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Il vero problema non è scegliere lo sport di moda o quello che ci dicono gli altri: il problema è viverlo per se stessi

Scegliere lo sport

di ilTorinese pubblicato venerdì 28 ottobre 2016

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TORINO: ATTIVITA’ FISICA E SPORTIVA IN CITTA’

di Paolo Michieletto

Si arriva in una fase della vita in cui il tempo non basta mai, tra lavoro, figli, casa e occupazioni varie. Si hanno, altresì, momenti in cui il tempo per se stessi diventa vitale e necessario. Le due esigenze si rivelano sovente incompatibili, ma se il tempo personale prevarica sul piano delle esigenze, anche solo per liberare la mente e vivere in maniera adeguata il quotidiano esistere, ecco giungere quasi sempre la voglia di muoversi e fare qualcosa. Se per quel che riguarda la vita sociale le scelte sono infinite e non valutabili dall’esterno, nel caso in cui la scelta ricadesse nel campo sportivo ecco alcuni suggerimenti per la scelta di uno sport che possa lasciare soddisfatti e entusiasmare. Si può avere voglia di staccare dalle “mura dell’ufficio” e liberarsi nella natura: cosa c’è di meglio di recarsi nei boschi con una bella mountain bike o scendere i fiumi con i canotti facendo Rafting? Nel primo caso, se volete trarre soddisfazione dalla vostra gita sportiva, sarà bene occuparsi non solo della scelta del mezzo di locomozione ma anche del “motore”. La preparazione fisica sarebbe sicuramente importante ma non sempre si ha la possibilità di recarsi in palestra e allenare completamente il proprio fisico. Allora il primo suggerimento è partire da attività in pianura con pochi tratti sconnessi per poi SPORT1guadagnarsi “la gloria” su tratti più impegnativi. Partire dal più difficile è una scelta eroica ma non consigliabile; è il piacere della progressione che non si riesce ad apprezzare il risultato di una predilezione di questo genere. Nel secondo caso, scegliere di recarsi sulle irte pareti che costeggiano un fiume e inebriarsi successivamente delle sue spume a bordo di un agile gommone non è forse un’attività fisica tra le più estenuanti ma sicuramente emozionante e molto ricca di spunti rienergizzanti. In questo caso è bene lasciarsi consigliare dalle guide su percorsi e necessità tecniche e lasciare alla corrente il piacere di muoversi. Esiste poi tutta una serie di necessità che in maniera continuativa la vita di tutti giorni ci costringe sovente ad ignorare: la voglia di velocità, di correre con ogni mezzo o di provare il brivido del rischio. Questa, che riteniamo sia, o meglio, dovrebbe essere degna di attenzione più elevate della nostra, è una conseguenza della vita senza emozioni che il lavoro talvolta induce. Si ricercano quindi emozioni forti per compensare i sovraccarichi di tensione o le carenti sensazioni forti che l’avventura di solito genera. Si comincia quindi a svolgere “Free Climbing” (arrampicata libera a mani nude sulle rocce), ma è necessario e consigliabile partire con esperti tecnici non solo con l’amico bravo, non tanto perché si rischi “chissà cosa” (anche se il rischio c’è sempre), ma se non si impara bene dall’inizio i rudimenti tecnici, poi non ci si diverte. Si vola con il parapendio, con la ricerca dell’emozione del volo libero; in questo caso “il caso” non può esistere: la scelta di un maestro molto esperto è obbligata e necessaria. Sappiate solo che non è solo lasciarsi andare ma è un’attività molto impegnativa e probante dal punto di vista fisico, quindi andate “preparati” sia fisicamente che mentalmente. Si comincia ad andare in moto non più per sport fitnesslavoro ma per piacere e quindi ci si organizza per una gita fuori porta con amici novelli motocentauri per corse al limite verso colline e monti. Qui il consiglio è multiplo, anche se so esser vano: sulle strade non ci sono solo le moto, ma anche auto e persone a piedi; il piacere di chi corre in moto è di solito inversamente proporzionale rispetto a tutti gli altri frequentatori degli stessi luoghi. E’ un piacere effervescente ricco di adrenalina pura; correre