Home » ECONOMIA E SOCIALE » Paolo Stroppiana e il mistero delle donne scomparse
CRIMINI & MISFATTI ALL'OMBRA DELLA MOLE

Paolo Stroppiana e il mistero delle donne scomparse

di ilTorinese pubblicato sabato 10 giugno 2017

Il profilo mentale di un assassino

Negli articoli precedenti di questa rubrica si è cercato di analizzare casi di cronaca nera in cui non si è mai riusciti ad individuare un colpevole. Questa volta agiamo al contrario: partiamo dall’assassino. Era l’8 maggio del 1996, Marina Di Modica, giovane logopedista torinese sulla quarantina, sparisce nel nulla. Il suo corpo non verrà mai ritrovato, negandole anche il gesto caritatevole di una degna sepoltura. L’unico indagato, condannato definitivamente nel 2011, è stato Paolo Stroppiana, filatelico di Torino, appassionato di stroppiana-1alpinismo, che lavorava presso la ditta Bolaffi. La vittima aveva conosciuto il suo carnefice a casa di un’amica. Lo aveva trovato un uomo interessante anche se un po’ stranocchio, queste furono le sue parole. Galeotto, anche se è difficile pensarlo a posteriori per come la vicenda è terminata, fu il ritrovamento da parte della giovane donna di una collezione di francobolli di sua madre. Quale buon pretesto per approfondire la conoscenza con il filatetico da poco conosciuto? E così i due si diedero appuntamento. Scripta manent. L’agenda di Marina fornirà l’unico grande indizio che aiuterà, poi, i poliziotti a risolvere il caso: 8 maggio 1996, cena con Paolo per francobolli. Marina era una donna solare, che nascondeva tante fragilità. Aveva 39 anni ed era sola, nel cassetto custodiva il sogno di formare una famiglia. Per quella serata in compagnia aveva comprato biancheria intima nuova, delle calze ed era andata dal parrucchiere. Le speranze di una donna nascoste in pochi scontrini, il desiderio di avere qualcuno da abbracciare e da amare. Ma Paolo non era affatto il principe azzurro. Quando gli inquirenti lo interrogarono per la prima volta, Paolo negò di aver mai preso appuntamento con Marina, ritrattando la versione giorni dopo affermando che l’appuntamento era stato sì fissato, ma disdetto qualche giorno prima a causa di un forte mal di schiena. Nonostante il falso alibi fornito dalla fidanzata dell’uomo, in cui aveva confermato che Paolo aveva passato la serata con lei, si scoprì che quell’appuntamento ci fu, ma non fu così romantico. Questa bugia e le tante altre chedi-modica-stroppiana l’imputato dirà nel corso del processo, durato più di dieci anni, lo condurranno ad una condanna di 21 anni in primo grado e di una sentenza in secondo grado di 14 anni, confermata in Cassazione. Nonostante l’assenza di un corpo, la condanna è stata d’omicidio preterintenzionale, in dubbio pro reo. Ma lo scopo di quest’articolo non è descrivere i fatti. Chi era Paolo Stroppiana? Il Criminal Profile ci aiuta a capire il modo in cui un criminale pensa e agisce o potrà agire seguendo quel pensiero. Dall’analisi della storia personale, del comportamento e dell’atteggiamento del presunto colpevole è possibile ricavare informazioni utili ai fini di un’indagine, e, come vedremo in questo caso, aprire nuovi varchi ipotetici per cercare di risolvere altri enigmi. Era il 1957, Stroppiana nacque poco dopo ferragosto. Non POLIZIA CROCETTAaveva ancora raggiunto la maggiore età quando decise di iscriversi al Fonte della Gioventù, un’organizzazione giovanile neofascista che, durante gli anni di piombo, delineò una politica basata sulla violenza, in primis rivolta ad attivisti politici di altre fazioni. Più tardi approderà in uno dei più estremi gruppi eversivi: Terza Posizione. La fedina penale, con gli anni, diventerà sempre più ricca: rapine a mano armata, furti, emissioni di assegni a vuoto. Fin quando, nel 1982, sarà arrestato per rapina pluriaggravata, contornata da una marea di altri capi d’accusa. A questo punto, il grande attivista politico cosa sceglie di fare? Decide di collaborare, fornendo alla polizia informazioni utilissime per delineare i fatti della strage di Piazza Fontana e della Stazione di Bologna. Partendo dal presupposto che il fanatismo che accompagna certe scelte politiche si sposa ben poco con il termine “collaborazione” e che il senso di appartenenza al gruppo difficilmente permette ad un terrorista di “vendere” i propri compagni, ci risulta già ambigua la personalità di quest’uomo. Pur di vedersi la pena scontata, senza nessunissima esitazione, il giovane Paolo fece nomi, indicò luoghi, svelò segreti. Il sogno politico non era mosso da alcuna motivazione, cosa da lui stesso affermata durante gli anni del processo. Per quale motivo un uomo senza motivazione decide di far parte di una delle più grandi organizzazioni post fasciste? Per essere giustificato. Per poter far uscire fuori la rabbia incontrollabile che ha dentro, per avere gli strumenti con cui farla esplodere questa rabbia. Si tratta di rabbia, non di fanatismo. Siamo di