Home » TRIBUNA » “RADICAL CANNABIS CLUB”: USEREMO DENUNCIA PENALE DI FDI PER IMPORRE DIBATTITO
RIFORMA ANTIPROIBIZIONISTA

“RADICAL CANNABIS CLUB”: USEREMO DENUNCIA PENALE DI FDI PER IMPORRE DIBATTITO

di ilTorinese pubblicato sabato 25 febbraio 2017
 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
In risposta al Consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone, che ipotizza denunce in seguito all’iniziativa torinese di lancio delRadical Cannabis Club presentata con la Presidente di Radicali Italiani Antonella Soldo, i dirigenti di Radicali Italiani hanno rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Dichiarazione di Igor Boni, direzione nazionale Radicali Italiani, coordinatore Associazione radicale Adelaide Aglietta:

 

«Le posizioni di denuncia da parte dei Radicali delle leggi criminogene e proibizioniste sulla droga sono le stesse da oltre 40 anni, da quando Marco Pannella il 2 luglio 1975 venne arrestato per aver fumato deliberatamente in pubblico Marijuana. Posizioni che Maurizio Marrone conosce assai bene dato che ha partecipato, su nostro invito, a un confronto proprio su proibizionismo-antiproibizionismo meno di un anno e mezzo fa, era il 28 novembre 2015.
Ieri, in splendido stile radicale, abbiamo tenuto una conferenza stampa alla luce del sole che, grazie a Radio radicale, può essere vista e ascoltata qui:www.radioradicale.it/scheda/501118/presentazione-del-radical-cannabis-club
Una iniziativa, il Radical Cannabis Club, che ha l’obiettivo di coinvolgere molte migliaia di liberi cittadini nella battaglia antiproibizionista, per dare sostegno ai quasi 300 parlamentari dell’Intergruppo ‘Cannabis legale’, guidato dal Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, e al nostro progetto di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della Cannabis, che abbiamo depositato in Parlamento nel novembre scorso con oltre 67.000 firme di cittadini. 
Abbiamo ribadito in conferenza stampa la follia di una legge che spinge verso il mercato nero milioni di consumatori e alimenta profitti milionari di mafie e criminalità organizzata che sarebbero azzerati legalizzando.
Che Maurizio Marrone abbia opinioni differenti non mi sorprende e non mi scandalizza; se ritiene che questa iniziativa, l’ennesima ma non certo l’ultima che faremo, meriti una denuncia penale proceda pure.
Ciò che invece non posso consentire è associare la mia nomina all’IPLA a questioni di lottizzazione politica. Come Radicali non abbiamo mai chiesto posti di sottogoverno e proseguiremo questa tradizione che ci vede purtroppo unici. Abbiamo anzi, da sempre, stigmatizzato la commistione malsana tra gestione delle società partecipate e partitocrazia.
Lavoro come tecnico all’IPLA dal lontano 1994. Ho subìto con i miei colleghi 15 mesi di cassa integrazione, tra il 2013 e il 2014, poi, nel momento più nero dell’Istituto, mi è stato chiesto in via straordinaria di mettermi in aspettativa per svolgere il ruolo di Amministratore Unico. Ruolo difficilissimo che ho accettato nella speranza di far conoscere e valorizzare l’enorme potenziale tecnico di una struttura che rischiava di chiudere e che oggi ha trovato nuovo vigore pur nelle difficoltà. Rispetto alla annunciata mozione di revoca dell’incarico, comunico che l’incarico stesso scadrà alla presentazione del bilancio 2016, cioè tra il 30 aprile e il 30 giugno di quest’anno, a meno che la Giunta decida una ulteriore proroga di un anno. Se così non fosse tornerei a svolgere, con una certa comodità, il mio lavoro di tecnico dell’IPLA, lasciando ad altri l’onere enorme di questo ruolo. 
Il mio compenso – che il Consigliere Marrone, come chiunque, può visionare perché sul nostro sito www.ipla.org ci sono tutti (ma proprio tutti) i dati che la legge sulla trasparenza prevede – è di 38.500 euro lordi su base annua, più 16.500 euro lordi, sempre su base annua, solo al raggiungimento del pareggio di bilancio (per inciso, non un obiettivo scontato né facile da raggiungere). Per essere ancora più precisi, ecco qui la mia ultima dichiarazione dei redditi pubblicata sul sito di cui sopra, si tratta di circa 43.000 euro lordi: www.ipla.org/images/docs/ammtra/redd_boni_2015.pdf
Se, oltre alla mozione di revoca dell’incarico che il consigliere annuncia di voler presentare, volesse anche richiedere una mia audizione in Consiglio regionale per illustrare l’andamento dell’Azienda, le riforme messe in atto, l’apertura di nuovi canali di finanziamento e di progetto, i provvedimenti di riduzione del personale, la riduzione dei costi e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse che riceviamo dalla Regione, ne sarei non solo felice ma onorato.»

 

 

Dichiarazione di Riccardo Magi e Antonella Soldo, rispettivamente segretario e presidente di Radicali Italiani:

 

«Nel corso di una conferenza stampa a Torino, nella sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, ieri abbiamo piantato in un vaso uno dei semini di cannabis che diamo in omaggio ai soci del nostro Radical Cannabis Club: la nuova campagna antiproibizionista di Radicali Italiani. Abbiamo così voluto denunciare il paradosso e la sproporzione di una legge che consente la detenzione di un seme, la cessione e la vendita, ma ne punisce la coltivazione con pene dai 2 ai 6 anni di reclusione e una multa fino a 76mila euro. Violarla davanti alla stampa è una chiara autodenuncia che abbiamo messo in atto, secondo una quarantennale tradizione radicale, con l’obiettivo di sollevare l’attenzione su una normativa criminogena che vogliamo cambiare. Ben venga dunque la denuncia penale annunciata dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone – per quanto superflua, quindi, dal punto di vista giudiziario – perché ci aiuterà a raggiungere il nostro obiettivo.

Fare uso di cannabis in Italia non è un reato penale, coltivarla per uso personale sì. È come se il nostro Stato dicesse: “puoi consumare, l’importante è che tu la compri al mercato nero”, come di fatto accade a 6milioni di consumatori, tra cui moltissimi minori. 

Noi non siamo certo il sindacato dei consumatori: vogliamo cambiare questa legge proibizionista perché ha causato enormi danni sul piano economico, sociale e della giustizia e anche perché espone i minori ai pericoli del contatto con la criminalità, che rifornisce di qualsiasi tipo di sostanza ogni piazza e ogni scuola del nostro paese. Gli studenti italiani consumano cannabis ma anche cocaina, eroina e stimolanti di ogni genere. Ha ragione quindi il consigliere Marrone, c’è poco da scherzare. Ecco perché useremo anche la sua denuncia a nostro carico per cercare di imporre alle autorità di questo paese un dibattito fondato su dati ed evidenze scientifiche, per governare questo fenomeno senza demagogia, ma con il buon senso.»