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Centro San Liborio – Fablab Pavone in via Bellezia 19

La Primavera di Praga sboccia a Torino

di ilTorinese pubblicato sabato 17 gennaio 2015

praga palach

Jan Palach si immolò e  al suo funerale – che fu quello della libertà nel tormentato Paese del Centro Europa – furono in 600mila a dargli l’ultimo saluto. Torino venerdì 16 gennaio  ha voluto ricordarlo intitolandogli un  giardino

 

Aveva ventun anni il giovane Jan Palach quando decise di immolarsi per la libertà del suo Paese, la Cecoslovacchia, occupata dall’agosto precedente dalle truppe sovietiche e del Patto di Varsavia (ad eccezione di quelle rumene ed ungheresi) dandosi fuoco in piazza San Venceslao a Praga. Era il 16 gennaio del 1969, e la Primavera di Praga del leader riformista Alexander Dubcek era da poco stata fatta terminare con la forza. Jan morì il 19, tre giorni dopo, ma al suo funerale – che fu quello della libertà nel tormentato Paese del Centro Europa – furono in 600mila a dargli l’ultimo saluto. Torino venerdì 16 gennaio 2015 ha voluto ricordarlo intitolandogli il giardino del Centro San Liborio – Fablab Pavone in via Bellezia 19.

 

Molti gli intervenuti Loredana Polito, presidente dell’associazione Sicurezza e Lavoro (che edita l’omonima rivista diretta da Massimiliano Quirico e gestisce lo spazio), i consiglieri comunali Maurizio Marrone, Silvio Magliano, il consigliere regionale Giovanni Ferraris, il console della Repubblica Ceca, Franco Aprile e quello della Repubblica Slovacca, Giuseppe Pellegrino (dal 1 gennaio 1993, grazie ad una “separazione consensuale” la Cecoslovacchia non esiste più ed al suo posto sono nate le due repubbliche), Massimo Guerrini presidente della Circoscrizione I dei Torino e Marta Levi, presidente di Edisu Piemonte.

 

“Prima di darsi fuoco – ha dichiarato Massimo Guerrini, presidente della Circoscrizione Centro Crocetta di Torino – Jan Palach, solo 21 enne, allontana il suo inseparabile quaderno, dove si leggerà: «È mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura… altrimenti ci saranno altre torce umane».


Questo ragazzo si è ucciso in nome del più alto principio che sta alla base della nostra società: la Libertà. Un principio, che come ci raccontano le cronache francesi, è minacciato da sempre nella storia dell’umanità: l’unico ideale per cui vale la pena anche perdere la vita, affinché altri ne possano beneficiare”.

Massimo Iaretti