Home » vetrina7 » Quaranta artisti a ritmo di Swing
presso la Sala Espositiva del Museo della Città di Collegno

Quaranta artisti a ritmo di Swing

di ilTorinese pubblicato mercoledì 13 aprile 2016

swing2Una mostra collettiva di pittura, grafica, fotografia e qualche installazione ci riporterà indietro nel tempo per rivivere un periodo storico che, con la sua musica, ha caratterizzato il costume non solo d’oltre oceano ma anche in Europa

Allestita in concomitanza del Royal Swing Festival che si terrà alla Lavanderia a Vapore nel week end del 25 Aprile, “Gli Anni del Swing” è una mostra collettiva che coinvolgerà circa quaranta artisti, presso la Sala Espositiva del Museo della Città di Collegno, pittura, grafica, fotografia e qualche installazione ci riporteranno indietro nel tempo per rivivere un periodo storico che, con la sua musica, ha caratterizzato il costume non solo d’oltre oceano ma anche in Europa. Un’epoca di grandi avanguardie artistiche, cambiamenti radicali ed uno spiccato gusto per la musica  trumentale ed i balli sfrenati. Erano gli anni di Josephine Baker, Al Capone, Duke Ellington, Tamara De Lempicka e Gabriele D’Annunzio, del proibizionismo e dei club clandestini, delle grandi invenzioni, ma anche gli anni a cavallo dei due più grandi conflitti bellici della storia moderna e di una grande crisi economica, nulla più attuale di tutto questo.
Swing, qualche notizia
“Alla fine degli anni venti, in piena crisi economica ed in pieno proibizionismo, si sentì il bisogno
di novità anche nel campo musicale: le orchestrine New Orleans e Dixieland non soddisfacevano
più il pubblico. I locali di Kansas City e New York (Cotton Club in testa) decisero di affidarsi a musicisti giovani con nuove idee. Kansas City divenne quindi il regno di Count Basie ed il Cottonswing quadro
Club di NY quello di Duke Ellington: le loro orchestre, con le loro assolute diversità, scandiranno e
influenzeranno gli sviluppi futuri del Jazz fino al 1940. Dopo i primi successi neri, lo swing divenne fonte di guadagno per i musicisti bianchi i quali riuscirono a farlo divenire genere di successo radiofonico e a portare il jazz ad Hollywood. Tra gli anni 1935 e 1946 lo swing delle big band divenne il genere più popolare degli Stati Uniti: oltre ad Ellington e Basie altri musicisti e bandleader come Loius Prima, Fletcher Handerson, Benny Goodman, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Woody Herman, Harry James e Artie Shaw furono i protagonisti di questo periodo. Il declino della cosiddetta “era delle big band” ebbe molti motivi, ma il principale fu la chiusura (durante la guerra) delle immense sale da ballo che costituivano i datori di lavoro più affidabili per le orchestre, e anche gli unici locali che potevano permettersi di pagare alcune decine di musicisti ogni sera. Dopo la guerra molte sale non riaprirono, e quelle che lo fecero si dedicarono ad altri tipi di musica da ballo: stava per cominciare l’era del rock. Il locale di elezione per la musica jazz divenne allora il club di ridotte dimensioni, per il quale la formazione tipo era il piccolo combo, dal trio al sestetto.
E l’Italia?
La paternità dello swing italiano, nato su emulazione del filone americano, è da attribuire ad Alberto Rabagliati ed al Trio Lescano delle sorelle Lescan; seguirono i pionieri Natalino Otto e i
direttori d’orchestra della EIAR. In seguito anche Fred Buscaglione si ispirò allo swing americano per le sue innovative canzoni. Un cultore del swing fu anche Lelio Luttazzi che propose più volte questo genere musicale, durante gli spettacoli RAI da lui presentati.

INAUGURAZIONE:
Venerdì 15 Aprile ore 18.00
ORARI DI APERTURA:
Dal mercoledì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30
Sabato – Domenica e Lunedì 25 Aprile dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.00
LUNEDI 25 APRILE ORE 16 CIRCA PASSEGGIATA MUSICALE PER LA CERTOSA CON
TERMINE ALLA SALA ESPOSITIVA E FINISSAGE DELLA MOSTRA.