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ALLA SCOPERTA DEI MONUMENTI DI TORINO (14)

La pace scolpita nell’acciaio

di ilTorinese pubblicato lunedì 29 dicembre 2014

monumento pace

La lastra di acciaio inox è collocata in via Onorato Vigliani, all’interno del Parco Gustavo Colonnetti. Lavorata a sbalzo reca frasi, disegni e simboli che ricordano e celebrano i valori della Resistenza e i suoi caduti

 

Cari amici lettori, nonostante le feste natalizie, gli infiniti pranzi e le abbondanti cene passate in ottima compagnia, eccoci nuovamente pronti (forse con la pancia un po’ più piena e lo spirito un po’ più sereno), al nostro solito appuntamento settimanale con Torino e le sue meravigliose opere. Quest’oggi, approfittando un po’ dello spirito natalizio, vorrei parlarvi di un’opera un po’ diversa dal solito, forse un po’ meno evidente per la sua struttura ma che racchiude in se’ (probabilmente più di qualsiasi altro monumento) la storia del nostro Paese. L’ opera di cui andremo a parlare è la “targa” intitolata “Alla Pace” dedicata ai valori della Resistenza ed ai suoi caduti. (Essepiesse)

 

La lastra di acciaio inox è collocata in via Onorato Vigliani, all’interno del Parco Gustavo Colonnetti. Lavorata a sbalzo reca frasi, disegni e simboli che ricordano e celebrano i valori della Resistenza e i suoi caduti. Un partigiano poggia il suo fucile al muro di una baita, sullo sfondo si intravedono le montagne mentre, all’interno della lastra, una targa riporta la frase: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. Piero Calamandrei, Discorso agli studenti milanesi, 1955. ”

 

L’opera è inserita nel Piccolo Campo della Pace 25 Aprile 1945, dove trovano posto numerose targhe che ricordano martiri, eccidi, luoghi ed episodi legati alla Resistenza e alle guerre. Nel 1991, l’ ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) sezione Torino, chiese al partigiano e deportato a Mathausen (campo di concentramento austriaco), Alessandro Roncaglio, di preparare una targa in memoria della lotta di resistenza al Nazi-Fascismo, da collocare in un’area del Parco Colonnetti. Si tratta di una parte del Parco (dal 1985 configurato come giardino-memoriale “il campo della pace”), che è stata allestita come un percorso pedonale attraverso la storia recente, con particolare attenzione al periodo della Resistenza.

 

E’ rappresentato da una serie di semplici targhe: alcune che ricordano certi episodi della difficile Liberazione (come ad esempio i martiri del Martinetto, l’eccidio di Grugliasco e la resistenza sul Colle del Lys), altre che rimembrano la brutale violenza nazi-fascista (le vittime della Risiera San Sabba, i campi di sterminio, il campo di concentramento di Arbe) ed infine, alcune che rievocano i due episodi-simbolo della Seconda guerra mondiale, quali le bombe atomiche su Hiroshima e Ngagasaki. Ed è proprio tra questa ordinata selva di targhe che l’ ANPI ne immagina una dedicata a Piero Calamandrei (giurista, polito, Professore accademico e grande sostenitore della lotta contro il nazi-fascismo) ed al suo celebre discorso ai giovani sul primato della Costituzione e sul valore della resistenza e della memoria.

 

La frase si propone forse come il coronamento ideale del percorso della memoria, tanto che Alessandro Roncaglio decise di darle un rilievo speciale non accontentandosi della semplice iscrizione ma addirittura sottolineando il messaggio con un’illustrazione grafica che parlasse in modo immediatoall’immaginazione, al cuore e soprattutto alle emozioni di chi si sarebbe trovato a passare davanti alla targa. Per Roncaglio non si trattò di una semplice commissione artistica, ma di qualcosa che toccava direttamente la carne viva dei suoi ricordi e della sua difficile se non tragica esperienza di vita. Presso l’attuale Campo della Pace, infatti, sorgeva (al tempo della II Guerra Mondiale) il campo volo che, dopo l’8 settembre 1943, venne occupato dai tedeschi come base delle loro attività belliche e dove, spesso un Roncaglio ragazzo si infiltrò, da solo o con alcuni familiari attivi nella Resistenza, per mettere a segno alcune operazioni di sabotaggio. A causa di queste attività, lui e suo padre vennero arrestati, consegnati ai tedeschi e deportati a Mathausen-Gusen in Austria.

