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IL DECRETO MADIA NON CONSENTE INCARICHI RETRIBUITI AI MANAGER PENSIONATI

Nominati, a rischio rottamazione i “nonni” al comando

di ilTorinese pubblicato domenica 21 settembre 2014

amiat logoUn modo per favorire il turn-over e il ricambio generazionale. E’ anche vero, però, che in alcuni casi, i personaggi in questione sono figure dotate di esperienza non comune. Pensiamo, ad esempio, a Rolando Picchioni, presidente del Salone del LIbro (incarico peraltro in scadenza tra un anno) e Alberto Vanelli, direttore della Reggia di Venaria

 

Quello che – da che mondo è mondo – è sempre stato un approdo sicuro per politici  più o meno di rango in fase di pensionamento, sodali di sindaci e presidenti di regione, ex dirigenti pubblici di fiducia del politico in auge al momento, rischia ora di trasformarsi in naufragio.

 

Il decreto Madia predisposto dal Governo prevede, infatti, che per tutte queste figure provenienti dalla pubblica amministrazione, una volta raggiunta l’età del pensionamento, non sia possibile ottenere incarichi pubblici se non a titolo gratuito. Un modo per favorire il turn-over e il ricambio generazionale e per evitare che si formino consorterie. Bastasse quello.

 

E’ anche vero, però, che in alcuni casi, i personaggi in questione sono figure di primo piano e dotate di esperienza non comune. Pensiamo, ad esempio, a due soggetti a rischio rottamazione: Rolando Picchioni, presidente del Salone del LIbro (incarico peraltro in scadenza tra un anno) e Alberto Vanelli, direttore della Reggia di Venaria, in pensionamento a dicembre e quindi non più possibile destinatario di incarichi e consulenze pubblici.

 

In particolare nella jungla delle partecipate di Palazzo Civico, circa il 70% delle figure di vertice è ultrasssantenne e pensionato. E’ il caso del presidente di Amiat, Maurizio Magnabosco o di Bruno Torresin, a capo di Trm e (ma qui è in causa la Regione) Bruno Geraci, ex caporedattore Rai e oggi al vertice del Corecom. E poi Giambattista Quirico, appena nominato da Chiamparino, a presidente di Sito. Lo stesso dicasi per il presidente del Museo del Cinema, Ugo Nespolo.

 

Per correre ai ripari il Comune ha già chiesto un parere legale. Ma lo sfoltimento e il rinnovo ai vertici delle aziende pubbliche e parapubbliche è ormai una certezza. E chissà che non sia davvero una novità positiva, al di là delle spesso semplicistiche e demagogiche considerazioni sul ringiovanimento della politica e della pubblica amministrazione.

 

(Foto: il Torinese)