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A PALAZZO LASCARIS

Servizi psichiatrici, audizione in Regione

di ilTorinese pubblicato mercoledì 17 giugno 2015

Presenti consiglieri, operatori e sindacati del settore psichiatrico, associazioni di utenti e familiari

 

consiglio X 1La Sala Viglione di Palazzo Lascaris era gremita di persone anche in piedi. C’erano tutti: consiglieri, operatori e sindacati del settore psichiatrico, associazioni di utenti e familiari. Infatti, prima dell’avvio del dibattito sulla psichiatria, il 16 giugno, (sessione straordinaria sul riordino dei servizi psichiatrici), il presidente dell’Assemblea Mauro Laus, considerata la situazione di preoccupazione espressa dai rappresentanti delle numerose associazioni di settore presenti tra il pubblico, ha concesso un’audizione, svoltasi in Sala Viglione, sospendendo momentaneamente la seduta in deroga alle normali consuetudini. Erano presenti – oltre al presidente Laus e a diversi rappresentanti dell’Udp e della Conferenza dei capigruppo, nonché il presidente della IV Commissione Domenico Ravetti – il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, il vicepresidente Aldo Reschigna, gli assessori Antonino Saitta (Sanità) e Augusto Ferrari (Politiche sociali). Per gli auditi, oltre ad alcuni utenti, hanno parlato Barbara Bosi del Coordinamento Almm (Associazione per la lotta contro le malattie mentali) e Diapsi (Difesa ammalati psichici), Guido Geninatti dell’Alleanza delle cooperative sociali del Piemonte, Sara Cassin presidente nazionale Fenasco (Federazione nazionale strutture comunitarie psicosocioterapeutiche), Luciano Sorrentino Psichiatria democratica e Alessandro Zanetti della Confederazione unitaria di base sanità e assistenza.

 

I punti principali messi in risalto dall’audizione sono: in primo luogo, l’accusa verso l’Esecutivo di non aver dialogato con gli operatori, gli utenti e le famiglie rappresentanti il mondo della psichiatria, prima dell’adozione della deliberazione del 3 giugno “Riordino della rete dei servizi residenziali psichiatrici”; in secondo luogo, il timore che il passaggio della classificazione, previsto dalla delibera, dei “gruppi appartamento” e “comunità alloggio” dall’ambito sanitario a quello sociosanitario, porti un aumento dei costi, attraverso una compartecipazione della spesa del 60% a carico dei comuni e degli utenti, con rischio di mancanza di risorse da parte degli enti locali, e di forte aggravio di spesa per gli utenti. Il dibattito in Aula è ruotato soprattutto attorno a questi temi ed è stato aperto da Gian Luca Vignale (FI), primo firmatario della richiesta della sessione straordinaria, sottoscritta da tutti i gruppi delle opposizioni. L’esponente di FI ha lamentato che “la Giunta regionale ha scavalcato il Consiglio regionale senza i dovuti passaggi in Commissione. Comportamento non giustificato dalla fretta perché la delibera è destinata ad entrare in vigore il 1° gennaio 2016”. Alle accuse mosse dalle associazioni Vignale ha anche aggiunto che “la psichiatria è l’unico ambito della sanità piemontese nella quale il paziente non può scegliere il luogo dove curarsi” ed ha rivendicato la buona base di partenza che poteva essere utilizzata e costituita da quanto predisposto dall’Esecutivo nella precedente legislatura.

 

L’assessore Saitta è intervenuto per spiegare che “il lavoro che stiamo facendo non è finalizzato a far quadrare i conti” ma certamente “i gruppi appartamento che, oltretutto, non sono accreditati, lavorano con tariffe da 40 euro fino a punte di 165. Dobbiamo fare una ricognizione su quali siano le caratteristiche che devono avere i gestori e quali i criteri dei contributi e mettere in ordine e uniformare le tariffe. Ci viene chiesto anche dalla Corte dei conti e dal ministero. Vogliamo mettere al centro la salute del paziente in questa fase di transizione per mettere a punto le nostre misure fino al gennaio 2016 con la collaborazione di tutti i soggetti interessati. Dobbiamo verificare l’appropriatezza delle strutture rispetto ai loro assistiti e arrivare all’accreditamento delle stesse che è molto importante anche per uscire dai vincoli del piano di rientro”.