 

È dunque comprensibile ed immaginabile il trasporto e l’emozione con cui Alessandro Roncaglio decise di scostarsi dalla commissione ed ideò quindi un’opera di grandi dimensioni, che rimanesse impressa come una pietra miliare, avente lo scopo di un imprescindibile memento ai giovani. L’immagine scelta da Roncaglio, scultore e artista per senso civico e dovere morale, fu quella di un partigiano che appende il suo fucile al chiodo della baita (rifugio e base operativa) e sul muro scrive “ora e sempre resistenza”, mentre, in alto attraverso un varco, uno stormo di colombe irrompe a simboleggiare l’arrivo della pace. Attorno a questo disegno, una serie di dediche ai minori vittime della violenza: Anna Frank, morta ad Auschwitz come migliaia di altri bambini israeliti, Franco Cesana, partigiano giovanissimo e simbolo dei tanti ragazzi che sostennero la lotta al nazi-fascismo e infine, una dedica attenta e sentita verso il difficile presente e verso l’odio ingiusto di cui sono vittime allo stesso modo i bambini israeliani e palestinesi.

 

Nacque così il monumento alla Pace: una grande lastra di acciaio inossidabile, illustrata ed istoriata e al cui centro, continua a capeggiare la targa dedicatoria a Calamandrei. La targa venne inaugurata l’11 aprile 1992, di fronte alle autorità cittadine, ad un folto numero di ex-partigiani ed ex-deportati ed anche alla presenzadella popolazione del quartiere: un monumento commemorativo e celebrativo insieme, ma anche schietto, efficace e senza mediazioni, che si offrì (e si offre ovviamente ancora oggi) al cuore e alla mente di chi vi passa davanti. Non un’opera d’arte, secondo anche il volere dello stesso autore, che delsuo disegno ne fece strumento di comunicazione e non di mestiere e che scelse l’acciaio inossidabile perché eterno ed indistruttibile, come si auspica accada alla memoria delle prossime generazioni.

 

Nel corso degli anni, il monumento è divenuto occasione e spunto di riflessione sul passato recente per le scuole del quartiere ed è stato coinvolto nello sviluppo del Parco Colonnetti, inserito nel progetto di riqualificazione “Love Artom”, volto alla valorizzazione di un’area cittadina a lungoabbandonata e degradata. Proprio all’interno del progetto di riqualificazione dell’area, nel 2004 il monumento venne spostato dalla sua sede originale, lungo via Artom e a fianco della bocciofila, all’attuale collocazione lungo via Onorato Vigliani. Con l’occasione si è proceduto al ridisegno dell’intero percorso alla memoria: il tracciato pedonale è stato ribassato e disegnato in modo da seguire un itinerario tra le targhe commemorative che conduca in crescendo verso il Monumento alla pace, inserita in quella che viene ora ribattezzata “Piazzetta del ricordo”.

 

Approfitta dell’occasione anche Roncaglio, che riprendendo in mano la lastra, la modifica eliminando la colorazione nera lungo le incisioni e aggiungendo una dedica in omaggio di Primo Levi, deportato, partigiano e scrittore che, come Roncaglio e molti altri loro coetanei, scelse di farsi memoria storica attiva, portando la sua esperienza nelle scuole, nelle associazioni e dovunque potesse contribuire alla lotta contro l’indifferenza e “l’ignoranza”. Ed anche per questa volta la nostra passeggiata tra le meraviglie di Torino termina qui. Per il momento auguro a tutti i nostri lettori delle serene e felici feste natalizie e vi do appuntamento alla prossima settimana ed al prossimo anno.

 

(Foto: www.museotorino.it)

Simona Pili Stella