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Sperimentazione e ricerca

Revellino, la “chimica” dell’arte

di ilTorinese pubblicato mercoledì 16 maggio 2018
Michele Revellino rende meno triste questa città.  Diciamocelo pure: a volte, noi torinesi apparivamo un po’ dimessi. Saranno state le varie ” rapine ” che abbiamo subito dopo aver dato tutto alla causa che ci ha tradito. Unità d’ Italia con Roma capitale (sicuramente nell’ ordine delle cose) poi la Fiat definitivamente ” evaporata” in tutte le parti del mondo (e questo è stato meno nell’ordine delle cose). Michele inizia il suo percorso come chimico, affrontando la manipolazione  della materia plastica con  la ricerca dei colori sgargianti e di sicuro impatto. Inserendosi in tendenze internazionali e locali.
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Biografia di Michele Revellino
Nasce a Torino il 23/06/1962. Formazione in chimica e nel settore gomma plastica, che lo influenzerà anche artisticamente. Inizia negli anni 80’ un percorso artistico in una Torino giovanile in fermento, che guardava alle influenze Punk e alla nascente New Wave Inglese, Si confronta artisticamente con le avanguardie ad esempio gli Young British Artist e si accomuna alle ideologie e alle opere dei graffitisti americani e della transavanguardia Italiana. Nascono i primi lavori, collage e acrilici su cartoncino , riutilizzando oggetti recuperati e decontestualizzandoli in un amalgama di sensazioni con lo scopo di ricercare un arte ancestrale innata e che comunichi su piani sequenziali multipli. Nascono negli anni 90 le tele elaborate al computer con l’utilizzo degli smalti industriali del silicone, ai sugheri per arrivare negli anni 2000 ai poliuretani alla resine e l’utilizzo degli ink jet, miscelati con ricercata tecnica ai materiali tradizionali della pittura, in una continua aspirazione della rappresentazione emozionale anche attraverso quei materiali sintetici, che sono i testimoni del nostro tempo, Gli ultimi lavori dai primi anni 2000 ad oggi, sono forse la sintesi di questa ormai lunga sperimentazione e ricerca, o meglio quella che come la definisce l’artista in unica parola“TRASFORMAZIONE” , che l’hanno portato a coniugare un supporto che non è più la carta o la tela, ma il polistirene espanso, quest’ultimo diventa materiale scultoreo tridimensionale lavorato inciso bruciato colorato ad olio e resine, tale in alcuni passaggi, da trasformarlo in qualche cosa di non immediatamente percepibile che dispone nell’osservatore la necessità di toccarlo per capirne la natura e il segreto. Nascono così questi lavori ridefiniti dall’artista come ”OOPART “ dall’acronimo inglese “Out of Place Artifact “acronimo che raggruppa tutte quelle opere archeologiche misteriose, di cui non si riesce a stabilire con certezza , provenienza , datazione e significato.Opere ironicamente datate dall’artista B.C. Before Crhist. Un richiamo alle antiche civiltà in un ponte immaginario spazio temporale che unisce le differenti culture umane in unico scopo, insito in tutte le opere artistiche, che dai primordiali uomini delle caverne ad oggi ci proiettano senza limiti espressivi al prossimo futuro.
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Al circolo degl Artisti riesce a conquistarsi un intera parete che dove le sue opere sequenziali evidenziano il  suo percorso intellettuale. Visitabile fino al 19 Maggio in via Bogino 9
Patrizio Tosetto