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LE RIFORME HANNO EFFETTI A LUNGO TERMINE

Segnali positivi ma l’autunno dell’economia è incerto

di ilTorinese pubblicato sabato 12 settembre 2015

lavoro emigranti

LA GANGALA VERSIONE DI GIUSI / di Giusi La Ganga

Se si è perso il lavoro a cinquant’anni, difficilmente lo si ritrova e l’ipotetica uscita dalla crisi riguarda una generazione più giovane. Intendiamoci, meglio poco che niente. Meglio qualche posto di lavoro in più per i figli, anche con genitori che restano disoccupati. Ma questo spiega perché nelle famiglie la sensazione resti negativa e le aspettative pessimistiche

 

Ci accingiamo ad entrare nell’autunno in una condizione di incertezza economica. Qualche piccolo miglioramento si manifesta, con un leggero incremento del PIL, un aumento dei posti lavoro a tempo indeterminato, in gran parte frutto della stabilizzazione di lavoratori precari, una risalita dei consumi delle famiglie. Per il Piemonte c’è il buon segnale della crescita delle esportazioni, che testimonia una ritrovata competitività internazionale. Eppure serpeggia tuttora un malessere diffuso ed una propensione pessimistica di troppe persone. La componente psicologica ha una notevole importanza nel contribuire a far ripartire lo sviluppo. Aver fiducia, scommettere sul futuro, decidere di investire risorse su progetti nuovi sono ingredienti che si devono unire alle condizioni economiche generali per determinare la ripresa.

 

Perché siamo ancora in questa situazione? A mio parere la spiegazione è duplice.Da un lato vi è la consapevolezza che questi sintomi di ripresa sono drogati. La immissione di una colossale liquidità da parte della BCE produce effetti modesti rispetto allo sforzo. Le misure del governo, in particolare il Jobs Act, con gli incentivi che prevede (e che sono a termine), stimolano, ma non ancora a sufficienza. Le riforme, pur indispensabili, hanno inevitabilmente effetti a lungo termine.

 

Dall’altro si prende coscienza che la auspicata ripresa non necessariamente risolverà i problemi di chi si trova in un mare di guai. Se si sono persi 1000 posti di lavoro, difficilmente si ritrovano, se non in misura ridotta. Se si è perso il lavoro a cinquant’anni, difficilmente lo si ritrova e l’ipotetica uscita dalla crisi riguarda una generazione più giovane.Intendiamoci, meglio poco che niente. Meglio qualche posto di lavoro in più per i figli, anche con genitori che restano disoccupati. Ma questo spiega perché nelle famiglie la sensazione resti negativa e le aspettative pessimistiche. Sarà dunque indispensabile accelerare quelle misure che aiutino a gestire la transizione, accompagnando socialmente ed economicamente quanti rischiano di rimanere esclusi.