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NOMINE, MORANO: “PERCHE’ QUESTA FRETTA, SE NON SONO POLITICHE”?

di ilTorinese pubblicato venerdì 12 febbraio 2016

morano1fassino 33“Che Fassino si affanni a definire “non politiche” le sue nomine fa sorridere un osservatore attento e ha il sapore della classica “excusatio non petita”

 

Sempre più caldo il dibattito politico in vista delle Comunali. Sulle nomine nelle 32 aziende e 86 Enti e Fondazioni partecipate, prima delle elezioni, da parte del sindaco Fassino, come nomine “secondo legge”, non politiche e ispirate puramente a criteri di curriculum, interviene il notaio Alberto Morano, possibile candidato della società civile a Palazzo Civico nell’area del centrodestra.

 

“Sul “secondo legge” non sono necessari commenti- afferma Morano – Sul fatto che non si tratti di nomine politiche ma dettate da soli criteri professionali, mi permetto di dissentire. Abbiamo censito, nell’ultima legislatura, circa 400 persone nominate dal Sindaco nei vari enti e società di cui sopra. Si tratta delle medesime persone, molte delle quali con un passato anche recente come esponenti politici, sindacali e di partito; tutti sostenitori delle campagne elettorali di Fassino e Chiamparino, che non perdono occasione per conquistarsi posti in prima fila ai comizi e agli incontri politici”.

 

Prosegue Morano: “Nessuno nega loro qualità professionali, ma qualche dubbio sussiste quando vediamo persone transitare senza soluzione di continuità dal CdA di una Fondazione museale o culturale, a un’azienda di servizi o a una banca. Competenze poliedriche che caratterizzano molti dei professionisti dell’incarico che i sindaci del PD chiamano poi a far parte dei loro comitati elettorali. Da ultimo, rileva notare che ciò che aveva destato perplessità diffuse era la tempistica dei rinnovi delle nomine, a cominciare dalla Compagnia di San Paolo, il cui rinnovo, ai sensi di Statuto, può ben – e dovrebbe – essere rinviato a dopo le elezioni. Che Fassino si affanni a definire “non politiche” le sue nomine fa sorridere un osservatore attento e ha il sapore della classica “excusatio non petita”.