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Ulisse si salvò chiamandosi Nessuno

Sorella, sul filo dell’Equatore

di ilTorinese pubblicato mercoledì 11 ottobre 2017
Le poesie di Alessia Savoini
Arde la radice sacra bruciando nel profumo 
Il nostro centro la luce di un legno che muore
Intenso, quel castano
Di cui il suo sguardo si colorava
Il nero dei capelli colava sul volto
Come macchie armoniche di colore
Sulla tela di un pittore affascinato.
Muse reciproche di quella creazione
L’eco di quell’incontro pulsava nei nostri sguardi
Ridevamo, stupite, per l’immenso
Che in pancia scaturiva quelle circostanze.
Una notte, quella notte
Fittizie sconosciute rannicchiate su una panchina
Innamorate, forse, di quell’inaspettata gioia
Nel vedersi, per la prima volta, come se non fosse vero.
Sorella, sul filo dell’Equatore,
Nelle nostre vene non scorre lo stesso sangue
Ma nei nostri occhi vive lo stesso significato
Che alle cose, quella notte, abbiamo attribuito.
Ci siamo abbracciate, senza più trovarci
Ma rasserenate e ridenti per esserci finalmente incontrate
Che poi poco avrebbe importato se non fosse più accaduto
Sto allenando i pensieri per trovarti nell’universo.
Sorella d’anima
Sul filo dell’Equatore.