fronte ad un’antisociale, non ad un terrorista. Crescendo, mole evangelistadiventando uomo, Stroppiana ha cominciato ad affinare la sua personalità patologica. Abbandonata la “carriera” politica, si rese conto che aveva bisogno di definire un ruolo personale all’interno della società che gli permettesse di avere quel potere tanto bramato. Si unirà allora in un rapporto amoroso con una donna, sua collega, il cui cognome altisonante, poteva aprirgli tante porte: Beatrice Della Croce di Dojola. E fu proprio questa donna, insieme alla figlia allora minorenne, a fornirgli l’alibi che, per molto tempo, lo ha tenuto lontano dalle sbarre. Il legame forte tra i due era, probabilmente, basato su una sorta di dipendenza reciproca, in cui l’alternanza di potere e sottomissione permetteva di creare un equilibrio tale che la donna non fu mai vittima di violenze da parte dell’uomo. Le abitudini sessuali di Paolo, confermate oltre che da Beatrice, anche da una serie di amanti, erano un po’ fuori dalle righe. Amava l’arte del bondage, amava legare le proprie donne e stringere loro la gola fin quando il respiro veniva piano piano a mancare. Il punto è che inclinazioni sessuali di questo tipo non nascondono necessariamente una mente mani-legateperversa che le attua, possono rientrare semplicemente in quell’aspetto più ludico e relazionale dell’atto sessuale. Il bondage, infatti, si delinea attorno a delle regole fondamentali pattuite dai partner, prime fra tutte la soddisfazione reciproca, la sicurezza e la consensualità. Regole che, ad esempio, nel rapporto con Beatrice venivano rispettate. Analizzando, però, il comportamento avuto dall’uomo durante gli anni del processo si nota che l’estrema banalizzazione dell’intera vicenda e l’atteggiamento beffardo e narcisista, nascondono un’ idea di rapporto totalmente capovolta. Quando si riferisce alla vittima utilizza parole ironiche, spesso indelicate. Ciò che appare immediato è il disprezzo provato nei confronti delle donne, tranne che per Beatrice, donna potente che gli permetteva di essere altrettanto potente. L’atteggiamento misogino ci fa ipotizzare che pratiche sessuali come quelle descritte possano qui nascondere un sadismo alto, malato. Le donne devono essere necessariamente sottomesse perché non meritevoli di nient’altro. Probabilmente le figure femminili di riferimento nell’infanzia di quest’uomo sono state inadeguate. Alla prima sentenza Paolo accolse il verdetto attonito, incredulo; alla seconda sentenza, decisamente più blanda, rise a squarciagola per interi minuti. Eppure è stato condannato a 14 anni di carcere. Una mente così perversa e allo stesso tempo così estremamente lucida, che analizza in ogni momento la situazione che sta vivendo e le modalità con cui uscirne il più “vincitore” escortpossibile, ride ad una condanna. Perché? Il calcolatore Paolo, pur sapendo di avere uno sconto della pena qualora avesse confessato e comunicato il luogo in cui giaceva il corpo, ha deciso di tenere la bocca chiusa. Questo comportamento, nei fatti lontano da ciò che lo Stroppiana aveva dimostrato di sé durante gli anni di militanza politica, ci fa ipotizzare che accanto al corpo di Marina giaceva di sicuro qualche altra donna e che quel riso così sguaiato e fuori luogo era la sua vittoria. Altri corpi avrebbero portato ad altri anni di carcere, quasi sicuramente una vita chiuso lì dentro. E già, perché poi, a ritroso, altri elementi del puzzle hanno trovato il loro giusto posto. Camilla Bini, ex collega di Paolo e quindi anche lei amante dei francobolli, è scomparsa nell’89. Metà somala, metà italiana. Mulatta, bella e giovane. Dipinta da Paolo e Beatrice come un’arrampicatrice sociale, ponendo sempre l’attenzione sul suo colore di pelle. Questi commenti, però, non hanno mai trovato supporto negli altri conoscenti della ragazza. Si vociferava che Camilla e Paolo avessero una relazione di letto. Probabilmente punita perché “inferiore” di razza e perché, ovviamente donna. Tra il 1988 e il 1996 sono sette le donne scomparse a Torino. La città magica ed esoterica ha inghiottito queste vite ricamandoci su storie di ogni tipo, con aloni di mistero e i sussurri degl’inferi. Tutte queste sette donne avevano come hobby il collezionare francobolli, chi lo faceva per passione da anni e chi invece da poco si era avvicinata a questo tipo di arte. I Ris hanno controllato ogni angolo della casa di Stroppiana, 140 metri quadri di eccessi, i suoi giardini, lo scantinato sigillato ed il pozzo adiacente: il nulla. Ma la mente di quest’uomo ci suggerisce quanto egli si senta potente, un Dio. E un Dio vola alto, domina l’universo e non teme le avversità. Probabilmente le voci di queste donne echeggiano tra le Alpi, lì dove Stroppiana si muove in solitudine da esperto alpinista e conoscitore di quei luoghi. Luoghi silenziosi e ispidi. Sette anime scomparse e una grande risata in un’aula di Tribunale.

Teresa De Magistris