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IL CONTATTO CON IL PUBBLICO OFFRE L'APPARIZIONE QUASI PER MAGIA DEL PIU' VASTO CAMPIONARIO DI UMANITA'

Sali, tabacchi e pagine di vita

di ilTorinese pubblicato mercoledì 15 novembre 2017

“Algasiv…” dice il vecchietto entrato con circospezione. “Come, scusi?” Gli chiedono dall’altra  parte del bancone. “Algasiv…” ripete lui con un filo di voce, prima di accorgersi di essere nel posto sbagliato. “Oh, basta! Ma sun dal tabachin!”. Entrare in tabaccheria pensando di trovarsi in farmacia: d’accordo, nel caso specifico la veneranda età può fare la differenza. Ma potrebbe anche trattarsi di uno di quei tanti segnali che indicano la tensione di una società sempre più distratta, abulica e stressata al tempo stesso. Infatti c’è stata anche la signora che per cinque minuti buoni ha parlato con il riflesso della tabaccaia nello specchio di fronte, anziché con lei in carne ed ossa, o l’omino che, entrando nel negozio, si è’ infilato nella porticina che conduce direttamente dietro al bancone: voleva forse  fare praticantato in  materia di “sali & tabacchi”? E questa è’ la tipologia dei clienti DISTRATTI. Ma nelle righe che seguono ve ne ne illustreremo tante altre.

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La tabaccheria, in fondo, forse più di tanti altri negozi meno frequentati, fa da test sociologico attendibile. Migliaia di persone, ciascuna con i propri crucci e le proprie gioie, i vizi e le manie passano,  seppur fugacemente, sotto l’occhio vigile del titolare. In questo caso si tratta di una lei , orgogliosamente tabaccaia da cinque anni. Si chiama Valeria (nella foto piccola) , ed  è’ lei stessa a raccontarci questi episodi  e tutti gli altri che vi stiamo per narrare. A 35  anni si occupa di un avviato esercizio di “tabacchino” con le due sorelle- la maggiore, Alessandra, contabile e la minore Roberta, titolare – e con l’aiuto di mamma Donatella (Lella), e papà Giovanni (Gianni) rispettivamente contabile e idraulico, pensionati  ma incapaci di NON lavorare). Ci troviamo a Torino, nella tabaccheria “il Sogno”, in via Nizza  108/A, quasi all’angolo con piazza Carducci, dove il contatto con il pubblico, dalle 7,30 del mattino alle 19,15 offre ogni giorno a Valeria l’apparizione, quasi per magia – o, per l’appunto, in un sogno – del più vasto campionario possibile di umanità. Una specie di stazione ferroviaria dove il capostazione è oltre il bancone a dirigere un traffico frenetico, non di mezzi ma di persone. Certo, la tabaccheria non è’ più quella di una volta . Oggi è’ una “centrale” di apparecchiature elettroniche per il gioco, le bollette, le ricariche telefoniche, le mille tipologie di codici acquisto per il mercato online. Ma anche la gente sara’ cambiata negli atteggiamenti e nei modi di fare?  “Spesso prevale la fretta, il desiderio di fare tutto e subito che si trasforma in maleducazione”,  ci spiega la nostra graziosa tabaccaia.
I MALEDUCATI 
“A volte non mancano gli insulti. Mi è’ persino capitato chi mi ha detto: “già, lei ha fatto le scuole basse”, cosa peraltro non vera. O chi mi ha urlato un vaffa e tirato dietro il pacchetto di sigarette solo perché gli ho spiegato gentilmente che non potevo accettare una banconota da 5 euro proprio malridotta”. Alcuni poi si offendono se gli si chiede il numero di telefono per fare una ricarica: “È’ la prima volta che mi chiedono una cosa del genere”, sbottano. Oppure , se il tabaccaio domanda “siete insieme?”, per  organizzarsi meglio nel servizio, gli rispondono: “e a lei che gliene frega?”  “Molti – aggiunge Valeria –  temono di essere fregati nelle vincite o nel resto. Altri neanche salutano quando entrano in negozio. Noi cerchiamo comunque di mantenere sempre un atteggiamento professionale, anche se la pazienza ha un limite!”, sospira sconsolata la nostra tabaccaia, che tocca poi un tasto molto profondo e delicato: “se ci pensiamo bene, la clientela delle tabaccherie ha comunque a che fare con dei “vizi”,  con delle dipendenze piccole o grandi,  come il fumo o il gioco. La responsabilità di un tabaccaio sta anche nel comprendere la psicologia dell’utente e  nel mettersi una mano sulla coscienza andando  anche contro il proprio interesse economico. In che senso? Mah, per esempio se si vede un povero tapino che spende troppo nel gioco rispetto a quelle che si intuisce siano le sue possibilità o una signora anziana con la voce rauca e una tosse esagerata che chiede le sigarette, si cerca con una buona parola di dissuaderli”. 
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In una tabaccheria così attrezzata e avviata (detiene anche, nella sua storia, il record della vincita del 6 al Superenalotto nel 2000, per la somma di 8 miliardi delle vecchie lire) gli episodi gustosi certo non mancano. Innanzitutto il capitolo delle storpiature dei nomi dei prodotti.

