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SUL GRANDE SCHERMO

Oggi al cinema

di ilTorinese pubblicato venerdì 25 gennaio 2019

LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

7 uomini a mollo – Commedia. Regia di Gilles Lellouche, con Mathieu Amalric, Guillaume Canet, Benoît Poelvoorde e Jean-Hugues Anglade. Sotto i cieli di Grenoble, un gruppo di quarantenni nel pieno di una crisi di mezza età (uno è diviso dalla moglie, un imprenditore cui gli affari non vanno certo bene, un musicista emblema di ogni fallimento), fisici non certo in piena forma, decide di formare la prima squadra di nuoto sincronizzato maschile della piscina che frequentano. Affrontando lo scetticismo e la vergogna di amici e familiari, allenata da una campionessa ormai tramontata e alla ricerca di conferme, il gruppo si imbarca in un’avventura fuori dal comune per riscoprire un po’ della propria autostima e imparare molto su se stessi e sugli altri. Durata 122 minuti. (GreenwichVillage sala 2 e 3)

 

L’agenzia dei bugiardi – Commedia. Regia di Volfango Di Biasi, con Giampiero Morelli, Alessandra Mastronardi, Massimo Ghini e Carla Signoris. Fred dirige con un paio di colleghi un’agenzia che fornisce alibi ai mariti e li mette al riparo dalle loro scappatelle. L’organizzazione comincia a traballare quando l’apprendente bugiardo si innamora della bella Clio, prende a riempirla di bugie circa la propria attività, scoprendo altresì che il padre dell’amata è uno dei suoi più assidui clienti, che fa di tutto per nascondere la relazione con una giovane rapper. La storia li vedrà in vacanza tutti insieme, con un bell’insieme di sotterfugi e altre bugie da raccontare. Durata 90 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Aquaman – Fantasy. Regia di James Wan, con Jason Momoa. Arthur Curry, noto anche come “Aquaman, il protettore degli Oceani”, dovrà garantire una pacifica convivenza tra gli uomini della Terra e quelli che vivono nelle profondità marine di Atlantide: i primi continuano ad inquinare il pianeta, gli altri in tutta segretezza progettano di invadere il pianeta. Durata 143 minuti. (Ideal, The Space, Uci)

 

Bohemian Rhapsody – Commedia musicale. Regia di Bryan Singer, con Rami Malek. La vita e l’arte di uno dei più leggendari idoli musicali di tutti i tempi, Freddie Mercury, leader dei britannici Queen, il rapporto con i genitori di etnia parsi, l’amore (sincero) per la giovane Mary, la trasgressione e l’omosessualità, i vizi privati e il grande successo pubblico, la sregolatezza accompagnata al genio musicale: il ritratto completo di un uomo e della sua musica, sino al concerto tenuto nello stadio di Wembley nel luglio del 1985. Durata133 minuti. (Massaua, Eliseo Blu, F.lli Marx sala Harpo anche V.O., GreenwichVillage sala 2, Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci)

 

City of Lies – L’ora della verità – Thriller. Regia di Brad Furman, con Johnny Depp e Forest Whitaker. Basato sul libro di Randall Sullivan, il film è l’incontro tra un ex detective, Russell Poole, che per anni ha cercato di dare un volto agli assassini di due rapper americani, uccisi alla fine degli anni Novanta, ed il giornalista Jack Jackson, anch’egli desideroso di far luce sull’accaduto. Insieme scopriranno che dietro quegli omicidi si nasconde un gruppo di poliziotti corrotti. La cornice è Los Angeles, il poliziesco che punta dritto alla scoperta della verità, può essere una nuova prova positiva per Depp, che negli ultimi anni non ha certo brillato per scelte o per risultati. Durata 112 minuti. (Uci)

 

