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A SAN MAURO PARTE IL PROGETTO PILOTA SUL MODELLO INGLESE DEL "NEIGHBOURHOOD WATCH" IN COLLABORAZIONE CON LE FORZE DELL'ORDINE

Stop alla microcriminalità, anche nel Torinese arriva il progetto “controllo di vicinato”

di ilTorinese pubblicato sabato 31 gennaio 2015

carabinieri

San Mauro Torinese, con i suoi quasi ventimila abitanti, non appena la mozione verrà adottata, sarà il primo comune del Piemonte di questa dimensione, ad aderire ufficialmente all’iniziativa

 

Il problema della microcriminalità (furti, truffe e relativi tentativi) è ormai “patrimonio comune” nell’area metropolitana di Torino. E la sensibilità dei cittadini verso questa tematica sale sempre più, come dimostra una recente assemblea pubblica che si è svolta a Pecetto. Queste considerazioni hanno portato  Ferdinando Raffero, consigliere comunale di San Mauro Torinese, che aiuta il sindaco Ugo Dallolio in materia di sicurezza, ad elaborare una mozione che verrà depositata nei prossimi giorni per l’approvazione del consiglio comunale. Si tratta della adesione al progetto “Controllo di vicinato”, facilitandone la divulgazione attraverso l’opera di volontariato. Il Controllo di vicinato, meglio conosciuto come “Neighbourhood watch” nasce negli anni Sessanta – Settanta, nei Paesi anglo – sassoni, Gran Bretagna, Stati Uniti, ma anche Canada, Australia, Nuova Zelanda e in Italia inizia ad avere una diffusione a partire dal 2008 in Lombardia.

 

“L’importatore” ed ideatore sul Patrio suolo di questo sistema è Gianfrancesco Caccia di Caronno Pertusella (Varese) che ha via via diffuso, con altri volontari, le tecniche sino alla creazione di una associazione, che si chiama appunto Controllo di Vicinato, che ha tra i suoi coordinatori, oltre allo stesso Caccia, anche Leonardo Campanale di Rodano (Milano). Il Controllo di Vicinato, che nulla ha a che vedere con il fenomeno delle “Ronde Padane” o pattugliamenti di cittadini sul territorio o la videosorveglianza (che è una scelta dell’amministrazione comunale d’intesa con le forze dell’ordine), è un progetto che tende a fare crescere, da un lato, la solidarietà tra i cittadini e a crescere una forma di osservazione “passiva” del territorio e delle persone che vi transitano. Il tutto, ovviamente, deve avvenire in stretta collaborazione – elemento imprescindibile – con le forze dell’ordine. In sostanza di far diventare sistema quello che,  probabilmente, molti fanno già spontaneamente (ad esempio togliere la posta al vicino quando è assente da casa per troppo tempo, naturalmente d’intesa con lui, oppure affacciarsi alla finestra quando si sente suonare un allarme, oppure ancora se si vede una persona sospetta o un’auto girare prenderne nota ed, eventualmente, avvertire le forze dell’ordine).

 

Il Controllo di Vicinato è una pratica che ha anche necessità, pur partendo spesso da gruppi spontanei, della collaborazione dell’amministrazione comunale. E in questo senso, dietro impulso del dinamico consigliere Raffero, c’è stato un primo contatto con il referente piemontese dell’Associazione Controllo di Vicinato, un secondo incontro con il sindaco Dallolio e le forze dell’ordine (polizia locale e carabinieri) che hanno dato il loro assenso all’iniziativa. Ora ci sarà il passaggio in aula consigliare, poi – una vota approvata la delibera – l’intenzione è quella di presentare il progetto ai cittadini per ottenerne il loro coinvolgimento e dare a formazione necessaria. “Il Controllo di Vicinato non deve creare degli eroi – dice Ferdinando Raffero, che intende anche seguire l’iniziativa da volontario, “svestiti” su questo tema i panni del consigliere comunale – ad arrestare e contrastare i malviventi ci sono già le forze dell’ordine”.

 

San Mauro Torinese, con i suoi quasi ventimila abitanti, non appena la mozione verrà adottata, sarà il primo comune del Piemonte di questa dimensione, ad aderire ufficialmente a questo progetto. Sinora il Controllo di Vicinato si è sviluppato in Lombardia, in Veneto, in Emilia, sta avendo una buona diffusione in Provincia di Lucca. Nella regione subalpina, dopo l’interesse manifestato – ma il processo non venne portato a termine – da Casale Monferrato, la prima adesione di un ente locale è stata quella di Casorzo in Provincia di Asti.

 

(Foto: il Torinese)

Massimo Iaretti