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La sua vera e grande passione: quella di raccontare i “fatti”

Piero Chiara, il “mago del lago”

di ilTorinese pubblicato domenica 22 luglio 2018
Ho assistito alla vita qualche volta da seduto, qualche volta in piedi, partecipando al banchetto o rimanendo a bocca asciutta, ma sempre con grande piacere“.In questa nota autobiografica è racchiusa l’essenza dello spirito di Piero Chiara. Attento osservatore e straordinario narratore, lo scrittore luinese denuncia così la sua vera e grande passione: quella di raccontare i  “fatti”. Dai primi anni della sua scatenata infanzia narrati nelle “Avventure di Pierino” tra le bancarelle del mercato a rubare angurie, al porto a salvare un capretto destinato al pranzo di Pasqua o in pasticceria a combinare guai, questa passione venne trasferita nei tanti romanzi  e racconti che gli diedero fama e successo. I luoghi di Chiara sono quelli della “sponda magra” del Verbano, con i borghi stretti tra le acque del lago Maggiore e i boschi delle vallate del varesotto. E’ in quella terra che s’intrecciano le vicende personali dei protagonisti. Come scrive l’associazione degli Amici di Piero Chiara, frequentando quei luoghi sembra quasi che “dietro un’insenatura del lago, da un angolo di strada di paese, da una valle a specchio dell’acqua o da un battello che cuce l’uno all’altro i pontili delle opposte sponde, debba comparire uno dei suoi personaggi: una delle sorelle Tettamanzi, magari sottobraccio a Emerenziano Paronzini, oppure l’Orimbelli con la Tinca, o il pretore di Cuvio Augusto Vanghetta”.Piero Chiara a Luino c’era nato il 23 marzo del 1913. Suo padre Eugenio, siciliano, vi si era stabilito nel 1908, come impiegato delle Regie Dogane. La madre, Virginia Maffei, era nata a Comnago, sopra Lesa, sempre sul lago Maggiore ma sulla sponda piemontese. L’infanzia irrequieta e lo spirito ribelle gli fecero passare anni tormentati alle elementari di Luino e al  collegio Salesiano San Luigi di Intra. Nel 1925 venne ammesso nel Collegio De Filippi di Arona dove frequentò, senza infamia e senza lode, la prima e la seconda ginnasio. Nuovamente bocciato, costretto a fare il garzone da un fotografo, si iscrisse poi all’istituto Omar di Novara  dove conseguì il diploma di perito meccanico. Tornato a Luino si preparò da privatista gli esami per la licenza complementare, superandoli nel 1929. Tra tanti insuccessi scolastici, come ha scritto Giovanni Tesio in “Piero Chiara” (La Nuova Italia, 1983) “l’unico successo pieno…fu un tema su Luino,che gli valse un bel dieci e che sancisce a posteriori una vocazione e un legame”. Era evidente che, istruzione scolastica a parte, Piero Chiara coltivava già la passione per la letteratura. La sua vita è nota e ricca di avventure ma conta moltissimi il legame con la sua terra, con la provincia a nord-ovest della Lombardia dove Piero Chiara ambienta le sue storie, con il  “grande lago” che fa da palcoscenico ai racconti di vite di frontiera e di provincia, dei difetti dei personaggi quotidiani e della piccola borghesia. Narra le sue storie con stile colorito, venato di arguzia e ironia, senza tralasciare un sottile e malinconico umorismo di chi sa cogliere nel quotidiano l’essenza della vita. “Mago del lago”, lo ribattezzò Cesare Zavattini. Quel lago che amava e sul quale poteva affacciarsi ogni volta che si sedeva ai tavolini del Caffè Clerici, la sua “seconda casa” all’imbarcadero di Luino. Piero Chiara ci ha lasciato il 31 dicembre 1986, ma il suo è stato – come hanno sottolineato i suoi amici e le persone che l’hanno conosciuto direttamente o attraverso le sue opere – solo “un trapasso fisico” perché la sua creatività e l’enorme eredità letteraria ci accompagnano e ci allietano ogni giorno.

 

Marco Travaglini

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