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Torino sui muri

di ilTorinese il 1-aprile-2015

Si potrebbe definire la “Torino in verticale”, quella parte di città che a volte passa inosservata, fatta di scritte sui muri, lapidi o altri segni interessanti.

 

 

Incominciamo, in realtà, dal basso: non di muro si tratta ma della pavimentazione dei portici di piazza San Carlo, dove possiamo calpestare ritualmente il toro metallico davanti al Caffè Torino. Sulla facciata dello stesso palazzo, non tutti hanno osservato la piccola teca incorniciata che raffigura la santa Sindone. All’ingresso della Galleria Subalpina, invece, l’elegante insegna di bronzo che ricorda la figura di Guglielmo Oberdan. In via Maria Vittoria la lapide in memoria di James Hudson, affascinante personaggio alla Lord Brummel, oltre che ambasciatore britannico nel regno dei Savoia. In piazza Cln, appeso al muro della fontana del Po uno striscione nostalgico delle lotte operaie: niente paura, era solo il set di una produzione cinematografica. La madonnina di via Milano angolo via tasso, “incorniciata” dalle insegne di un kebab. Integrazione di religioni e culture. Sotto i portici di corso Vittorio, non sui muri ma sulla serranda di un negozio, l’opera di un writer cittadino. In verticale anche le vetrinette degli antiquari di via Palazzo di Città. Su un pilastro di corso Turati: “Il cuore è figlio della mente”, chissà. Murales  cupo, deicato alla tragedia della Thyssen,  dipinto sul muro di cinta di un edificio pubblico di corso Valdocco. Una graziosa madonnina in via delle Orfane. Avvertimento in verticale, questa volta su una vetrina, da parte di un negoziante che ha subito un atto vandalico. Tornando in piazza san Carlo, una lapide ricorda i cittadini torinesi che si immolarono per protestare contro il trasferimento della capitale a Firenze. Ora a  trasferirsi è solo la Fiat. Altra vetrina, in questo caso in via Lagrange: promuove le bellezze barocche di Torino ed è forse l’ultima rimasta in città, come retaggio dei Giochi olimpici invernali del 2006. Non smantellatela: è storia. Nel quadrilatero romano non mancano le scitte sui muri, comprese quelle anticlericali. Una lapide tra corso Sommelier e corso Re Umberto ricorda la casa dell’inventore della penna a sfera. Altra scritta murale dal sapore rivoluzionario (con inquietante stella a cinque punte) sui muri di via Pomba. Un muro può essere anche l’unica parete della casa di un clochard in via Sacchi. Il libro Cuore di De Amicis, ricorda la lapide di fronte alla vecchia stazione di Porta Susa, fu scritto proprio qui. Infine, in via Carlo Alberto, l’effigie bronzea di Federico Nietzsche rammenta al passante che il filosofo e pensatore visse in quella casa i suoi anni torinesi che lo fecero letteralmente innamorare della città. Tanto da impazzire?

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