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Politiche Alimentari Sostenibili per le Città

di ilTorinese pubblicato martedì 16 febbraio 2016

garauIL MONDO DEL BIO / di Ignazio Garau*

L’agricoltura, e il cibo, devono ritrovare una loro centralità nelle decisioni politiche ed economiche se vogliamo uscire dall’emergenza e dalla crisi che attanaglia molti paesi

ll Cibo é l’opportunità per sviluppare un’economia che privilegi il lavoro e promuova la qualità dei territori, la qualità delle produzioni, la qualità della vita. L’agricoltura biologica modello culturale, oltre che colturale. Nuove relazioni tra territori urbani e territori rurali. Una nuova consapevolezza, sta emergendo in Europa, e non solo, sull’insostenibilità dei modelli alimentari correnti di produzione e di consumo, con l’evidenza che le città hanno una grande ruolo in proposito. Oggi, più della metà della popolazione vive nelle aree urbane e questa tendenza si sta accentuando ulteriormente: si stima che nel 2030 la popolazione mondiale sarà concentrata per il 70% nelle aree urbane. Una situazione che impone una riflessione, dato che sono le città che mangiano, che domandano i prodotti della pesca e dell’agricoltura, che creano lavoro nei campi e nel mare.

mondo cibo grano

Nel corso degli ultimi decenni, in tutte le attività economiche, si è perseguita una spasmodica ricerca di soluzioni per ridurre i costi di produzione e in particolare il costo del lavoro, che ha comportato la delocalizzazione degli impianti e la conseguente distruzione di molti tessuti produttivi locali e l’omologazione delle produzioni verso standard qualitativi inferiori.

Anche il settore agro-alimentare ha subito gli effetti della globalizzazione, con trasferimento della produzione in paesi dove la manodopera e l’energia costano di meno. Due i principali effetti negativi: in primo luogo la distruzione dei sistemi agricoli locali e la contrazione del numero di occupati, in secondo luogo l’aumento delle emissioni di gas serra per il crescente numero chilometri percorsi dal cibo che mangiamo.

Ma non mancano anche altre pesanti conseguenze sulla nostra salute e sulla qualità della nostra vita. Senza dimenticarci che in molti paesi la popolazione più povera soffre per la scarsità di cibo, mentre in altri ci si ammala per la quantità e la qualità del cibo consumato. L’incongruenza ulteriore è che gli stessi paesi che esportano materie prime alimentari, vedono parte della loro popolazione soffrire di carenze alimentari. L’agricoltura, e il cibo, devono ritrovare una loro centralità nelle decisioni politiche ed economiche se vogliamo uscire dall’emergenza e dalla crisi che attanaglia molti paesi.

La Terra è il datore di lavoro più importante e l’agricoltura può contribuire a ricostruire una nuova economia, orientata al benessere dei cittadini. Occorre, però, scegliere un nuovo modello di agricoltura, biologica e contadina, indispensabile per la sopravvivenza dell’umanità intera. Un’agricoltura multifunzionale, capace di garantire la produzione di cibo di qualità, ma anche il governo, la conservazione e la qualità del territorio, del nostro ambiente.

In un tale contesto le città assumono un ruolo determinante per implementare filiere alimentari sostenibili, capaci di innescare sinergie tra lo spazio urbano e le zone rurali, perché la città mangia, mangia il cibo, ma anche, in qualche modo, i terreni necessari per produrre questo cibo. I flussi che l’alimentazione di una comunità urbana induce sono intensi, importanti e, per certi versi, ineluttabili.

Occorre definire nuovi modelli economici, passare da una economia basata esclusivamente sulla finanza a un’economia orientata al benessere dei cittadini. Un modello di economia sostenibile deve ripartire dal cibo (dall’agricoltura) e considerare tutti i fattori che ad esso sono legati: produzione, trasformazione, distribuzione, logistica, integrando più dimensioni, per esempio la dimensione ambientale con le emissioni di CO2 conseguenti al trasferimento di certi alimenti, che viaggiano per migliaia di chilometri.

Occorre riportare il cibo, e l’agricoltura in un processo di sostenibilità complessivo e prendere atto che l’agricoltura biologica rappresenta un’esperienza concreta e positiva, capace di fornire risposte e soluzioni sia per i paesi del nord che del sud del pianeta. Una soluzione gradita dai cittadini, considerato che il consumo di alimenti biologici continua a crescere, anche in situazioni di decremento della spesa alimentare.

Qualcosa si è mosso, molte città hanno iniziato un percorso virtuoso. In Italia, nel Palazzo Reale di Milano, lo scorso 15 ottobre in conclusione dell’Expo, 110 città hanno firmato il «Milan urban food policy pact», il patto dei Sindaci sull’alimentazione che è stato consegnato al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon. I sindaci «delle grandi città hanno deciso di agire e di passare dalle parole ai fatti», ha detto il Sindaco di Milano Pisapia, per «mettere a sistema le politiche» sull’alimentazione sperimentate con un «impegno comune per avere cibo sano e sviluppo sostenibile».

Analogamente a Torino, nell’ambito del terzo Forum Mondiale dello sviluppo economico locale, anche qui con la partecipazione del segretario generale delle Nazioni Unite, Il Sindaco Fassino, pure in veste di Presidente dell’ANCI, ha lanciato “un patto dei sindaci per il cibo l’alimentazione e l’agricoltura sostenibili”. Due iniziative simili e complementari che possono costituirsi come riferimento e iniziativa importante su questi temi.

Le città possono compiere scelte efficaci adottando politiche alimentari che costruiscano la sostenibilità a partire dal cibo e dall’agricoltura. Le città, come ha evidenziato il Sindaco Fassino, possono indirizzare gli acquisti istituzionali per la ristorazione scolastica e collettiva verso i prodotti biologici e locali, favorire i mercati dei produttori agricoli e utilizzare i mercati su aree pubbliche per favorire la ricostruzione di circuiti economici locali, favorire il contenimento dello spreco di cibo e la nascita di mense sociali per aiutare le persone maggiormente in difficoltà, favorire il recupero e l’utilizzo delle aree agricole cittadine, anche con creazione di orti urbani. Il Sindaco Fassino ha preannunciato che “Torino sarà la prima città italiana a inserire nello statuto comunale il valore del bio come fonte di ispirazione per tutte le nostre scelte politiche e di qualità della vita”.

E’ importante che queste scelte e queste dichiarazioni divengano impegno quotidiano degli amministratori, coinvolgano gli operatori economici, gli agricoltori e i cittadini, fino a condizionare le scelte dei governi e anche delle istituzioni europee e internazionali.

*Presidente ItaliaBio – ciao@italiabio.net