Tav alla Camera, che fa la Lega?

Di Ibis

La questione Tav è approdata finalmente alla Camera: è proprio il Parlamento infatti che deve decidere su un trattato internazionale come quello che impegna l’Itala a fare l’alta velocità Torino – Lione. E vi approda grazie alle mozioni presentate da Forza Italia e Pd. Quella di Forza Italia porta la prima firma della torinese Claudia Porchietto  e dice : “nel corso di questi mesi lo scontro sociale e tra le forze politiche, anche interne alla maggioranza di governo, si è ulteriormente acuito, anche a causa del sistematico utilizzo di prassi dilatorie poste in essere con l’intento di procrastinare le decisioni” e chiede al governo di “consentire lo sblocco delle gare per l’avvio dei lavori definitivi della Torino-Lione” . Nella mozione si propone anche di “rafforzare l’intervento in favore delle aree e delle popolazioni interessate dalla realizzazione dell’opera” con 150 milioni di Euro di opere compensative, incentivi e defiscalizzazioni e la “possibilità di istituire una zona franca nell’area geografica interessata dalle opere”. Quella del Pd porta come prima firma quella del capogruppo Del Rio, e vi è scritto che “la fase di stallo rischia di avere costi economici e sociali elevatissimi per l’Italia e per la mobilità di persone e merci per l’intero continente europeo, finendo per privilegiare irrazionalmente il trasporto su gomma”. La mozione impegna il governo “a adottare le iniziative di competenza per autorizzare Telt alla pubblicazione dei bandi di gara per la realizzazione del tunnel di base sotto il Moncenisio”. Pare che la Lega voterà contro, insieme ai 5 stelle, sia all’una che all’atra. Ma per i leghisti piemontesi, in testa il capogruppo alla Camera Molinari, sarà dura spiegare alla grande maggioranza favorevole alla Tav un tale voto, dopo aver partecipato alla due manifestazioni di Torino con oltre 60 mila persone in piazza. Quanto potrà ancora la Lega nascondere le gravi divergenze con gli alleati di governo dietro gli slogan anti immigrati? Oltre alla Tav infatti c’è un’altra divisione ,questa volta di politica estera, ma non di poco conto: il Venezuela. Salvini critica il governo perché non prende le distanze dal “dittatore rosso ” Maduro. Si sa che i 5 stelle hanno sempre difeso il regime che applica ( sgangheratamente) certe ricette assistenzialiste care ai grillini. Ricette che hanno devastato l’economia venezuelana: anche a Torino ci sono profughi che vanno mostrando documentari sulla terribile miseria di uno dei Paesi più ricchi di petrolio al mondo. Bene ha fatto Emma Bonino , al congresso di + Europa a Milano , di fronte agli oltre 2 mila delegati, ha denunciare: ” Quanto accade in Venezuela è la dimostrazione di dove porta la strada dell’avventurismo politico, del populismo economico e del disprezzo del principio liberale del rispetto dei diritti individuali e della divisione dei poteri” . Salvini sarà il 27 e 28 febbraio a Washington. La visita Oltreoceano del vicepremier del Carroccio serve, anche in vista delle elezioni europee, a rassicurare la Casa Bianca sul fatto che il fronte sovranista non guarda solamente alla Russia di Putin. Molto probabilmente il leader leghista parteciperà alla Cpac, la Conservative Political Action Conference del 2019. L’evento, che rappresenta la conferenza annuale dei conservatori americani, e lì potrebbe incontrare Trump. Certo non ci può andare come punta di diamante di un governo filo Maduro, visto che Trump ha subito riconosciuto il suo avversario Guaidò. Tav e politica estera sono cose importanti: si può sacrificare tutto in nome di una poltrona di vice premier?

 

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