Cold War – Drammatico. Regia di Pawel Pawlikowski, con Tomasz Kot, Joanna Kulig e Agata Kulusza. Premio per la miglior regia a Cannes ed ora presentato agli Oscar come miglior film straniero. Girato in bianco e nero, è un omaggio del regista ai suoi genitori. Nella Polonia degli anni Cinquanta, dove la Storia è occupata dal grigiore quotidiano dell’occupazione sovietica, la giovanissima Zula viene scelta per far parte di una compagnia di danze e canti popolari. Tra lei e Viktor, un pianista che segue i provini, nasce un grande amore, ma nel corso di un’esibizione a Berlino est, lui sconfina e lei non ha il coraggio di seguirlo. Si incontreranno di nuovo, nella Parigi della scena artistica, con nuovi amori ma essi stessi ancora innamorati l’uno dell’altra. Ma stare insieme è impossibile, perché la loro felicità è perennemente ostacolata da una barriera di qualche tipo, politica o psicologica. Un film capolavoro, una storia d’amore che andava raccontata esattamente così, il bianco e nero a riempire le giornate e i sentimenti, gli attimi bui a suddividere letterariamente l’intera storia, un’interprete femminile guidata in tutta la sua bravura, capace di essere splendida e allo stesso tempo di divenire insignificante, un regista che concentra in una scena sola pagine e pagine di quel racconto che potresti leggere su di una pagina scritta, annotando ogni particolare, ogni sguardo, ogni sorriso e ogni incertezza, ogni decisione, sotto le luci e le ombre della Polonia e di Parigi. Assolutamente da vedere. Durata 85 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Compromessi sposi – Commedia. Regia di Francesco Micciché, con Diego Abatantuono e Vincenzo Salemme. Ilenia è una fashion blogger di Gaeta, Riccardo un giovane bergamasco con velleità di cantautore. Tra loro il classico colpo di fulmine. A non essere d’accordo con il matrimonio i padri, uno un sindaco del Napoletano, l’altro un ricco imprenditore del Nord, che si odiano sin dal primo momento ma sono ben decisi a ripetere che quel matrimonio non s’ha da fare. Durata 90 minuti. (Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Creed II – Drammatico. Regia di Steven Caple jr, con Sylvester Stallone, Dolph Lundgren e Michael B. Jordan. Adonis Creed è campione del mondo, il campione indiscusso del ring, ripete il successo di un padre che non ha mai conosciuto. Aspetta un figlio dalla sua ragazza, che vuole sfondare nel mondo della musica. Incontrerà Viktor Drago, figlio di quell’Ivan che più di trent’anni prima ha ucciso suo padre sul ring. Durata 129 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, The Space, Uci anche V.O.)

 

La douleur – Drammatico. Regia di Emmanuel Finkiel, con Melanie Thierry e Benoît Magimel. Nella Parigi del 1944, Marguerite Duras prese ad attendere il ritorno del marito Robert, personaggio importante della Resistenza, che la Gestapo aveva arrestato. La scrittrice pubblicò a metà degli anni Ottanta i diari di quell’epoca, con le ansie, il terrore, il dolore che derivavano, i sospetti in quanti vedeva attorno a sé. Durata 127 minuti. (Centrale anche V.O.)

 

La favorita – Drammatico. Regia di Yorgos Lanthimos, con Olivia Colman, Emma Stone e Rachel Weisz. Primi anni del secolo XVIII: una fragile regina Anna siede sul trono mentre l’amica intima Lady Sarah Churchill governa il paese in sua vece e al tempo stesso si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana. Quando l’affascinante Abigail Masham arriva a corte, viene accolta con benevolenza da Sarah (appartiene al ramo povero della sua famiglia), che la prende sotto la sua ala protettrice. Per Abigail è l’occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra con la Francia richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail ne approfitta per diventare la confidente della regina. Grazie all’amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno di intralciarle la strada. Dal contrastato regista di “The lobster” e del “Sacrificio del cervo”, il film ha ricevuto dieci nomination agli Oscar 2019, miglior film e regia, non escluse quelle alla terna di attrici. Durata 120 minuti. (Ambrosio sala 1 anche V.O., Eliseo Grande,F.lli Marx sala Groucho, GreenwichVillage sala 1,Reposi, The Space, Uci)

 

