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La politica universitaria degli ultimi 50 anni di storia italiana fu quasi sempre sbagliata e fini' per ledere il principio dell'autonomia universitaria

Pelizzetti, il “rettore scienziato” che onorò gli studi e l’università

di ilTorinese pubblicato martedì 25 luglio 2017

Di Pier Franco Quaglieni

E ‘ mancato all’età di 73 anni il professor Ezio Pelizzetti, per nove anni Rettore Magnifico dell’ Università di Torino. Era laureato in chimica e in scienze politiche, una scelta lungimirante per chi avrebbe insegnato  Analisi degli Inquinanti   e sarebbe stato ai vertici dell’ateneo .Tra il 2000 e il 2004 era  stato vice di un altro grande rettore dell’ateneo torinese, Rinaldo Bertolino   di cui divenne successore per due mandati ,  tra il 2004 e il 2013.  Avrei tanti ricordi personali che mi tornano alla mente. Fu moltissime volte presente e partecipe ad iniziative culturali che ho promosso  in quella vecchia aula magna di via Po che resta il cuore della memoria storica dell’Universita ‘ torinese .Intervenne con un discorso per il centenario della nascita di Mario Soldati e per i 40 anni del centro “Pannunzio” in modo non formale, ma partecipato.  

Nel 2004, centenario della nascita a Racconigi, di Umberto II concesse l’Aula Magna per un convegno sull’ultimo Re d’Italia con Gianni Oliva e il generale Oreste  Bovio. Obietto ‘ solo sul nome di un personaggio poco qualificato che pure si era occupato  di recente di storia sabauda. Mi disse che l’Aula Magna non si addiceva ai dilettanti e ai propagandisti  capaci soltanto di  estemporanee scorribande pseudo -storiche. Io  non gli diedi ascolto e sbagliai . Fu l’unica nota stonata di un bellissimo convegno storico. Un mio ricordo  del Rettore  e amico Giorgio  Cavallo  uscì con un  titolo improprio : l’ultimo Magnifico .Visto l’articolo, telefonai subito ad Ezio, scusandomi con lui. In effetti davvero magnifico era stato  il suo mandato di Rettore, limpido, coerente ,volto unicamente a traghettare l’Universita ‘ italiana verso una identità anche scientifica  che recuperasse il terreno perduto con la  contestazione distruttiva  dell’eterno ’68 italiano. Fu contro la riforma Gelmini che chi scrive ritenne, sbagliando, di sostenere nella sua fase iniziale. Gelmini commise l’errore di Renzi perché una riforma va condivisa (o imposta con l’autorevolezza),anche se il principio della condivisione  e’ difficile da applicare perché gli interessi che ruotano attorno alla nostra università, sono tra di loro  contrastanti .A i ministri italiani manco ‘ la capacità di Giovanni Gentile che nel suo rapporto con Croce, per circa 20  anni e più ,studio ‘ e mise a punto l’unica grande  riforma dopo quella voluta da Casati. Intervenendo al convegno promosso da chi scrive nel 2004 su Giovanni Gentile, Pelizzetti si ritaglio’ l’occasione  per fare il punto sui riformatori immaginari . Come non lo convincerà  Gelmini, allora vedeva  gli abissi ideologici di Luigi Berlinguer che con  “il tre più due ” (un linguaggio  da supermercato) fece si ‘ che chiunque diventasse dottore. Un vero e proprio scandalo che si desse la laurea breve con il titolo di dottore a infermieri, massaggiatori, odontotecnici, igienisti dentali. Queste cose Ezio me le disse parecchie volte. Così come vide l’assurdo proliferare delle sedi distaccate dell’ateneo, prova evidente della sua liceizzazìone. Sedi a Ivrea o a Pinerolo erano  degli sprechi assurdi che dequalificavano l’istituzione universitaria . Il Rettore Pelizzetti non poté fare  molto ,ma fu importante  che lui prendesse posizioni ,anche perdendo consensi. Fu un’ inversione di tendenza. La politica universitaria degli ultimi 50 anni  di storia italiana fu quasi sempre sbagliata e fini’ per ledere il principio dell’autonomia  universitaria difesa strenuamente da Pelizzetti e da Bertolino. Insieme vollero accogliere la mia proposta di intitolare l’ante Aula Magna al Rettore Mario Allara ,malgrado l’opposizione isterica di alcune  vecchie cariatidi del marxismo militante. Sarebbe tuttavia errato parlare solo del Rettore, perché Ezio fu uno scienziato a tutto tondo. Ma qui mi fermo perché l’ignoranza nei confronti delle sue discipline e’ grande come il cordoglio sincero per la perdita di un amico che ha onorato gli studi e il nostro Ateneo.

(Foto: Michele D’Ottavio – UniTo)