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provate a pensarci: il futuro non è necessariamente quello che avviene realmente; è anche e soprattutto quello che ci prepariamo ad accettare

Quale futuro?

di ilTorinese pubblicato venerdì 28 dicembre 2018

La chiamano “catastrofismo”: la tendenza a vedere la catastrofe anche dove non c’è, tendenza che può indurre a decisioni irrazionali. Il termine catastrofe deriva dal greco katà – giù, sotto – e strepho – rivolgo, capovolgo: in altre parole significa «giro verso il basso»

E’ un evento improvviso e drammatico, che stravolge la vita o la società. Il catastrofismo è la tendenza ad amplificare gli effetti negativi di questi accadimenti, ammesso che qualcosa effettivamente accada. È anche carenza di realismo. Gli esempi sarebbero innumerevoli: temperature a picco, siamo, invasi dai migranti, governo ladro, disastro ambientale, scenario apocalittico. Chi scrive non può fare riferimenti ad esempi concreti, anche recenti, realmente trascritti sui giornali cartacei e non, per tv, radio e altro ancora. Chi vuole può divertirsi a inserire su Google una delle frasi riguardanti il termometro, il governo o un disastro qualsiasi e leggersi i risultati, compresa la provenienza dei commenti medesimi, a volte anche di persone autorevoli o presunte tali. Certo, è proprio così! Per usare il “loro” linguaggio: “non se ne può più, si prospetta un futuro devastante (nell’animo), anche se lo è già il presente; le vendite di giornali andranno a picco, saremo invasi e pervasi dai ladruncoli” In quest’ultimo periodo – dopo foreste incendiate, terremoti, variazioni climatiche, tagliatori di teste, omicidi di vario tipo, disastri aerei – purtroppo anche veri – provate a riflettere, a fare una specie di bilancio sulla comunicazione emotiva: col pretesto di informare, si descrivono particolari raccapriccianti, dettagli scabrosi, si esprimono giudizi sbrigativi; si intervistano i somari. E’ una sorta di sciacallaggio: si utilizza l’emotività di un evento purtroppo effettivamente e recentemente avvenuto, come un’inondazione, un’eruzione vulcanica, uno tsunami, un omicidio dai contorni raccapriccianti, per “colorare” notizie di per sé non abbastanza tragiche. Un pessimo giornalismo, spesso abbinato a prodotti da vendere, ma con professionisti o un sistema politico che stanno dietro: carta stampata, Radio, TV e altro ancora, chi più ne ha… Forse è vero, provate a pensarci: il futuro non è necessariamente quello che avviene realmente; è anche e soprattutto quello che ci prepariamo ad accettare.

 

Elio Motella

 

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