Il gioco delle coppie – Commedia. Regia di Olivier Assayas, con Juliette Binoche, Guillaume Canet e Vincent Macaigne. L’editoria di oggi, gli acquisti on line e l’e-book che stanno tentando di cancellare o di affievolire il cartaceo (ah! il piacere della carta, di sfogliare pagina dopo pagina), un editore parigino di successo e uno di quegli scrittori che quel successo l’hanno scritto, la discussione intorno ad un nuovo manoscritto, gli intrecci amorosi, di Selena che è moglie dell’editore e amoreggia con lo scrittore, a sua volta fidanzato con un’assistente di un politico di sinistra. Infine, in questo “girotondo” dei nostri tempi, Laura, la nuova amica dell’editore, assunta con l’incarico di addetta alla transizione al digitale. Le relazioni, quindi, al tempo di internet, con i nuovi mezzi di comunicazione, la scrittura e il suo futuro, la cultura e le differenti maniera di conoscenza: attualissimo. Durata 108 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Glass – Drammatico. Regia di M. Night Shyamalan, con James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson e Sarah Paulson. Il regista del “Sesto senso” conclude una trilogia (ma ci potrebbe essere in futuro un qualche ripensamento?) che aveva iniziato nel 2000 con “Unbreakable – Il predestinato” ed era proseguita con “Split”. Oggi riunisce i suoi attori feticcio e dà il via ad una nuova quanto visionaria storia. In un concerto per supereroi, Dunn (Willis) è sulle tracce di Crumb (McAvoy), come la polizia del resto. Entrambi si ritroveranno nello stesso ospedale psichiatrico, in compagnia di Price, detto Mr Glass, l’acerrimo nemico di Dunne. Durata 128 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space. Uci)

 

Maria regina di Scozia – Drammatico. Regia di Josie Rourke, con Saoirse Ronan e Margot Robbie. Maria, sposa al re di Francia e vedova soltanto due anni dopo, in giovanissima età, rivendica il trono d’Inghilterra. La cugina Elisabetta la considera una minaccia allorché essa torna nella sua Scozia. Tuttavia alla rivalità, in una lettura fatta all’insegna del femminismo e delle pagine della biografia scritta da John Guy, si può sostituire a tratti un forte legame che cerca solidità in mezzo alle guerre di religione e agli intrighi di palazzo, in una lotta continua all’interno di un mondo ferocemente ed esclusivamente maschilista. Durata 124. (Eliseo Rosso, Reposi, Uci)

 

Il mio capolavoro – Commedia. Regia di Gastòn Duprat, con Guillermo Francella e Luis Brandoni. L’amico del cuore di Arturo, gallerista d’arte, è Renzo Nervi, un pittore che negli Ottanta aveva raggiunto un grande successo ma ora è caduto in disgrazia a causa del suo carattere impossibile. Renzo è un ubriacone e un donnaiolo, vive nel degrado e nella sporcizia, non si interessa al denaro e campa di espedienti, togliendosi il gusto di insultare chiunque non gli vada a genio – cioè praticamente tutti. Tuttavia sono proprio questi difetti a renderlo simpatico agli occhi di Arturo. Quando però un incidente confina Renzo in ospedale privandolo temporaneamente della memoria, il pittore chiede all’amico di toglierlo per sempre dalla sua miseria esistenziale. Quale decisione prenderà il gallerista? Durata 104 minuti. (Classico, Due Giardini sala Ombrerosse, GreenwichVillage sala 1 e 3)

 

Non ci resta che il crimine – Commedia. Regia di Massimiliano Bruno, con Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Ilenia Pastorelli e Gianmarco Tognazzi. Tre amici a Roma, oggi, a corto di quattrini, cercano di inventarsi una qualche idea che li aiuti a vivere un po’ meglio. Perché non un “tour criminale” che ti porti a spasso per le strade che hanno visto le azioni criminali della Banda della Magliana: si sa, al turista un po’ di noir può sempre interessare. Ma che succede se i tre per uno strano tiro del destino ricapitano davvero negli anni Ottanta, a tu per tu con Renatino? Durata 102 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Reposi, Uci)

 

Old man & the gun – Azione. Regia di David Lowery, con Robert Redford, Sissy Spacek, Danny Glover e Casey Affleck. Il film (che Redford ha giurato essere l’ultimo nelle vesti d’attore, volendosi dedicare esclusivamente a dirigere e produrre) è ispirato alla storia vera di Forrest Tucker, un uomo che ha trascorso la sua vita tra rapine in banca ed evasioni dal carcere. Da una temeraria fuga dalla prigione di San Quentin quando aveva già 70 anni fino a una scatenata serie di rapine senza precedenti, Tucker disorientò le autorità e conquistò l’opinione pubblica americana. Coinvolti in maniera diversa nella sua fuga, ci sono l’acuto e inflessibile investigatore John Hunt, che gli dà implacabilmente la caccia ma è allo stesso tempo affascinato dalla passione non violenta profusa dal fuorilegge nel suo mestiere e da una donna, Jewel, che lo ama nonostante la sua professione. Durata 90 minuti. (Romano sala 3)

 

Se la strada potesse parlare – Drammatico. Regia di Barry Jenkins, con Stephan James e Kiki Layne. Anni Settanta, nel quartiere newyorkese di Harlem. Tish attende un figlio dal fidanzato Fonny, incarcerato con l’accusa di stupro, un crimine che non ha commesso. Ad accusarlo è un poliziotto bianco ed è impossibile per qualsiasi avvocato smontare una simile accusa. Jenkins ha vinto (forse immeritatamente, c’era lì pronto “Manchester-by-the-sea”, assai più meritevole) tre Oscar nel 2017 per “Moonlight”. Durata 119 minuti. (Massimo sala 1 anche V.O.)

