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LA TANTO TEMUTA TORRE SANPAOLO E' ORA META DI FOLLE OSANNANTI. E INTANTO TORINO SI APPRESTA A OSPITARNE UNA SECONDA: QUELLA DELLA REGIONE. INCHIESTE E AMIANTO PERMETTENDO

Salza docet: fatto un grattacielo (forse) se ne fa un altro

di ilTorinese pubblicato domenica 19 aprile 2015

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Quello che impressiona è che i torinesi abbiano perso più tempo a valutare l’altezza dell’edificio (167,25 metri, uno in meno della Mole, altrimenti lo sfregio sarebbe stato insopportabile) che non la funzionalità del medesimo. Vinta la battaglia sull’altezza, che nella tomba avrà fatto scompisciare dalle risate l’ingegner Antonelli (un ardito sperimentatore che, se avesse potuto, la Mole l’avrebbe fatta arrivare a mille metri), non ci si è preoccupati del fatto che il grattacielo ha rischiato di restare un guscio vuoto, dopo che il San Paolo è stato acquisito e “milanesizzato” da Intesa

 

Chi disprezza compra: mai la saggezza popolare ha saputo fotografare meglio l’atteggiamento dei cittadini torinesi verso il grattacielo Intesa San Paolo. Coperto di contumelie, di sondaggi negativi, di pareri allarmanti circa il pregiudizio che avrebbe arrecato allo sky-line del capoluogo piemontese, al primo week-end di apertura è stato letteralmente assalito da migliaia di persone che, dopo una coda che ha persino superato le tre ore, volevano visitarlo, salire in cima, godersi il bel panorama che si apre su tutta la città e l’arco alpino. Come sia possibile che tanto odio verso il disprezzato manufatto si sia trasformato in questo afflato di simpatia, resta davvero un mistero. Probabilmente ha funzionato la sapiente comunicazione della prima banca italiana che, con la potenza di fuoco dei forti budget pubblicitari, ha mosso i giornaloni cittadini a presentare positivamente e in pompa magna l’inaugurazione, con tanto di presenza del progettista Renzo Piano, osannato archi-star di livello internazionale e particolarmente gradito alla sinistra radical-chic. O era una minoranza di criticoni per principio che attaccava l’opera, a fronte di una maggioranza silenziosa di favorevoli che ha approfittato di una bella giornata di primavera…Resta il fatto che il disgusto verso il grattacielo è ora confinato a qualche irriducibile “giapponese” che si esprime sui social, ma ormai l’edificio sembra assimilato nell’immaginario collettivo.

 

Quello che impressiona, oltre a questo revirment improvviso, è che i torinesi abbiano perso più tempo a valutare l’altezza dell’edificio (167,25 metri, uno in meno della Mole, altrimenti lo sfregio sarebbe stato insopportabile) che non la funzionalità del medesimo. Vinta la battaglia sull’altezza, che nella tomba avrà fatto scompisciare dalle risate l’ingegner Antonelli (un ardito sperimentatore che, se avesse potuto, la Mole l’avrebbe fatta arrivare a mille metri), non ci si è preoccupati più di tanto del fatto che il grattacielo ha rischiato seriamente di restare un guscio vuoto, dopo che il San Paolo è stato acquisito e “milanesizzato” da Intesa. E si sa che i cugini d’oltre Ticino non scherzano quanto a voracità. Alla fine è prevalso, per una volta, il buon senso e la nuova sede è stata finalmente riempita di duemila dipendenti, anche se le funzioni di governance – cioè chi comanda davvero in Intesa San Paolo – hanno sede nel capoluogo meneghino. In piazza San Carlo, nella blasonata sede storico-legale, ci si viene raramente, per qualche riunione dove si prendono poche decisioni e si fa molta parata.

 

L’artefice del grattacielo, gliene se ne deve dare atto, è Enrico Salza, sanguigno manager ben noto nei salotti torinesi e non solo, già deus ex-machina del San Paolo e ora avviato verso un dignitoso tramonto. Ha fatto in tempo a veder vivere la sua creatura, e ne siamo lieti. Anzi proprio il giorno dell’inaugurazione ha piazzato la zampata del vecchio leone dichiarando che, se fosse per lui, ne vorrebbe costruito un altro di fronte al primo. Difficile che sia accontentato, ma in compenso fra un anno inaugurerà al Lingotto il grattacielo della Regione (205 metri, uno dei più alti d’Italia). Sempre che dopo le polemiche sugli appalti, sulla bonifica dell’amianto, sulla paternità prima rinnegata e poi confermata da parte del progettista Fuksas lo sfortunato edificio non trovi altri intralci in grado di bloccare il cantiere.

 

(Foto: il Torinese)

Ghinotto

 

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