velocemente sopra l’asfalto con il rombante destriero è però troppo pericoloso se svolto in mezzo agli altri. Noi non sbagliamo mai, sono gli altri che non capiscono: però un errore personale o di un altro sulla moto molte volte non perdona o ha conseguenze crudeli; correte in un circuito oppure imparate a correggere le traiettorie in poco tempo. Il tempo è sempre poco per non imbattersi in ostacoli. Un suggerimento anche ai centauri esperti: preparatevi in palestra lavorando molto sulla forza degli arti inferiori e dei muscoli delle braccia (soprattutto i tricipiti), e svolgete sedute di allenamento aerobico di medio alta intensità (cyclette a passo sostenuto, vogatore per più serie veloci sui 500 metri e corsa su tapis roulant o all’aria aperta per almeno 20-30 minuti almeno un paio di volte alla settimana). Troverete maggiore giovamento sia sulle “piegate” che sul ritorno dalle stesse. Inoltre, stancandovi meno perché allenati, sarete più lucidi nella scelta delle traiettorie e potrete resistere più a lungo sulla tenuta di posizioni   tecnicamente più valide. Un altro sport molto estivo è il tennis, che di solito si ama praticare quando i campi si liberano dai “palloni” e l’aria aperta concilia il piacere del sole con il muoversi con amici. Il tennis è però sport difficile che, se giocato male, diverte poco. Se non lo si pratica da diverso tempo si consiglia di non iniziare con una drammatica partita giocata con battute lentissime (dove la prima di solito è un siluro in tribuna e la seconda un pallonetto giocato corto…) e dove i passanti a filo rete colpiscono i cavi della corrente elettrica… . All’inizio lavorate molto palleggiando e lasciate la partita per le prossime volte. Otterrete due risultati: correrete di più e guadagnerete la forma più rapidamente e inoltre giocherete più palline e, non preoccupati di sbagliare perdendo il punto, proverete colpi tecnicamente più validi. La partita può essere la mortesport del gioco, se intendiamo con questo termine anche la parte ludica del muoversi in campo. Per poter giocare meglio, si suggerisce di provare a svolgere delle sedute di allenamento di corsa che prevedano un primo momento di corsa prolungata a ritmo costante (circa 20 minuti) e poi una serie di scatti brevi ma ad alta velocità di circa 30- 40 metri alternati con un recupero al passo di circa un minuto per una decina di volte, e terminare con altri 10 minuti di corsa costante. Questo tipo di allenamento, semplice ma efficace, predispone l’organismo da un punto di vista organico generale e le articolazioni e i muscoli alle sollecitazioni derivate dai repentini scatti che si presentano inevitabilmente sul campo di gioco. Si suggerisce anche, e con calda insistenza, di svolgere dopo ogni ora giocata, di svolgere degli esercizi di stretching e di mobilità articolare al fine di ripristinare l’equilibrio muscolare e fisiologico personale.

Infine nasce il mondo del calcetto, al quale dedicheremo tutto il prossimo articolo. Anticipiamo solo che il calcetto è uno degli sport più traumatici degli ultimi anni, composto da miriadi di micro e grandi traumi che derivano dalla sottovalutazione di alcune componenti che tale sport contiene insite nella pratica stessa. Sarà importante, e lo valuteremo insieme, verificare la preparazione fisica e le necessarie pratiche di riscaldamento prima di iniziare a giocare. Per concludere, possiamo dire che siamo sempre pronti a partire, come novelli Ulisse, verso mete che pensiamo possibili ancorché non pronti a vedere i rischi che tali imprese celano in maniera sottile. Il vero problema non è scegliere lo sport di moda o quello che ci dicono gli altri: il problema è viverlo per se stessi e non per dimostrare qualcosa agli altri. Un sistema per capirlo è probabilmente questo: quando praticate un’attività e siete disposti a farla senza necessariamente raccontarla ad altri, è probabile che lo facciate perché realmente vi piace e il piacere è insito nel praticarlo. Se lo fate per poterlo solo raccontare, probabilmente lo racconterete per convincere voi stessi.

 

Paolo Michieletto