 

Una notte di 12 anni – Drammatico. Regia di Alvaro Brechner, con Antonio de la Torre e Chino Darìn. Settembre 1973. L’Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare. Il movimento di guerriglia dei Tupamaros è stato sconfitto e sciolto da un anno, i suoi membri sono stati imprigionati e torturati. In una notte d’autunno nove di essi vengono prelevati dalle celle nell’ambito di un’operazione militare segreta che durerà 12 anni. Da quel momento in poi verranno spostati, a rotazione, in diverse caserme sparse nel Paese e assogettati ad un macabro esperimento; una nuova forma di tortura volta ad abbattere la loro capacità di resistenza psicologica. Durata 123 minuti. (Classico)

 

L’uomo dal cuore di ferro – Drammatico. Regia di Cédric Jimenez, con Jason Clarke, Rosamund Pike e Mia Wasikowska. La storia dell’ascesa di Reinhard Heydrich nel Terzo Reich, spinto dall’ambiziosa moglie Lina, stretto collaboratore di Himmler e poi governatore del Protettorato di Boemia e Moravia. La storia della feroce repressione nei confronti della resistenza cecoslovacca e l’attentato nel maggio del 1942, a Praga, in cui cadde vittima: attentato preparato dalla resistenza ceca a Londra ed eseguito da un gruppo di partigiani in quella che è nota come “Operazione Anthropoid”. Durata 120 minuti. (Due Giardini sala Nirvana)

 

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità – Drammatico. Regia di Julian Schnabel, con Willem Dafoe, Oscar Isaac e Rupert Friend. Il pittore verso la fine della sua vita, i soggiorni ad Arles e a Auvers-sur-Oise, passando per l’ospedale di Saint Remy, la felicità e la libertà assaporate soltanto nel dipingere, le incomprensioni della gente non solo verso la sua pittura ma anche verso il suo carattere solitario e scontroso, i pochi mesi passati con Gauguin in un bisogno di amicizia che non toccò mai il cuore del pittore delle ragazze di Tahiti, l’orecchio mozzato, l’aiuto da parte del fratello Theo e la solidarietà affettiva che questi gli dimostrò per tutta la vita: c’è molto, con tanti dei quadri che conosciamo, dell’artista dei girasoli nel film di Schnabel, pittore anch’egli. C’è una macchina da presa che pare felicemente impazzita, ci sono i colori, le campagne del sud della Francia, tutta la poesia delle tele, al centro c’è una grande interpretazione di Dafoe, che s’immedesima appieno, che in certi momenti riesce ad “essere” il pittore. (Ambrosio sala 3, Eliseo Blu, Romano sala 1)

 

Vice – L’uomo nell’ombra – Drammatico. Regia di Adam McKay, con Christian Bale, Amy Adams, Steve Carrell e Sam Rockwell. Dall’autore della “Grande scommessa” la storia di Dick Cheney, dagli anni universitari (più alcolici che studio) alla scalata alla Casa Bianca, lavorando con Ford, Nixon e papà Bush fino a divenire vicepresidente di Bush jr, fino a stabilire in più di un’occasione la politica del presidente, capace di dargli piena decisione in politica estera, per otto lunghi anni: sempre con l’appoggio e con la presenza della moglie Lynne, divenendo il meno amato (andò in pensione con il 13% di gradimento) e il più potente. Una biografia a binario unico, salti temporali e vuote ricerche registiche, colpi d’accetta senza badare a spese piuttosto che il momento per offrire una logica e intelligente visione del passato, un teatrino dei pupi piuttosto che il ripensamento freddo ad un’epoca che ha segnato drammaticamente il volto dell’America. Durata 132 minuti. (Ambrosio sala 3, F.lli Marx sala Chico, GreenwichVillage sala 3 anche V.O.)

 

 

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