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L'ambientazione è quella di una periferia italiana del secondo dopoguerra

Regia di Lavia per “I Pagliacci” di Leoncavallo

di ilTorinese pubblicato giovedì 5 gennaio 2017

Al Regio di Torino  con la direzione del toscano Nicola Luisotti

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Approda al teatro Regio di Torino un nuovo allestimento dell’opera “I Pagliacci” di Leoncavallo, nella rilettura in chiave contemporanea da parte del regista Gabriele Lavia, con il maestro Nicola Luisotti, che dirige l’Orchestra e il Coro del teatro Regio.I Pagliacci furono composti nel 1892, sull’onda d’urto della Cavalleria rusticana di Mascagni, e con essi Leoncavallo fu capace di rinnovarne il successo, abbandonando i soggetti pseudo wagneriani sui quali fino ad allora si era concentrato. Leoncavallo scrisse da se’ il libretto e I Pagliacci divennero un vero e proprio manifesto di pensiero, convogliato nel prologo a sipario chiuso, in cui viene specificato e illustrato il valore realistico dell’azione che seguirà, un vero e proprio squarcio di vita. La nuova regia di Gabriele Lavia sceglie un orientamento che risponde alla poetica verista; l’ambientazione è quella di una periferia italiana del secondo dopoguerra, con forti richiami estetici al neorealismo cinematografico. “I Pagliacci – spiega Gabriele Lavia – è un’opera molto complessa con cui Leoncavallo ha costruito un impianto filosofico molto ben espresso nel Prologo, dove i temi dell’opera emergono in modo molto chiaro. Il personaggio del Prologo, Tonio, entra discretamente   in scena chiedendo permesso e dicendo timidamente due volte “Si può? “.

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La vicenda è basata su un episodio storicamente avvenuto nel piccolo paese in cui il compositore trascorse la fanciullezza. Leoncavallo inserì la cosiddetta “poetica del brutto”, entrata nell’opera italiana a partire dai tempi di Victor   Hugo, attraverso la mediazione del Rigoletto. Nei Pagliacci serpeggiano suggestioni della Carmen di Bizet, tra cui la trombetta giocosa e il Coro femminile in apertura, e gli effetti fascinosi di spazialità nella scena delle campane, che riecheggiano gli stilemi wagneriani. Dopo l’intermezzo sinfonico, lo stile viene a ricalcare minuetti e gavotte settecentesche, fino alla sovrapposizione finale in un intreccio grottesco, dove predomina la scrittura drammatica, dimostrazione prima del recupero delle maschere nel teatro non soltanto operistico novecentesco. La partitura, seppur nella sua brevità, mette a dura prova i cantanti impegnati. Nel ruolo della protagonista i soprani Erika Grimaldi e Davinia Rodriguez rendono la linea vocale di Nedda, giocata tra momenti lirici alternati a altri di più forte intensità drammatica. Il tenore Fabio Sartori interpreta il personaggio di Cani, presentando un timbro di rara bellezza e una presenza scenica notevole. Roberto Frontali, noto baritono romano, interpreta Tonio.La prima dei Pagliacci ebbe luogo al Teatro dal Verme di Milano nel 1892 e fu subito un grande successo. Divenne universalmente celebre la sua romanza ” Vesti la giubba”. L’opera fu capace di mettere in scena, magistrale esempio di teatro nel teatro, i profondi conflitti tipicamente novecenteschi e di anticipare, dal punto di vista drammaturgico, soluzioni che, qualche anno dopo, Pirandello avrebbe portato alle estreme conseguenze.

 

Mara Martellotta