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il rilancio di torino attraverso la cultura. in mostra 90 opere d'arte provenienti anche dal centre pompidou di parigi

Modigliani, genio “maledetto”, inaugura alla Gam la stagione dei grandi eventi torinesi del 2015

di ilTorinese pubblicato sabato 14 marzo 2015

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Una vita sregolata che si spezza a soli 36 anni e l’immensa fama postuma che gli regala l’immortalità. Modì è stato raccontato da letteratura, saggistica e cinema con la strepitosa interpretazione di Andy Garcia

 

Bello, geniale e maledetto, una vita sregolata che si spezza a soli 36 anni e l’immensa fama postuma che gli regala l’immortalità. Modì è stato raccontato da letteratura, saggistica e cinema con la strepitosa interpretazione di Andy Garcia, ed ora la GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna) di Torino gli dedica la mostra “Modigliani e la Bohème di Parigi”, in collaborazione con il Musée National d’Art Moderne-Centre Pompidou. Circa 90 opere, tra le quali 60 capolavori provenienti anche da prestigiose collezioni pubbliche e private d’Europa. E intorno al “Prince de Monparnasse” tutta la straordinaria atmosfera culturale cosmopolita dell’”École de Paris” che l’allestimento, curato da uno dei massimi esperti, Jean-Michel Bouhours, racconta in 5 distinte sezioni. –

 

-Agli albori del 900 Parigi è una città cosmopolita e liberale, il cuore della cultura europea: attira, accoglie e protegge esuli ebrei in fuga dalle persecuzioni, pittori, scultori, scrittori, modelle e musicisti stranieri. Si riuniscono nei caffè, circoli ed atelier delle 2 capitali dell’arte lungo le rive della Senna. Montmartre, dove nascono i “fauves”, il cubismo,“Les  demoiselles d’Avignon” di Picasso; e Montparnasse, animata da italiani ed ebrei orientali, che sarà l’incubatrice delle future stagioni, dal dadaismo al surrealismo.

 

Amedeo Modigliani -nato a Livorno il 12 luglio 1884- quarto figlio di una famiglia di commercianti ebrei, ha l’adolescenza segnata dalla tubercolosi, l’arte nel sangue e la certezza di un destino fuori del comune. Dopo la formazione tardo-macchiaiola ed un intermezzo veneziano, nel 1906 approda a Parigi e si installa dapprima a Montmartre, poi a Montparnasse. Gli inizi scivolano via facilitati dai soldi della madre, poi la scorta si esaurisce e la vita precipita. Il Dedo timido, colto (declama Dante, è sempre accompagnato da un libro ed ha maggiori affinità con i poeti), elegante e gentile, che non fuma e beve con moderazione, si trasforma. Disegna, dipinge e scolpisce in un affanno umiliato dall’indifferenza dei mercanti e non riesce più a scansare la miseria. Oscilla tra debiti, fughe veloci per non pagare l’affitto, grandi ubriacature e droghe. Il già fragile sistema nervoso peggiora con improvvisi scatti di collera, mentre i polmoni lo tradiscono. Ed eccolo incarnare lo stereotipo dell’artista “maudit”, tutto genio e sregolatezza.

 

Gli amici cercano di aiutarlo. Primo fra tutti il medico Paul Alexandre, poi il poeta polacco Léopold Zborowski che organizza e finanzia la sua prima personale: ma quei “Nudi distesi” scandalizzano, restano invenduti e la mostra chiude. Non si arrende e la sua opera si popola di ritratti di amici, prostitute, amanti: è Parigi che posa per lui. Prima fa tantissimi disegni, tutte tappe di avvicinamento alle tele che svelano sempre poco dell’ambiente, ma “raggiungono la pienezza” con al centro la figura umana: teste ovoidali, colli longilinei, occhi da riempire con l’anima. Insomma la grandiosa cifra stilistica di Modì, che le donne seppero subito cogliere: come la poetessa inglese Beatrice Hastings, sua amante per 2 anni. Ma il sacrificio supremo è quello di Jeanne Hebuterne: la studentessa di 19 anni che incontra all’Académie Colarossi, sposa nel 17, e da cui avrà una bambina. Quando Modigliani muore, il 24 gennaio 1920, Jeanne, bellissima e di nuovo incinta di 9 mesi, chiede di essere lasciata sola con lui, si taglia una ciocca di capelli, la depone sul petto dell’uomo per cui viveva, poi terrea e silenziosa, si rintana a casa dei genitori. Nella notte, spalanca la finestra e si lancia dal quinto piano.

 

L”artista maledetto” e l’atmosfera culturale dell’”École de Paris” sono raccontate in 5 tappe.

 

1)Amedeo Modigliani- Sezione dedicata alla sua figura e allo stile inconfondibile: semplificazione formale, riduzione del corpo e dei volti a forme geometriche elementari, allungamento accentuato delle forme. Tra i quadri esposti “Ritratto di Soutine”, “Jeanne Hebuterne”, “Il giovane ragazzo rosso”, “La ragazza rossa”.

2)Modigliani/Brancusi e la scultura- alla quale Modì si dedicò quasi esclusivamente dal 1909 al 1914, grazie all’amico che gli fece scoprire la scultura ispirata all’arte oceanica, africana e khmer. Poi smise, scolpire era pericoloso per la sua salute e distrusse molte delle prime creazioni. In mostra le celebri teste dalle forme allungate e gli occhi senza pupille.

3)La Bohème parigina- gli artisti dal grande genio, ma con vita sempre precaria, che s’incontravano a Montmartre e Montparnasse, sono rappresentati in questa sezione, con opere di Chaim Soutine, Marc Chagall e 2 splendidi paesaggi di Maurice Utrillo.

 4)Il Cubismo- Modigliani non aderì alla rivoluzione cubista di Picasso, ma condivise  il processo di schematizzazione e l’attenzione verso l’arte primitiva, come testimoniano i dipinti e i disegni in mostra, accanto ad opere di Juan Gris, Louis Marcoussis, Léopold Survage e “Pane” di Picasso. 5)Il nuovo umanesimo della scuola di Parigi- che ai primi del 900 attirò schiere di artisti come Marc

Chagall, Max Jacob, Sonia Delaunay e Susanne Valadon (presenti con una serie di ritratti).

 

La GAM celebra così un genio assoluto che transitò come una meteora nella Parigi di inizio 900 e la cui fama arrivò postuma. Al suo funerale accorsero pittori, poeti, modelle e… mercanti che già fiutavano l’affare. Fu seppellito come un principe, gli amici fecero una colletta per i fiori e donarono il ricavato dei loro quadri alla piccola orfana. La Hebuterne, invece, rimase sul selciato fino al mattino; la raccolse un operaio e fu sepolta in miseria e silenzio, lontana dal suo Modì. Solo 10 anni dopo poté raggiungerlo al Père-Lachaise e la tomba che oggi condividono è l’epitaffio più giusto per la loro storia. Se volete approfondirla, il libro scritto dalla figlia è emozionante, racchiude foto uniche ed una delle frasi più belle mai scritte a un padre: “Perdoniamo -post mortem- agli artisti stravaganze e immoralità perché sono esseri di eccezione, di specie umana diversa”. – Jeanne Modigliani “Modigliani, mio padre” (ed. Abscondita. Carte d’artisti -60-)

 

Laura Goria

 

“Modigliani e la Bohème di Parigi” alla GAM di Torino (14 marzo-12 luglio 2015)