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Buon anno a chi non si arrenderà e a chi getterà la spugna

STORIE DI CAPODANNO: “RIFUGGITE LA MEDIOCRITÀ. ASPIRATE ALLA GRANDEZZA”

di ilTorinese pubblicato lunedì 1 gennaio 2018

Buon anno a tutti i Luigi che hanno perso l’amore della propria vita. A chi ha avuto il coraggio di inseguirlo e tenerselo stretto e a chi questo coraggio non l’ha avuto, perché -si sa- costa cara la felicità.  Buon anno a chi ogni tanto, sentendosi perso, andrà in Chiesa e a chi con Dio non ha più un dialogo da molto tempo

 

Che siate bravi in matematica o no, poca importa. La resa dei conti è arrivata anche quest’anno. Il tempo di tirare le somme, di tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso. Sono molte le persone a cui non piace Capodanno. Chi la trova una festa inutile, chi la ritiene addirittura frivola. “Se qualcuno non è soddisfatto della propria vita, deve ricominciare, senza aspettare un giorno in particolare, frutto di convenzioni”, ho sentito dire.

E poi, l’incontro. Lo scorgo da lontano, un uomo anziano che cammina spaesato in via Garibaldi. Mi aspettavo una personalità stile Grinch, così, cicapui come sono, mi sono diretta verso di lui. “Mi scusi se La disturbo. Volevo solo sapere cosa pensasse Lei di questo periodo e soprattutto del Capodanno.” Mi fissa negli occhi e noto che il suo sguardo è pervaso da un velo di tristezza. “Vede, signorina, ho amato la stessa donna per cinquant’anni. Era la mia vicina di casa. La ragazza della porta accanto. Era tradizione che trascorressimo insieme Natale e Capodanno. È stata il mio grande amore, ma non ho mai trovato il coraggio di dirglielo. Avrei solo voluto che lo sapesse, prima di andarsene un paio di mesi fa.” Inizia a piangere. “Da allora non mi do pace. Quest’anno avrei voluto chiederle di sposarmi…” e mi mostra la scatolina contenente l’anello. “Non posso che maledirmi per questo, eppure continuerò ad amare questo periodo dell’anno. Perché mi ricorderà sempre lei.”
Quest’uomo meraviglioso si chiama Luigi. E mi ha fatta commuovere.

Buon anno a tutti i Luigi che hanno perso l’amore della propria vita. A chi ha avuto il coraggio di inseguirlo e tenerselo stretto e a chi questo coraggio non l’ha avuto, perché -si sa- costa cara la felicità.  Buon anno a chi ogni tanto, sentendosi perso, andrà in Chiesa e a chi con Dio non ha più un dialogo da molto tempo. Buon anno a chi non si arrenderà e a chi getterà la spugna, sovrastato dagli eventi.

A chi si è trovato la vita rivoluzionata da un momento all’altro e ha anteposto il senso di responsabilità alla propria felicità. A chi sarà con noi fisicamente, e a chi non ci sarà neppure con un messaggio. In qualunque modo voi vi chiamiate, non dimenticate di essere felici. Circondàti da quelle persone che non pensano come amarvi, ma che vi amano senza pensare. Perché chi pensa troppo non vi ama veramente. Rifuggite la mediocrità. Aspirate alla grandezza. Inseguite il grande amore: esiste, da qualche parte. Fate del vostro meglio. Date il massimo. E se non sarà sufficiente, ricominciate a respirare. Avete davanti a voi un anno intero per riprovare.

Tersilla Garella

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