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DICEVA IL VOLPONE UGO CAVALLERA: "CAMBIA IL SEDERE E CAMBIA IL PARERE". LA MAGGIORANZA REGIONALE DIFENDE LE POLITICHE RENZIANE SUL LAVORO MENTRE SINISTRA E CENTRODESTRA SONO CRITICI

La ripresina? C’è e non c’è, dipende se la si guarda da sinistra o da destra

di ilTorinese pubblicato domenica 31 maggio 2015

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IL GHINOTTO DELLA DOMENICA

In realtà, hanno ragione tutti e nessuno. Con le nuove norme, che prevedono un forte sconto nei contributi alle aziende che attivano nuovi contratti, queste hanno tutta la convenienza ad assumere i precari a tempo indeterminato. Ma se la ripresa, che si annuncia timida, non si consoliderà nell’arco di un triennio, potranno sempre licenziare, pagando un risarcimento inferiore ai vantaggi fiscali ottenuti

 

Ogni tanto anche il “parlamentino” piemontese riunito a Palazzo Lascaris prova a fare qualche discussione di alto respiro, imitando le più auliche sedi di Montecitorio o Palazzo Madama. E’ accaduto questa settimana con un Consiglio straordinario dedicato alle politiche del lavoro. L’interrogativo che si sono posti i consiglieri è lo stesso che aleggia a livello nazionale: il Jobs Act serve ad aumentare l’occupazione? Come sempre, in Italia, le risposte dipendono dal momentaneo schieramento in maggioranza oppure all’opposizione, secondo la regola aurea declinata da Ugo Cavallera, vecchio volpone della politica subalpina: cambia il sedere, cambia il parere. Così, l’assessora Pentenero si è trovata a difendere i dati occupazionali, con un più 11,7 % di assunzioni da gennaio ad aprile, con l’aumento dei contratti a tempo indeterminato addirittura del 54 % rispetto all’anno prima. Dall’altro Claudia Porchietto (Forza Italia) chiede di “ragionare insieme sulle prospettive future, costruire un percorso non fatto sulla contrapposizione ma sul dialogo costruttivo”. Insomma, accusa la Giunta di non avere né idee, né politiche attive, anche se poi la “ricetta” per dare più lavoro, soprattutto a giovani, non la conosce praticamente nessuno.

 

Le posizioni contrapposte sono soprattutto dettate da pregiudizi. Secondo i renziani il Jobs Act è la panacea di tutti i mali, secondo gli oppositori di centrodestra è una pannicello caldo, mentre per quelli di sinistra è un attentato ai diritti civili. In realtà, hanno ragione tutti e nessuno. Con le nuove norme, che prevedono un forte sconto nei contributi alle aziende che attivano nuovi contratti, queste hanno tutta la convenienza ad assumere i precari a tempo indeterminato. Ma se la ripresa, che si annuncia timida, non si consoliderà nell’arco di un triennio, potranno sempre licenziare, pagando un risarcimento inferiore ai vantaggi fiscali ottenuti. Il gioco di Renzi, se gli riesce, è di prendere al traino la ripresa esattamente come fa Tarzan con le liane… ma attenzione a non sbattere!

 

Anche nel comparto pubblico i problemi di lavoro non sono pochi. Nei giorni scorsi si è assistito, in rapida successione, alle proteste dei sindacati sanitari e di quelli delle Province. I primi, un po’ incomprensibilmente, hanno voluto creare una polemica proprio nel momento in cui la Giunta ha annunciato lo sblocco delle assunzioni, con 600 nuovi posti nel 2015 e 200 nel 2016. Manna dal cielo, verrebbe da dire, ma i sindacati contestano “il metodo usato e la mancanza di relazioni sindacali”, guadagnandosi il sarcastico commento di Sergio Chiamparino (“il nostro è l’unico paese dove i sindacati protestano anche quando si assume”).Ben altra considerazione meritano i “reietti” provinciali, finiti nel limbo della riforma Delrio, cioè della legge che ha sconvolto il quadro amministrativo italiano, degradando le amministrazioni provinciali a comitati di Comuni, tagliando selvaggiamente le risorse e imponendo di “smobilitare” la metà dei dipendenti, senza che si capisca bene dove andranno, cosa dovranno fare e, soprattutto, chi li pagherà.

 

Tutta una serie di servizi, dalla manutenzione di una vasta rete stradale al mantenimento delle scuole superiori, sono ormai a forte rischio. Manca persino la benzina per i decespugliatori e i pochi cantonieri superstiti tagliano l’erba con la falce, come nell’800. Anche il quotidiano espressione della gauche caviar ha dedicato due ampi servizi al drammatico problema di chi vorrebbe, partendo dalla regal Torino, recarsi a godere i paesaggi e l’enogastronomia delle Langhe, patrimonio Unesco, ma deve affrontare strade collassate, interrotte da frane e degne di un rally africano. La Lega delle Autonomie ha già detto che per attuare la Delrio “ci vogliono risorse”: ma la riforma non è stata fatta per risparmiare? E del resto persino Piero Fassino, che non pare propriamente portato ad ammettere i priori errori, ha detto che forse con le Province si è sbagliato. Gli errori dei medici li coprono le fosse, quelli dei politici?

 

(Foto: il Torinese)

 

Ghinotto