Home » prima pagina » Strategie aeree sotto la Mole, Vittoria di Pirro per Caselle dopo la fuga di Ali-taglia
L'AEROPORTO SARA' ANCHE "STRATEGICO" MA I VOLI INTERNI SONO CROLLATI DOPO IL DISIMPEGNO DI ALITALIA

Strategie aeree sotto la Mole, Vittoria di Pirro per Caselle dopo la fuga di Ali-taglia

di ilTorinese pubblicato domenica 15 febbraio 2015

CASELLE 2IL GHINOTTO DELLA DOMENICA 

Il ruolo strategico di Caselle sarebbe riconosciuto solo a condizione che si integri con Malpensa, l’elefantiaco scalo internazionale, mancato “hub” italiano, perché ora Alitalia arabizzata punta su Fiumicino

 

“L’aeroporto di Caselle ha registrato nel 2014 una crescita del 18,1% del traffico internazionale mentre l’incremento complessivo è stato dell’8,6%”. Questa dichiarazione dell’amministratore delegato di Sagat, la società che gestisce l’aeroporto di Caselle, dimostra come una persona esperta possa giocare con i dati. Infatti, è sufficiente riflettere un momento che, se l’aumento del traffico totale è stato di circa 8 punti rispetto ai 18 del traffico estero, allora i voli interni sono letteralmente crollati! Ed è questo indubbiamente l’effetto del cambio di strategie di Alitalia, che ha abbandonato buona parte delle rotte verso il Sud Italia nell’ultimo trimestre del 2014.

 

Ora, se i viaggi internazionali sembrano tirare di più di quelli interni – come conferma anche l’apertura di tre voli di Vueling per Spagna e Grecia – perché si dovrebbe salutare come un gradissimo successo l’integrazione con Malpensa? Nei giorni scorsi, ricorderanno le persone più attente, i politici torinesi di ogni colore si sono sbracciati per accaparrarsi il merito di aver riportato il “Pertini” nella categoria degli scali strategici, dopo che era stato inopinatamente declassato dal ministero. A parte il fatto che le valutazioni del governo non appaiono – oggettivamente, è triste dirlo – così sballate, se il nostro bell’aeroporto si piazza solo al 14° posto in Italia come numero di passeggeri, superato da scali che fino a pochi anni fa nessuno considerava, resta il dubbio che anche questo decantato recupero sia una “vittoria di Pirro”.

 

Il ruolo strategico di Caselle sarebbe infatti riconosciuto solo a condizione che si integri con Malpensa, l’elefantiaco scalo internazionale, mancato “hub” italiano, perché ora Alitalia arabizzata punta su Fiumicino. La divisione del lavoro, ha ribadito il sindaco Fassino, sarebbe dunque: voli europei a Torino, rotte intercontinentali a Malpensa. Dimenticando che lo scalo lombardo è ampiamente sottoutilizzato – non è necessario essere esperti per accorgersene, basta passeggiare un’oretta nell’immenso terminal – e potrebbe benissimo curare gli uni e le altre.

 

Se poi si considera che Caselle dovrebbe, nell’ottica della Regione, trascinarsi dietro la “palla al piede” di Cuneo-Levaldigi – al quale Chiampa ha dato il benservito appena eletto, nonostante i suoi supporter cuneesi più scaldati, Dardanello e Quaglia, sostengano da sempre a spada tratta le magnifiche e progressive sorti della piccola pista tra i campi – ben si comprende come la liason con i lombardi sia destinata a produrre tante chiacchiere e poco arrosto.

 

Andrà a finire che, per ora, Piero e Sergio si godranno l’effimero riconoscimento “strategico”, mentre Malpensa continuerà a usare il Piemonte come bacino da cui attrarre traffico, con il beneplacito dei politici locali, e Levaldigi sopravvivrà alla meno peggio, in attesa di un fantomatico “cavaliere bianco” di incerta nazionalità, sempre annunciato e mai arrivato.

 

E la conferma di questo schema viene dal fatto che mentre Malpensa piu Caselle più Levaldigi –come improbabili matrioske – dovrebbero fare squadra e coprire tutto i nord-ovest, nessuno chiede ai milanesi di imporre il medesimo schema anche allo scalo di Linate, il cui ridimensionamento era il presupposto della costruzione di Malpensa e ne sarebbe il vero viatico. Ma poi qualche sciura dovrebbe spendere due o tre volte di taxi per andare da via Montenapoleone a prendersi il volo per Roma.

 

 (Foto: Sagat)

Ghinotto