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Quando Bistolfi era torinese

di ilTorinese pubblicato martedì 21 ottobre 2014

bistolfi1bistolfi2bistolfi3L’artista, casalese di nascita, si è qui stabilito nel 1879. Non tutto l’ambiente culturale torinese, tranne artisti come Tabacchi, Delleani e Camerana, accettò il suo iniziale verismo infatti la Società Promotrice rifiutò il bozzetto “ Le Lavandaie” ritenuto “ indecentemente realistico”

 

La città di Torino è stata determinante per il percorso artistico di Leonardo Bistolfi che, casalese di nascita, dopo una parentesi a Milano con frequentazione dell’Accademia di Brera e degli Scapigliati, si è qui stabilito nel 1879 presso Odoardo Tabacchi. Non tutto l’ambiente culturale torinese, tranne artisti come lo stesso Tabacchi, Delleani e Camerana, accettò il suo iniziale verismo infatti la Società Promotrice rifiutò il bozzetto “ Le Lavandaie” ritenuto “ indecentemente realistico” mentre apprezzò la testa marmorea di “ Ardens Larva” corporea e spirituale al tempo stesso.

 

Il Suo percorso si avvia da questo momento verso il Simbolismo che lo renderà il più importante scultore italiano tra 800 e primo 900 con la prerogativa di saper unire la linea sensuale e elegante del Liberty all’Idealismo.Nel 1881 si stabilisce in Via degli Artisti n. 31 spostandosi poi al n. 1 della stessa via ma nel 1886, per ragioni di spazio essendo nato il figlio Giovanni, cambia nuovamente abitazione trasferendosi in Via Vanchiglia n 16 dove rimarrà fino 1893.

 

Gli anni 90 sono fondamentali per la sua formazione sempre più nutrita di idee positiviste del ciclo eterno della vita e della morte secondo le leggi della natura per cui dalla terra, resa fertile dalla morte risorge vivificato e immortale lo spirito.A questo proposito è indicativa la frequentazione della cerchia di intellettuali riuniti in casa Lombroso in Via Legnano per discutere di scienza positivista, di pseudo scienza e di spiritismo attraverso le sperimentazioni della medium Eusapia Paladino.

 

Mantiene nello stesso periodo contatti con i Divisionisti in particolare con Pellizza e Segantini che sente vicini perché, pur appartenendo tecnicamente al neo impressionismo scientifico, sono simbolisti nello spirito.Proprio a Bistolfi, alla morte prematura di Segantini che consegnò alla montagna una carica di spiritualità e solenne bellezza, si commissionò il monumento di St. Moritz intitolato “La bellezza liberata dalla materia” nel 1894 altro trasferimento dell’atelier in Via Vassalli Eandi n. 32 frequentato da gessaioli, formatori e artisti fra cui Cometti, Alloati, Biscarra, Camilla servendosi costantemente per le fusioni della ditta Fumagalli.

 

Nel 1901 viene eletto presidente del Circolo degli Artisti mentre l’anno dopo ha l’incarico di Soprintendente dei lavori dei padiglioni di d’Aronco in preparazione dell’Esposizione d’Arte Decorativa Moderna. L’anno seguente altro trasloco in Via Bonsignore n.3 presso la Gran Madre dove rimarrà fino alla morte.Il 1905 registra una forte delusione poiché non gli viene assegnata la cattedra di scultura all’Accademia Albertina ma gli vengono poi affidati molti monumenti, basti pensare al monumento a Carducci di Bologna e al monumento a Garibaldi di San Remo.

 

Nel 1916 è eletto presidente del Circolo degli artisti, nel 1923 gli viene affidata per acclamazione la realizzazione del monumento ai Caduti di Torino ma ne viene bocciata la sistemazione in piazzetta Reale destinandola al Parco Valentino.Purtroppo per continue proroghe e per il suo stato di salute malfermo non si realizzerà.Il 2 settembre 1933 il grande scultore muore a La Loggia dove si svolge il funerale solenne mentre la salma viene trasferita in Casale Monferrato.

 

Nel 1953 il figlio Lorenzo chiude lo studio di Via Bonsignore trasferendo una parte delle opere a La Loggia, altre vengono collocate nei sotterranei della Galleria d’Arte Moderna e in una sala di palazzo Carignano.Nel 1958 il banchiere Camillo Venesio dona alla città di Casale molti gessi di sua proprietà che, restaurati, sono presenti nella Gipsoteca della città natale arricchita pure da donazioni e prestiti di Andrea Bistolfi nipote di Leonardo.

 

Giuliana Romano