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VALCERRINA SCONOSCIUTA / 10

Quando la Repubblica di Genova morì a Mombello

di ilTorinese pubblicato domenica 14 ottobre 2018

Mombello Monferrato, comune della Valcerrina, è stata testimone indiretta di un passaggio importante per la storia della Repubblica di Genova perché proprio qui tra i colli del Monferrato venne siglato l’atto di decesso della Superba come repubblica marinara ad opera di Napoleone Bonaparte. La vicenda ha origini lontane che non trovano in loco molte fonti di conoscenza, ad eccezione di un richiamo, sul sito del Comune di Mombello Monferrato per cui ‘in seguito alla stipula del trattato di Utrecht, il dominio dei luoghi passò alla dinastia dei Savoia, fino alla discesa in Italia di Napoleone, he proprio nel palazzo oggi denominato Palazzo Tornielli, firmò la pace con Genova nel 1797’. Effettivamente il 1797 è l’anno nel quale si concluse la Campagna d’Italia che siglò con il Campoformido la fine della gloriosa Repubblica di Venezia, ma gli eventi che portarono la sua antica rivale al capolinea sono meno conosciuti. Ecco, dunque, che accadde: il 21 maggio 1797, ancora presente con la sua Armata d’Italia il Bonaparte, giacobini genovesi iniziarono una rivolta. I rivoluzionari, però, vennero fermati da una controrivoluzione popolare alla quale partecipavano portuali e carbonari che scendevano nelle vie della città al grido di ‘Viva Maria, morte ai Giacobini’, memori di quelle rivolta nei confronti degli austriaci iniziata da Balilla qualche decennio prima. Le due fazioni vennero, pertanto, alle mani dando vita ad una lotta fraterna che insanguinò Genova finita con molti arresti. La vicinanza di Napoleone diede un impulso ai moti e pochi giorni dopo, il 5 giugno 1797 a Mombello Monferrato, venne stipulata la convenzione tra il nuovo ordinamento della Repubblica di Genova tra il generale corso e la deputazione genovese composta da Luigi Carbonara, Michelangelo Cambiaso e Girolamo Serra. A questo punto, Mombello Monferrato che fu comunque teatro di un passaggio importante, uscì di scena ed il 14 giugno 1797, a Genova ebbe luogo la prima seduta del Governi Provvisorio e, quindi, per influsso della Rivoluzione Francese, il governo della Repubblica di Genova, nell’ordinamento del 17 marzo 1576, venne sostituito dal governo democratico. Gran parte di questa narrazione è contenuta in un documento politico, ovvero una mozione elaborata dall’allora consigliere comunale Franco Bampi, del 5 maggio 1997 ed intitolata proprio ‘Sui fatti che accaddero a Genova nel 1797’, nella quale l’autore, storico e profondo conoscitore della lingua e dell’identità ligure, ripercorre con dovizia di particolari gli eventi che portarono all’aspro conflitto nelle strade della Superba tra i giacobini francesi ed i cittadini francesi da un lato e dai sostenitori del doge Giacomo Maria Brignole che, complice il sostegno di Napoleone, portarono alla nascita della Repubblica Ligure che dal giugno del 1805 entrò a fare parte dell’Impero Francese. Per quanto riguarda invece Palazzo Tornielli di Mombello Monferrato che su testimone di questo passaggio cruciale della storia genovese le sue

origini risalgono al XV-XVI secolo. Nel 1711 era la dimora del castellano Giovanni Giacomo Paltro. Alla fine del XIX secolo sull’arco del portico sotto il palazzo vi era la data del 1462, che si riferisce, con ogni probabilità, a lavori di ripristino ed ampliamento. Fu fra la fine dell’800 e i primi del ‘900 che l’ingegner Vittorio Tornielli (progettista del castello di Cereseto, dietro incarico di Riccardo Gualino, socio nei primi anni della Fiat di Agnelli e mecenate torinese), che lo ristrutturò nel 1910 e lo arredò con mobili d’epoca. Abbandonato nel 1960 è stato restaurato negli anni ’90 dall’attuale proprietario con risultati eccellenti. Architettonicamente è molto bella la parte loggiata che conferisce leggerezza all’edificio, aprendolo verso il bellissimo panorama antistante, sulle colline del Monferrato. Si ringrazia il vice sindaco di Mombello Monferrato Augusto Cavallo per la collaborazione e le fotografie, importanti per la riuscita di questa tappa alla riscoperta della Valcerrina

Massimo Iaretti

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