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"Considera Schengen all'esatto opposto dello spirito con cui è nato". Intanto a Verbania i migranti respinti dalla Svizzera protestano davanti alla Prefettura

Profughi, Chiamparino “dichiara guerra” alla Francia: “Egoista e spudorata”

di ilTorinese pubblicato mercoledì 17 giugno 2015

profughi_protestachiampafotoprofughi_protesta_2Secondo l’Assessore Monica Cerutti “è necessario velocizzare gli esami da parte delle Commissioni territoriali e potenziare il sistema, in modo da avere risposte certe sugli esiti delle richieste di asilo nel giro di pochi mesi”

 

 

Mentre la vicenda profughi preoccupa il premier Matteo Renzi, a Torino il presidente della Regione, Sergio Chiamparino attacca duramente la Francia per il proprio atteggiamento: “mi sembra egoista e chiuso ai limiti della spudoratezza: considera Schengen all’esatto opposto dello spirito con cui è nato”, dice il governatore piemontese.Chiamparino incontrerà il ministro Angelino Alfano per proporgli  le caserme come centri di prima accoglienza, mentre la Regione sta predisponendo un piano per l’immigrazione.

 

Secondo l’Assessore Monica Cerutti, intanto “è necessario velocizzare gli esami da parte delle Commissioni territoriali e potenziare il sistema, in modo da avere risposte certe sugli esiti delle richieste di asilo nel giro di pochi mesi, ed è importante dire che è stato presentato il bando del sistema di protezione Sprar per richiedenti asilo in relazione ai minori non accompagnati e che la nostra speranza è in un prossimo bando anche per la popolazione adulta, per estendere l’accoglienza anche nelle province che in questo momento non hanno presenze Sprar, ovvero Cuneo, Vercelli, Novara e VCO, ma dove attualmente ci sono i progetti delle Prefetture”. Nel frattempo, a Verbania, i profughi respinti dalla Svizzera hanno manifestato davanti alla prefettura. Ecco il servizio di Vco24.it.

 

Da migranti a irregolari: monta la protesta dei profughi

 

Arrivati come migranti e profughi, se ne dovranno andare come immigrati irregolari. E protestano. Alle 9 di stamane è iniziata la marcia di una cinquantina di ospiti dei centri di accoglienza di Antoliva e Torchiedo. A piedi e incolonnati in fila indiana hanno raggiunto la questura. Sotto gli sguardi di poliziotti e carabinieri intervenuti per garantire l’ordine pubblico, hanno chiesto di parlare al questore, ottenendo un colloquio. Dopodiché si sono trasferiti in prefettura per un altro incontro con il viceprefetto Michele Basilicata. Quindi, scortati dalle forze dell’ordine, si sono diretti verso il comando provinciale dei carabinieri dove hanno inscenato un’altra protesta, tuttora in corso. Protestano perché alcuni di loro sono stati espulsi, perché la loro domanda per l’ottenimento dello status di rifugiati politici è stata respinta ed è stato rigettato anche il ricorso. Il problema nasce più di un anno fa quando sull’enorme pressione dei continui sbarchi, le regole d’ingresso sono cambiate, diventando più flessibili. Chiunque scenda da un barcone in qualunque località del sud Italia viene identificato, visitato e gli viene assegnato un permesso temporaneo come rifugiato politico, a prescindere dalla nazionalità e dalla storia personale. Poi viene smistato in uno dei centinaia di centri sparsi per l’Italia dove ha piena libertà di movimento, viene mantenuto e resta in attesa di ottenere il permesso definitivo di rifugiato politico. Che non è scontato perché difficilmente senegalesi, nigeriani e gambiani – per citare un esempio – possono dirsi profughi politici, contrariamente a siriani, libici o etiopi. E che non è immediato perché va avviata un’istruttoria sottoposta alla cosiddetta commissione Dublino, che prende il nome dalla città in cui sono state firmate le regole europee sull’immigrazione. In un clima di tensione le notizie che giungono dalla frontiera di Ventimiglia e dall’Unione europea, che sugli sbarchi fa orecchie da mercante, non fanno che peggiorare la situazione.

 

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