 

“Dal punto di vista politiche sociali – ha spiegato l’assessore Ferrari – credo che la questione di fondo stia in una domanda: il modo con cui in Regione Piemonte, nell’arco degli ultimi 15 anni, ha applicato i livelli essenziali di assistenza. Spesso il Piemonte ha saputo essere all’avanguardia ed indicare la strada, alle altre Regioni, concentrandosi nell’area della integrazione sociosanitaria sul tema della non autosufficienza”. Importante ha proseguito l’assessore “come detto anche dal collega Saitta, l’apertura di un tavolo di confronto con tutte le realtà che operano nel settore e, in quest’ambito, affrontare la questione dei gruppi appartamento per definire la fisionomia che queste realtà possono avere, tenendo conto dell’importante valenza terapeutiche che hanno avuto nella nostra regione”.

 

Il presidente della IV Commissione è intervenuto asserendo del dovere di “dare futuro a quest’ambito è un obiettivo non più rinviabile. È importante mettere al centro i bisogni ed i diritti del paziente, sapendo che la delibera è un punto di partenza. Trovare regole condivise tra tutti i soggetti del mondo della psichiatria”.Nella discussione sono poi intervenuti diversi consiglieri della maggioranza, Nino Boeti, Paolo Allemano, Andrea Appiano e Nadia Conticelli (Pd), Alfredo Monaco (Scelta civica) e Marco Grimaldi (Sel) che hanno sostanzialmente appoggiato l’operato dell’Esecutivo, pur se con qualche aspetto da chiarire meglio secondo Scelta civica e Sel, per i quali il mondo della psichiatria deve essere ascoltato attentamente, essendovi pure diverse esperienze che devono essere preservate.

 

Per il gruppo M5S, hanno parlato Giorgio Bertola, Davide Bono e Stefania Batzella che hanno usato toni molto duri, asserendo che “prendere in giro i consiglieri di opposizione va bene, ma i malati e le famiglie no. È stato fatto un convegno il 29 maggio ed approvata una mozione per incontrare gli operatori del settore e le associazioni dei familiari per discutere della parte sostanziale della delibera. Dovevate averè la bozza di delibera pronta e non l’ha avete presentata. Avete sottratto volontariamente al dibattito questa vostra decisione”. Quindi, “istituire un osservatorio permanente non sarebbe male, come aprire un tavolo di lavoro e di confronto. Ma è prima delle delibere che bisogna ascoltare i soggetti interessati”. Ed ancora, “quanto fatto oggi, quasi un Consiglio aperto più che un Consiglio straordinario, è positivo, anche se il Pd è poco favorevole ai Consigli aperti forse perché poi ci si deve confrontare con operatori. Temiamo che la Giunta stia costruendo un nuovo Piano sociosanitario senza confrontarsi con il Consiglio e con gli operatori. Se la gestione commissariale della Sanità porta ad atti assunti in modo troppo precipitoso e frettoloso, tanto vale partire con percorsi più condivisi”.

 

La seduta si è chiusa con la votazione di tre ordini del giorno e una mozione. Approvato l’ordine del giorno proposto dal primo firmatario Domenico Ravetti (Pd), che impegna la Giunta regionaleaffinché, nella fase transitoria prevista dalla D.G.R. n. 30-1517, il percorso di attuazione avvenga tramite il coinvolgimento, in un tavolo permanente, dei Dipartimenti di Salute mentale, delle Associazioni dei pazienti, degli enti gestori e dell’Anci; a prevedere, nel percorso attuativo, un confronto costruttivo tra i soggetti istituzionali interessati, in modo da prevederne le conseguenze economiche, sociali e sanitarie e elaborare modalità atte a fronteggiarle adeguatamente; ad effettuare una rivalutazione periodica degli obiettivi del riordino parallelamente al progredire della conoscenza della domanda consentendo l’adattamento dei modelli di riferimento delineati nella delibera approvata all’effettiva realtà del territorio regionale; a coinvolgere mediante pareri e indirizzi la Commissione consiliare Sanità, Politiche sociali e Politiche per gli anziani”. Respinta la mozione del primo firmatario Gian Luca Vignale (FI) per impegnare la Giunta regionale a ritirare la delibera n. 30 del 3 Giugno 2015 e costituire un Osservatorio permanente sulla psichiatria costituito da enti locali, associazioni di pazienti e familiari e imprenditoria sociale al fine di predisporre un nuova delibera di riordino dei servizi psichiatrici e due un ordine del giorno della prima firmataria Stefania Batzella (M5S) per istituire un tavolo di confronto fra i rappresentanti pubblici e privati impegnati nel riordino della rete dei servizi residenziali della psichiatria e delle famiglie dei pazienti che approdi alla revisione della delibera e per migliorare l’assistenza residenziale e semiresidenziale dei disabili psichici.

 

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