Home » ECONOMIA E SOCIALE » Rivoluzione welfare in Piemonte: Ipab, dalla Regione via libera (anche) alla privatizzazione
Questo l’effetto principale della legge sul riordino

Rivoluzione welfare in Piemonte: Ipab, dalla Regione via libera (anche) alla privatizzazione

di ilTorinese pubblicato domenica 30 luglio 2017

La nuova norma intende  riordinare il sistema prevedendo la trasformazione delle Ipab  in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato

Rivoluzione nel mondo delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab) in Piemonte: quelle  con valore medio di produzione inferiore a 1,5 milioni andranno verso la privatizzazione. Questo  l’effetto principale della legge sul riordino del sistema – approvato a maggioranza con 25 sì e 7 no nell’ultima seduta del Consiglio regionale. Il testo si pone l’obiettivo di  definire i parametri per la trasformazione giuridica delle Ipab, l’estinzione di quelle inattive e il trasferimento dei beni mobili e immobili in loro possesso. La nuova norma intende per l’appunto riordinare il sistema prevedendo la trasformazione delle Ipab  in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato. 

La discussione in Aula

Il provvedimento, presentato per la Giunta regionale dall’assessore alle Politiche sociali Augusto Ferrari, era stato illustrato in Aula nella seduta del 4 luglio dai relatori di maggioranza Domenico Ravetti (Pd), presidente della IV Commissione consiliare (Sanità e assistenza), e di minoranza Claudia Porchietto (FI) e Davide Bono (M5s). Al termine della discussione generale  è iniziata la disamina degli oltre cento emendamenti presentati in gran parte dal M5s, che si è protratta anche nelle sedute dell’11, del 18 e del 25 luglio.

Le dichiarazioni di voto

Prima della votazione finale sul provvedimento si sono svolte le dichiarazioni di voto. Il consigliere Bono, nel motivare il voto contrario del M5s, ha sottolineato che nonostante il lungo lavoro in Commissione il disegno di legge non può considerarsi soddisfacente. La normativa nazionale prevede – infatti – come modello di riferimento per le Ipab quello pubblico di servizi alla persona mentre con l’approvazione del disegno di legge della Giunta gran parte di esse e del loro patrimonio verrà privatizzato. Ha sottolineato, infine, la necessità di monitorare le ricadute del provvedimento sui lavoratori dal momento che, quando saranno privatizzate, le Ipab saranno difficilmente controllabili. I consiglieri Porchietto e Berutti hanno annunciato la non partecipazione al voto di FI per il fatto di essere ancora in attesa di una mappatura completa delle Ipab esistenti in Piemonte, dal momento che diverse risultano non essere state contattate dagli uffici regionali. Hanno rilevato che sarebbe stato sufficiente per la Regione raccordarsi con le previsioni della legge nazionale senza stravolgere il sistema e pensare alla tutela dei numerosi volontari che operano nelle Ipab auspicando non si debba, tra qualche tempo, mettere mano a un impianto che non tutela abbastanza un patrimonio che dovrebbe essere al servizio dei cittadini.

Ravetti (Pd), relatore di maggioranza: “Dopo 16 anni finalmente si potrà procedere alla riorganizzazione”

il Vice Presidente del Gruppo Pd, Domenico Ravetti: “Dopo sedici anni le Ipab potranno essere riorganizzate attraverso un testo di legge nuovo e moderno che permetterà alle strutture di trasformare la propria figura giuridica in aziende pubbliche, in fondazioni o in associazioni di diritto privato, prevedendo anche una fascia intermedia, per alcune Ipab di media grandezza, in cui sia possibile scegliere tra azienda pubblica e ente di diritto privato. Le Ipab sono state il primo sistema di welfare organizzato su base volontaristica del Nord Italia, un sistema che da tempo non era pù in grado di reggere la sfida dell’innovazione e che, pertanto, andava adeguato ai tempi e alle richieste della società. Si tratta di una legge di sistema che non prevede costi aggiuntivi per la Regione, introduce aspetti innovativi e potrà contribuire al miglioramento del sistema sociosanitario nel suo complesso