GLI STORPIATORI
Un noto brand che inizia per W viene spesso mutuato in Windsurf o Wilson. Quello che incomincia per R si trasforma in Rotterdam, oppure il termine smoke diventa “smog”.  Del resto anche il gestore telefonico Wind viene ribattezzato in “Guindi”. E ce n’è anche per i gratta e vinci: il “batti banco” è’ stato rinominato “bancomat”, il “20 X” in “Fox”e il “Turista per sempre” in “Turista per caso”. I voucher dei parcheggi viene anche chiamato “voyager” o, intuitivamente “gratta e sosta”.
I TIMOROSI
E che dire di quei soggetti appartenenti alla tipologia umana in modalità “timorosa”, che  fanno prima infilare a un loro “portavoce” solo la testa dopo avere aperto la porta chiedendo: ma fate le ricariche?  e alla risposta affermativa si decidono  finalmente ad entrare? 
I FRETTOLOSI sono invece quelli che, aperta la porta, appena infilano un piede in tabaccheria dettano immediatamente il numero di cellulare per il quale fare la ricarica, senza che il tabaccaio possa fiatare.
I DISTRATTI 
“C’e anche chi  chiede direttamente alle ragazze promoter delle sigarette i biglietti del tram e sono molto diffusi quelli (quasi tutti) che non vedono il portaombrelli , tanto è’ vero che ci ho dovuto mettere sopra una scritta a caratteri cubitali. E poi, spesso, i cani tenuti al guinzaglio dai padroni, sentendo l’odore dei propri simili passati di li, fanno la pipì in negozio…anche tutti i giorni! Insomma, non ci facciamo mancare proprio nulla”. Naturalmente  Valeria  ha anche trovato chi scambia lo scontrino del distributore di sigarette per quello dei preservativi  rilasciato invece dalla farmacia vicina o viceversa.
I PIGNOLI
Esiste poi la tipologia dei precisini: se realizzano, ad esempio, che le confezioni delle loro caramelle preferite sono state spostate di qualche centimetro si sentono persi.
I DISTURBATORI
Altra categoria è’ quella di chi entra in negozio e chiede le informazioni più disparate. Ma quando il tabaccaio cerca di dargliele, gli dicono “va bene, va bene, basta così”.
GLI HABITUE’
Che dire di loro? sono i più affezionati, li si vede ogni giorno. E’ bello scambiare battute  e parlare dei propri figli, delle piccole e grandi cose di ogni giorno.”Una presenza rassicurante”, dice Valeria.
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Davvero un bel caravanserraglio di personaggi e personalità, non c’è che dire. Fortunatamente, però, una sorta di  risarcimento morale e spirituale per una sopportazione messa così a dura prova arriva dai piccoli gesti di gentilezza e da episodi commoventi.
I CLIENTI GENTILI
 “Abbiamo la cliente che ci manda le cartoline e addirittura ci telefona dai suoi viaggi tropicali per sapere come stiamo.  C’è anche chi ci fa dei piccoli pensieri”, spiega Valeria mostrando al cronista un piccolo anello che le è’ stato donato. “E fa sempre piacere – prosegue – il caffè offerto la mattina presto consegnato dal barista quando sei da sola e quindi sanno che non puoi muoverti per andare al bar”.
EMOZIONI
Ben nutrito è il capitolo delle storie che strappano emozione e commozione “Ci succede di vedere per qualche giorno di seguito persone nuove:  si tratta – continua Valeria –  di parenti di malati ricoverati negli ospedali qui vicino. Magari ci raccontano le loro storie e successivamente accade che vengano a trovarci a distanza di mesi per dirci che tutto è’ andato bene e il loro congiunto è guarito. Così come purtroppo accade  di non veder più all’improvviso persone che venivano da sempre in negozio e un bel giorno si scopre che sono mancate”.
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 Insomma, un lavoro in “trincea”, che necessita non solo di professionalità ma pure  di psicologia, comprensione, diplomazia (è il caso di papà -tabaccaio che prima faceva il capo cantiere, abituato a dare ordini, e ora si deve trattenere dietro il bancone di fronte alle richieste più strampalate) e tanta, ma davvero tanta pazienza. Chissà che dopo questo racconto dalle sfumature  tra il dolce e l’amaro, quando la prossima volta entreremo in tabaccheria, guardando dritto negli occhi chi si trova oltre il bancone – magari proprio la nostra Valeria – non ci venga più spontaneo un sorriso accompagnato da un sincero e squillante: “buongiorno!”