intuizione del suo compositore, capace di dare all’opera un colore poetico assolutamente straordinario, assunto dai timbri strumentali, in primo luogo i fiati. A volte capita che l’orchestra si apra ai toni chiassosi e travolgenti della farsa, come nel caso della famosa banda nella scena del fidanzamento di Adina e Belcore, ma, in realtà, tutta l’opera è percorsa da poetiche sottolineature di flauti e clarinetti, capaci di trovare un culmine nella pagina giustamente più famosa dell’opera, la celebre romanza di Nemorino, “Una furtiva lagrima”, con l’assolo incantato del fagotto, che pare diventare quasi una voce umana, un’eco nostalgica della parola, non meno eloquente di quest’ultima.
 
Mara Martellotta 
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