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Non basta un tè per la Tav. La politica batta un colpo

di ilTorinese pubblicato martedì 13 novembre 2018
Sia ben chiaro, ognuno invita chi vuole quando vuole e dove vuole. Il parlare e confrontarsi è sempre un fatto positivo, il muro contro muro sempre negativo. Ma l’invito della Sindachessa alle 7 pasionarie Si Tav mi lascia molto perplesso. Come sono andate le cose, innanzitutto. Chiara Appendino non c’era nel Consiglio Comunale che ha votato l’ordine del giorno No Tav. Chiara Appendino non ha fatto nulla per impedirlo. Chiara Appendino ha palesemente detto di essere se non contraria molto dubbiosa sull’opera.  Ma soprattutto Chiara Appendino non può fare nulla per impedire l’opera. Come del resto il  Consiglio Comunale.  Siamo i soliti criticoni ma non ci sembra un atteggiamento costruttivo per ricomporre la divisione della società civile torinese sul delicato argomento. E l’ex sottosegretario Bartolomeo Giachino che fine ha fatto? Saputo dell’invito si è subito lamentato: affronto ad un ex quasi ministro ai trasporti che delle 7 pasionarie ne sa sicuramente di più.  Sembrerebbe che Chiara abbia assestato un colpo politico, ma non è così. Le pasionarie precisano; prima dal Presidente della Repubblica e poi eventualmente incontro con la Sindachessa. Non c’è che dire, puntano in alto. E hanno mandato già la mail di richiesta di un appuntamento. Sono curioso di sapere se e cosa risponderà il Presidente. Pensandoci bene sono certo che risponderà. La cortesia è nel suo dna. Meno se concederà l’incontro. Partendo da un dubbio. Chi sono e chi rappresentano le “madamin”? La piazza di Torino pro Tav? Il tutto è palesemente irrituale . La democrazia ha le sue regole,  non rispettate in questa vicenda. Con poche certezze. Come la perdita per il nostro paese di 75 milioni di euro al mese per il ” menar il can per l’aia” da parte di Toninelli. Se ne è anche accorto Giggino che lo giudica inadeguato per il compito assegnatogli.  Che le 7 pasionarie prendano il tè con la prima cittadina Chiara Appendino, d’accordo, ma è affare “privato” loro senza la minima conseguenza pratica e politica.  Con una domanda : che fine hanno fatto le forze politiche sia di destra che di sinistra pro Tav? Che fine hanno fatto i sindacati degli imprenditori e dei lavoratori pro Tav, passata la manifestazione? Vero. Avrebbero dovuto svegliarsi prima .Almeno un anno fa. Ma ora siamo dopo Piazza Castello. Non c’era un problema di no alla Tav di carattere ideologico. C’era e c’è una debolezza di fondo della classe dirigente locale a tutti livelli. Su questo punto comunque abbiamo una fortuna: Francia ed Europa vogliono e debbono finire l’opera. Assurdo sarebbe viceversa lasciare tutto così, con 25 km di galleria fatti e in Francia quasi tutto ultimato. Pazienza i no Tav che a sviluppo, occupazione e lavoro non sono minimamente interessati. Torino e il Piemonte hanno bisogno di politiche industriali come il pane. Ma non sono sicuramente i the delle 17 la risposta o la premessa alle risposte di cui abbiamo bisogno.  Ed allora politica e politici se ci siete battete un colpo. Speriamo solo di non predicare nel deserto. Abbiamo timore che la manifestazione di sabato abbia avuto l’indubbio merito di smuovere la situazione. Se mal gestita complica invece di semplificare le conseguenze. Insisto: c è poco da discutere ed eventualmente da mediare tra si è no. Chiara Appendino ha offerto questo  incontro per darsi ancora un po’di tempo per cercare di uscire da questa imbarazzante situazione. Se per lei  la situazione è imbarazzante le conseguenze per Torino potrebbero essere drammatiche. Il dramma si allarga a macchia d’olio. Ultimo tragico esempio è la Pernigotti, altra multinazionale che porterà via una storica produzione del nostro territorio. Mancano infrastrutture adeguate e leggi adeguate. Mi rifiuto di credere ed accettare una sorta di fatalismo. Oramai l’ammortizzatore della cassa integrazione non esiste più. Continuando,  anche la Magneti Marelli non è più italiana.  Fondo Giapponese. E non bisogna essere dei geni per essere preoccupati. Il  tè delle ” madamine” è palesemente insufficiente se non dannoso proprio per il limite connaturato delle  loro non funzioni. E anche sintomo della palese inadeguatezza di una classe politica sia a Torino come a Roma e se volete passando da Milano.  Altro ci vorrebbe, come politiche di alleanza in Europa . Mai e dico mai una situazione così complicata e delicata ha rivelato una classe politica totalmente inadeguata.
Patrizio Tosetto
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