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Bambini nei concorsi di bellezza statunitensi e nei campi profughi libanesi

Opposti non complementari

di ilTorinese pubblicato mercoledì 18 ottobre 2017

Dal 19 ottobre al 3 dicembre il Polo del ‘900 di Torino (Palazzo San Celso, corso Valdocco 4/a) ospiterà la  mostra fotografica “Opposti non complementari. Bambini nei concorsi di bellezza statunitensi e nei campi profughi libanesi”

L’evento, promosso dal Museo Diffuso della Resistenza e dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale si avvale del contributo della Regione Piemonte e del patrocinio dell’Unicef Italia. “Queste immagini richiamano alla memoria un’altra tragedia di infanzia negata, le migliaia di bambini morti ad Auschwitz. Anche le infanzie a cui fa riferimento questa mostra straordinaria sono storie tragiche, i circa 25 mila bambini coinvolti in concorsi di bellezza negli USA che si contrappongono al dramma dei bambini che vivono nei campi profughi dalla Siria al Libano”, ha spiegato il vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti durante la conferenza stampa di presentazione. La mostra, prodotta dal Museo Diffuso e dal Comune di Torre Pellice, curata da Andrea Balzola, è basata sui reportage realizzati dai fotografi Barbara Baiocchi Jean-Claude Chincheré. Durante l’inaugurazione di giovedì 19 ottobre alle 18.00, alle immagini si accompagneranno la testimonianza del giornalista reporter Toni Capuozzo – da sempre impegnato sulle frontiere dell’infanzia in pericolo e autore del libro “Le guerre spiegate ai ragazzi” –  e dai contributi video sulle bambine in passerella, “Bellissime” della scrittrice Flavia Piccinni, e “Divine” della regista Chiara Brambilla. I due autori degli scatti di “Opposti non complementari” si sono soffermati su bambini prigionieri degli adulti e delle loro follie, gli uni ingabbiati dall’incantesimo contemporaneo del look mediatico, gli altri rapiti dall’istinto predatorio della guerra, in fuga dalla Siria e accampati in Libano.
Sono mondi opposti e non complementari che non si possono parlare, uno fondato sul troppo e l’altro sul niente, l’uno costruito artificialmente, l’altro ridotto in macerie, che i due fotografi ci restituiscono con i loro sguardi. Henri Cartier-Bresson, pioniere del foto-giornalismo, disse che “una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura” e occorre una sensibilità per rivelare esteticamente il senso e i sentimenti celati nei frammenti di realtà. È il caso di Barbara Baiocchi e Jean-Claude Chincheré che in questa mostra offriranno ai visitatori due interessanti punti di vista, uno femminile e uno maschile. Due spaccati sull’universo dei bambini, uno a colori e l’altro prevalentemente in bianco e nero, uno tagliente e ironico, l’altro decisamente empatico che cattureranno l’attenzione.
Baiocchi, trentenne di Rimini, dopo una permanenza negli Stati Uniti vive e lavora a Milano, dove ha frequentato l’Accademia di Brera e lavorato per diverse Agenzie fotografiche. Chincheré, ventitreenne valdostano, sta ultimando gli studi all’Accademia Albertina di Torino e fa il “pendolare” con Beirut, sua città d’adozione, per documentare le tracce umane di un conflitto disumano.
La mostra si inserisce nel programma “Infanzia Negata”, promosso e organizzato dal Polo del ‘900, che si svilupperà tra ottobre e dicembre e avrà il suo momento centrale il 20 novembre, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia.