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Ieri nel salone della Chiesa di San Filippo la proposta pubblica per l’acquisto del marchio

Salone del Libro e non solo. Torino si sveglia?

di ilTorinese pubblicato martedì 27 novembre 2018

di Ibis

Dopo il Sì tav , Sì al salone del libro. C’è qualcosa d nuovo, o forse d’antico a Torino, ma non sono tornate a fiorir le viole, bensì la società civile, quella vera. E’ un sogno? Forse. Certo è presto per dire se è realtà. Le 7 donne che hanno promosso il movimento ” Sì, Torino va avanti” hanno un grande merito: di aver risvegliato l’opinione pubblica di una città rassegnata al suo declino , una città dove (pur con lodevoli eccezioni che poi dirò, ma di cui dirò anche i limiti) piccole élite di “rentier” vivono di rendite economiche o politiche che difendono cercando ,come ogni classe che vive di rendite, di evitare troppi sussulti e cambiamenti. Un atteggiamento non volto a promuovere la rinascita, ma soltanto a rallentare il declino. E’ una bella cosa che i torinesi siano tornati così numerosi in piazza e non per dire dei no. La città ha visto, sì , gruppi scendere in piazza ,ma sempre per dire no : alla Tav, con contorno di facinorosi giunti da tutta Italia e poi , come sempre a ogni tentativo di riforma, studenti e qualche professore contro le annunciate periodiche riforme, per dire no a qualche inceneritore o discarica e così via. Ma quali sono gli sviluppi di questa cosa straordinaria che è avvenuta il 10 novembre ? Uno sicuramente positivo: dopo il sì alla Tav si è creato un altro movimento per tenere il Salone del libro a Torino, che è figlio del primo, nel senso che è stato promosso da chi aveva firmato il primo appello ed era sceso in piazza. No so se il tentativo di una sottoscrizione popolare per comprare il marchio andrà a buon fine. E’ comunque un fatto positivo in una città che non ha battuto ciglio ( tranne qualche giornalista isolato) di fronte alla perdita di cose di straordinaria importanza , la cui sparizione è una delle principali cause del della mancata ripresa dopo la grande crisi del 2008. Ne cito 3 , e le chiamo con nome e cognome : sono 2 banche , la Cassa di Risparmio di Torino, che era la seconda cassa di Risparmio italiana, svaporata in Unicredit (a Milano) e il colosso San Paolo , incorporato in Intesa, che ha visto emigrare a Milano il 70% delle sue posizioni dirigenziali; la terza cosa è il Salone dell’auto, che nell’ultima edizione torinese (10-18 giugno 2000) , già penalizzata da chi ne aveva ottenuto il marchio e voleva unificarlo al motor show di Bologna ( Cazzola) , aveva avuto il doppio del pubblico di un Salone del libro o del gusto. Si approfittò allora della grave crisi Fiat, e della scarsa lungimiranza degli enti locali ( Regione , giunta Ghigo, comune, giunta Castellani, Provincia giunta Bresso) che non vollero né investire né trovare partner per continuare la manifestazione e la cedettero gratuitamente al suo principale concorrente , quel Cazzola che organizzava a Bologna il Motor show: fra spinte e complicità politiche e miopia totale.

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Il Salone dell’auto muoveva investimenti diretti e un indotto molte volte superiore a tutte le manifestazioni fieristiche torinesi di successo: si pensi che la sola Mercedes spendeva 10 miliardi di lire per il suo stand. La scusa più cretina fu che ” non si fanno i Saloni dell’auto nella città sede di una casa automobilistica”, peccato che quello Usa si tenga a Detroit. Per concludere, ho detto che ci sono ancora alcune eccellenze, ma con limiti che non provocano quella rinascita complessiva della città. Penso alla Lavazza ( che ha investito nella sua nuova sede) , alla Reale, alla Ersel ( finanza) dei Giubergia, a qualche grande studio professionale di livello internazionale. Ma nessuno si impegna veramente per la città ( anche se il loro successo è un bene per Torino) e non porta in Torino asset strategici differenziati come fece Berlusconi a Milano che passò dall’edilizia alla Tv , all’editoria alla finanza. Infine il grande assente è Exxor la finanziaria della famiglia Elkann-Agnelli. Non credo che basterà il turismo o il food per fermare il declino di un’area di un milione e mezzo di abitanti, né l’Università o il Politecnico. I Torinesi, quella borghesia apatica che ora si accorge dei delitti commessi contro la sua città dalle classi dirigenti, scendono in piazza. Come sempre è la prima volta in Italia che succede una cosa simile.

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I promotori del comitato “Pazzi per Torino – Salviamo il Salone del Libro” sono Roberto Tricarico, Franco Maria Botta, Irma Ciaramella, Pierluigi Balducci, Massimo Di Braccio.

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