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L’Islam nel Bel Paese e il buon esempio del Marocco

di ilTorinese pubblicato domenica 7 febbraio 2016

comunitaislamLA GANGALA VERSIONE DI GIUSI /

di Giusi La Ganga

 

I giovani marocchini in Europa, e particolarmente in Italia, frequentano moschee la cui predicazione incita alla violenza, cosa che non avviene nelle moschee di casa. E la ragione, ahimè, è assai inquietante.  I luoghi di culto in Italia sono quasi tutti realizzati con soldi provenienti dall’Arabia Saudita, soprattutto tramite fondazioni ad hoc, che sono portatori della versione wahabita dell’Islam, gravida di suggestioni radicali e violente

 

Il mondo nell’era della globalizzazione è un mondo complesso, policentrico, non facile da comprendere e da decifrare. La crisi in Siria, il rapporto con la Russia di Putin e con l’Iran sciita, le vicende del prezzo del petrolio, la stagnazione in Europa e mille altre questioni, richiedono tutte analisi complesse e soluzioni difficili. La politica sembra invece essere malata di “sbrigatività”. Il peso del web, le oscillazioni dell’opinione pubblica, l’emotività di crescenti minoranze di cittadini porta a continue semplificazioni, che, amplificate dalla velocità di comunicazione, inducono ad errori e a visioni prive di qualsiasi lungimiranza. Questa premessa per introdurre il racconto di un piccolo ma significativo episodio.

 

Qualche giorno fa incontro, su segnalazione di una vecchia amica, un giovane marocchino, cresciuto a Torino e impegnato in numerose attività artistiche e di spettacolo. E’ una buona occasione per raccogliere qualche informazione sul Marocco e sullo scontro in atto nel mondo islamico. Mi conferma che il Marocco è sostanzialmente esente, per ragioni storico-politiche e assetti istituzionali, dalla presenza di un islamismo radicale e terroristico. Ma, aggiunge, finora…  Infatti, mi racconta, c’è una generazione di nuovi marocchini, quasi tutti cresciuti in Europa, che sta iniziando a diffondere una religione molto più aggressiva.  Incuriosito, mi faccio spiegare.  I giovani marocchini in Europa, e particolarmente in Italia, frequentano moschee la cui predicazione incita alla violenza, cosa che non avviene nelle moschee di casa. E la ragione, ahimè, è assai inquietante.  I luoghi di culto in Italia sono quasi tutti realizzati con soldi provenienti dall’Arabia Saudita, soprattutto tramite fondazioni ad hoc, che sono portatori della versione wahabita dell’Islam, gravida di suggestioni radicali e violente.

 

Se in Italia vi fossero moschee finanziate diversamente, la predicazione avrebbe contenuti religiosi e non politici, ma qui in Italia, mi dice, l’opinione prevalente è quella che per questi scopi i mussulmani devono arrangiarsi con soldi propri.E quindi un popolo tranquillo e con una forte propensione alla modernità si ritrova compartecipe di progetti assolutamente diversi e largamente non condivisi. Piccolo esempio di mancanza di lungimiranza. Nelle politiche di accoglienza questo è un tema che meriterebbe di essere approfondito. Ma se qualcuno lo facesse, apriti cielo!