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Asparagi e immortalità dell’anima

Quante sorprese da “E’ cucina”

di ilTorinese pubblicato giovedì 16 novembre 2017

Ecco un ristorante che mi ricorda che si va a cena fuori non per sfamarsi ma per emozionarsi e che si possono gustare piatti abbondanti e di ottima qualità senza subire un furto da parte di chef arroganti con manie da diva. A pochi passi dall’incrocio tra il cardo e il decumano massimo, nel nucleo bimillenario di Torino, il Quadrilatero Romano, famoso per botteghe e caffè, locande e osterie, mercati, chiese, leggende e alchimisti, si trova il ristorante E’ cucina, aperto dallo chef emiliano Cesare Marretti, volto noto della Prova del cuoco. Il menu è a sorpresa, un po’ come quando si è ospiti a casa di amici, bisogna solo decidere se si vuole mangiare carne, pesce o vegetariano e poi abbandonarsi con fiducia all’estro dei cuochi che prepareranno minimo due piatti (tutti al prezzo di 8 euro). Optiamo per il pesce e scegliamo il vino, l’unica cosa che si può scegliere. Un Blanc Chardonnay Oltrepò Pavese Tenuta Mazzolino, che il giovane e preparato cameriere ha saputo consigliarci, soffermandosi con dovizia di particolari sul vitigno e il produttore. Arriva nel giro di poco la prima portata: tartarre di ombrina sormontata da un morbido soufflé di patate con contorno di foglie di zucchine e cipolla di tropea caramellata. Tutto molto fresco, delicato ed esaltato dal condimento curato. A seguire un polipo appena scottato accostato ad una mozzarella di bufala su una vellutata di mele calda e come contorno dei broccoli. Porzione generosa e accostamenti azzeccatissimi creano sublimi e inedite sensazioni alle papille gustative. Gli impiattamenti, fatti con stile, sono privi di quei vuoti virtuosismi che cercano di attrarre più l’occhio del palato. Niente è lasciato al caso. Tutto è finalizzato ad esaltare i sapori. Il premuroso personale ci chiede se va tutto bene e se vogliamo lasciarci stupire ancora da una terza portata. Accettiamo entusiasti e mentre ci complimentiamo ci viene spiegato che le materie prime arrivano direttamente dal mercato di Porta Palazzo. E’ il signor Massimo (terzo banco a destra arrivando dal ristornate…occhio!) a rifornire personalmente con cura il ristorante ogni due giorni con prodotti freschi e di stagione, esposti in bella mostra ed invitanti sul bancone della prima sala dove vengono anche rifiniti i piatti prima di essere serviti. Il terzo piatto a sorpresa è del baccalà con pomodorini e olive taggiasche. E per finire ci vengono serviti due dolci: una cheese cake e un tortino al cioccolato dal cuore caldo. Meravigliosi.  Se amate le sorprese, i posti chic e gli chef famosi che non giocano a fare le star, allora è il posto che fa per voi. Il menu cambia ogni giorno. A cena se si sceglie tutto il menu 30 euro oppure 8 euro a piatto. A pranzo ci sono tre formule: antipasto, primo, dolce, vino e caffè 10 euro; 15 euro col secondo al posto del primo; 20 euro con entrambi, primo e secondo. A pranzo non è possibile prenotare se non tavoli da otto persone in su. Conviene presentarsi per tempo, quindi, perché ogni giorno ci sono code chilometriche! Non ho resistito. Qualche giorno dopo sono andata a cercare il banco del signor Massimo a Porta Palazzo.

Giuliana Prestipino

 

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E’ cucina

Via Antonio Bertola 27/A tel. 011 5629038

Orario cucina: 12.30 – 15; 20 – 24

Chiusura: mai

Ferie: mai

Prezzo medio: 20-25 €

Carte di credito tutte tranne American Express

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La “filosofia” della nostra rubrica

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E’ ora di finirla con tutte queste disquisizioni sul cibo e le pietanze. E’ come voler tentare di attribuire un senso ad un incontro amoroso. Non è possibile. Eppure, a quanti non è capitato di argomentare animatamente su una minestra di lenticchie destrutturata o sui mirabolanti accostamenti tra sarde fritte e mozzarella di bufala? E alzi la mano chi non ha mai immortalato almeno una volta nella vita un piatto così bello e colorato da sembrare un’opera d’arte. Siamo approdati in una nuova era. Quella in cui il cibo si è trasformato in un’esperienza estetica e intellettuale prima ancora che sensuale. Un grande umorista del Novecento, Achille Campanile, acuto osservatore dell’animo umano, tentò in un sagace e spassoso racconto appunto intitolato “Asparagi e immortalità dell’anima” associazioni quanto mai insolite ed ardite tra il cibo e le alte riflessioni filosofiche. Paradossali, funambolici e bizzarri gli ipotetici legami che unirebbero gli asparagi e l’immortalità dell’anima. Ma Campanile finì per concludere rassegnato: “Da qualunque parte si esamini la questione, non c’è nulla in comune fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima”. Bene. In questa rubrica sulla ristorazione torinese cercheremo, per quanto ci è possibile, di non cadere in arzigogolati intellettualismi, ma di catturare l’anima e l’atmosfera del locale e di assaporare l’esperienza a tavola per quello che in fondo è: un tuffo nella parte più autentica di noi. Perché è a tavola che ci si mette comodi e ci si abbandona a quella sana gioia di vivere in compagnia. Ci riusciremo?

GP