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Mostra di Gian Piero Viglino. Fino al 29 gennaio 2017

Ritorno all’altrove

di ilTorinese pubblicato giovedì 5 gennaio 2017

dino-mostra-2Gian Piero Viglino vive e lavora nelle Langhe. Dipinge dagli anni Settanta, cercando fin d’allora di fondere attraverso i colori l’emozioni suscitate dalla vita. Espone dal 1982 in molte personali e collettive in italia (Torino, Bologna, roma, Latina, arezzo, Teramo, Venezia, Milano) e all’estero (tra cui nizza, new York, Praga, granada, Lussemburgo, Budapest, Tokyo). Nel 1994 l’alluvione gli distrugge la casa-studio portando con sé la maggiore parte delle sue opere. Da allora aggiunge ai suoi lavori anche il sentimento della caducità. Viglino, attraverso i suoi giochi di luci e ombre, cerca di portare l’attenzione ad un mondo remoto, vicino alla percezione, lavori in cui i colori sembrano separare dei mondi e non fondersi in un disegno ma trasformarsi in un’evocazione. Viglino ha sperimentato opere su carta di grandi dimensioni che proseguono il lavoro sul paesaggio intrapreso con i gessi degli anni ottanta, vicini alla cultura della beat generation, che seguivano il primo periodo degli angeli, e poi lavori a tempera verniciata su piccole tavole e visioni di animali. In mostra a Spazio Mouv’ anche le nuove carte.La mostra rimarrà aperta al pubblico nei seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 12 alle 24 – Sabato e domenica dalle 10 alle 24. Lunedì chiuso.

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dino-mostra-3Per Info:
SPAZIO MOUV’ – Via Silvio Pellico 3 – 10125 Torino –   facebook: Spazio Mouv’   -info@spaziomouv.it – www.spaziomouv.it – tel. 011. 6693880 cell. 331 5828996

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Spazio Mouv’, con l’Arte, il Design e con il suo Natural Bistrot, ospita mostre di arte contemporanea e offre la possibilità di gustare prodotti genuini in aperitivi, merende sinoire, cene tematiche e pause pranzo slow. Nata come agenzia di comunicazione e design e presente in San Salvario da quasi vent’anni, Spazio Mouv’ è cresciuta e si è evoluta naturalmente in un progetto sinergico in cui si incontrano arte, cibo e design in un unico contenitore aperto a nuove forme di collaborazione.

 

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[…] Che dire di Gian Piero Viglino? Tra i tanti artisti che ho amato in questi trent’anni di vagabondaggio estetico  – amati perché nella loro opera ho trovato molti degli aforismi sulla condizione umana che cercavo (e non i “vuoti”di cui la contemporaneità si è riempita: questo va, questo è nuovo, questo funziona….) – e quelli che ho conosciuto personalmente, assaporando lo sporco e il disordine degli ateliers, Gian Piero è l’unico con il quale ho davvero condiviso un bel pezzo di cammino, esistenziale e artistico….. Una presenza a suo modo “ironica”: come me, Gian Piero ha solide radici contadine, diffuse come quelle di un ulivo, troppo per riuscire a compiere il salto verso una vita realmente “on the road”! E poi, a dispetto del fastidio provato per l’incorreggibile “provincialismo” della nostra terra, entrambi la amiamo. Nei suoi colori, nella sua poesia e nelle tante contraddizioni del suo modo di essere. Con gli occhi e con gli altri sensi abbiamo comunque viaggiato, davvero molto. E con una minuta pazienza di impronta orientale, al viaggio abbiamo preferito le brevi camminate quotidiane, lui tra i sentieri delle colline di Langa, dino-mostra-1dove i boschi sono diventati di anno in anno più rari usurpati dalla massiccia presa di potere delle vigne e dei noccioleti, io nel mio paesaggio montano ancora relativamente incontaminato… E’ appunto il colore che ha fatto virare, nel corso degli anni ’80, quella pittura dall’ambito informale allargato di cui parlavo ad un sedimento sempre romantico ma decisamente più vicino a cromatismi d’oltreoceano: su quell’onda il lavoro di Viglino per certi aspetti incontra l’opera di Rothko, Gottlieb, quella di Emblema e i suoi colori ‘vesuviani’. Per tutti loro il dipinto costituisce sia un “punto focale” capace di sviluppare la meditazione dell’osservatore sia un “sipario” tra noi e il mistero, sipario che è ad un tempo barriera che separa e velo che ci fa intravedere, schermo sul quale si depositano grafismi elementari o dal quale affiorano sinopie figurali e forme simboliche. I rapporti cromatici e la loro interazione sulla superficie, all’interno di quello spazio “sacro” che è il quadro, generano ritmi, scatti, pulsazioni. Gesto e segno permangono in tutti questi anni come elementi cardine del linguaggio di Viglino ma risultano intelligentemente stemperati nella partitura cromatica di ogni singola opera […] Viglino è stato (ed è tuttora, pur in forma non professionistica) musicista. Pagine ”appoggiate” consapevoli, dunque, le sue: i suoi quadri sono vere partiture dove i colori, come fossero suoni, si armonizzano, si rivoltano o si aprono verso fughe sonore, vanno incontro ad intervalli o ad abbellimenti, e i segni, con la loro scrittura ritmica, creano un naturale contrappunto di accenti, sincopi e quant’altro.

 

Francesco Lodola