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Rivoluziono' il teatro lirico europeo

Orfeo, da mito a favola in musica

di ilTorinese pubblicato lunedì 12 marzo 2018

In scena al teatro Regio l’opera di Claudio Monteverdi 

 

 

L’Orfeo, celebre opera di Claudio Monteverdi, andrà in scena da martedì 13 marzo prossimo al teatro Regio di Torino, nell’ambito del Progetto dell’Opera Barocca. Sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino Antonio Florio affronta la ricca partitura del compositore italiano, il nuovo allestimento è firmato nella regia da Alessio Pizzech. Tra gli interpreti il soprano Francesca Boncompagni nel ruolo di Euridice ed il soprano Roberta Invernizzi in quello della Musica e Proserpina, contraddistinta da un timbro dolce, scolpito da una dizione impeccabile ed arricchito da una presenza scenica di primo ordine. Il ruolo di Orfeo è interpretato dal baritono Mauro Borgioni, artista di riferimento per il repertorio barocco. Il mezzosoprano Monica Bacelli interpreta il Messaggero e La Speranza. L’Orfeo, origine del teatro lirico universale, fu rappresentato per la prima volta nel 1607, nel Palazzo Ducale di Mantova, ed è oggi venerato e riconosciuto come il primo esempio di opera in musica.

 

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Rappresenta, infatti, il primo tentativo di applicare tutte le risorse della musica all’ opera, senza alcuna limitazione, dal recitativo all’aria, dal madrigale al balletto, dal concerto strumentale al coro integrato nel dramma. Un lavoro destinato ad un piccolo ambiente, quale era la sala di corte, e che pertanto non aveva bisogno di grandi mezzi, scenografie sfarzose o simili. L’Orfeo esce dall’ambito sperimentale dello stile fiorentino e Monteverdi realizza una fusione tra lo stile madrigalistico del tardo Cinquecento, con la ricchezza scenica dei mezzi intermedi, ed una nuova concezione delle possibilità del canto monodico. L’opera deve la sua nascita ad un’iniziativa del principe ereditario Francesco Gonzaga, che voleva emulare, in campo teatrale e musicale, ciò che i Medici stavano realizzando a Firenze, affidando il progetto all’Accademia degli Invaghiti, della quale faceva parte anche il conte Alessandro Striggio, che stese il testo poetico. Nel testo del libretto stampato per la prima rappresentazione, il finale risulta diverso da quello che oggi conosciamo: i lamenti di Orfeo vengono interrotti dall’irruzione delle Baccanti, che intonano un coro dionisiaco e puniscono il protagonista con la morte, a causa delle sue affermazioni misogine. Gesualdo Bufalino ne “Il ritorno di Euridice” afferma senza mezzi termini che “Orfeo s’era voltato apposta”. L’eroe munito di cetra, che con il suo canto era riuscito a piegare anche l’Averno, si boicotta all’ultimo, si volta e tutta la sua fatica svanisce in un attimo. Forse quel voltarsi indietro nascondeva, in realtà, un altro progetto. Con la scelta di questo tema Claudio Monteverdi dimostra una grande modernità, pur richiamandosi ai miti antichi. Dallo sperimentalismo di quelle corti rinascimentali ancora oggi si avrebbe tanto da imparare.

 

Mara Martellotta