Michele Paolino: “Torino deve diventare policentrica"

“Appendino sindaco? Opzione che non prendo nemmeno in considerazione”

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Il candidato alle elezioni comunali Michele Paolino, capogruppo Pd a Palazzo Civico, ci racconta cosa è stato fatto, cosa vorrebbe per la sua città e ci parla della sfida elettorale tra i candidati sindaco

 

 

Qual è la sua visione della città di Torino?

Noi dobbiamo avere ben presente di cosa era Torino: una città legata a una fabbrica, con una vocazione industriale, condizionata nei tempi e nel destino da questo.

A un certo punto, nel bene e nel male, Torino ha patito la crisi globale come tutte le altre città, ma sicuramente non si è fatta piegare da essa e ha provato a seguire altre vocazioni.

In questi anni è molto cambiata, ha saputo utilizzare le aree ex industriali per riqualificazioni urbane, cosa che ha molto riqualificato le periferie. Il centro è più bello e Torino in generale è divenuta consapevole della sua bellezza e ha imparato a promuoverla.

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Il famoso critico Vittorio Sgarbi ha dichiarato ai nostri microfoni che Torino è la città più bella d’Italia…
 

Vero. Ad oggi ci sono sei milioni di turisti in giro per la città. Insomma se oggi il New York Times la inserisce nelle città da visitare e Lonely Planet la mette al sesto posto tra le mete europee, è perché qualcosa di importante è stato fatto. Non siamo ai livelli di Parigi ma Torino ha investito bene: certo tutto questo non sostituisce quanto perso nella crisi, ma aggiunge qualcosa di nuovo.

Questo basta alla città?

No certo che no, serve anche attenzione alle persone: Torino non deve perdere la dimensione di una città che sa essere comunità, che sa integrare, a differenza di altre metropoli.

Qual è a suo avviso la maggior criticità che deve essere affrontata a Torino?

Abbiamo fatto molti investimenti straordinari, ora bisogna concentrarci su quelli “ordinari”: questa città ha bisogno di manutenzione, per edifici e strade. Inoltre dovremmo renderci più interessanti per aziende e le imprese, anche per quanto riguarda le tempistiche e la burocrazia, c’è bisogno di snellire le pratiche.

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Nel centrodestra locale sembra non si trovi una comune via sui candidati sindaco, tuttavia sembra vi sia concordanza per quanto concerne le partecipate: quasi tutti le ritengono carenti e suggeriscono di alienarle. Cosa ne pensa?

Torino ha fatto dismissioni che nessun’altra città ha fatto, ha ridotto al massimo le sue partecipazioni. Sono rimaste Soris, che non può per legge non essere pubblica e Smat che è un gioiellino e deve rimanere pubblica, Amiat è finita nella pancia di Iren quindi l’abbiamo sostanzialmente privatizzata: Iren è una società che eroga un servizio pubblico, è quotata in borsa e segue logiche privatistiche, è una società potente, sono stati fatti accordi, alleanze e integrazioni con aziende simili nel Nord Italia. In ultimo c’è Gtt, azienda pubblica che eroga un servizio di trasporti, noi siamo disponibili a interventi di privati, ma non c’è più molto da vendere ed è importante che restino in mano pubblica. Loro parlano per slogan ma la realtà è abbastanza diversa.

Anche troppo potente, direbbero alcuni. Riguardo invece le periferie, lei è in linea con le idee di Fassino secondo il quale è normale esista un centro e una periferia e che quella della nostra città ha meno problematiche di altre perché meno vasta?

 

Io sono stato per molto tempo presidente di circoscrizione…

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Della circoscrizione 3…

Esatto. Ho visto molto cambiare il mio quartiere, certo bisogna fare di più: il nostro obiettivo è una città “policentrica”, come dice Fassino, che abbia nella sua quotidianità molti centri che non sono conflittuali con il centro storico. La metro oggi consente a chi vive in piazza Massaua di arrivare in centro in tre minuti.

Una conquista giunta con un rilevante ritardo e solo parziale. Un ritardo che conta circa quarant’anni con Milano e di cinquanta con Roma. Senza contare Parigi, dove è stata inaugurata nel 1900 in occasione dell’ EXPO…

 

Certo bisogna continuare a costruirla per garantire maggiore agilità e sicurezza per i cittadini. Su questo puntiamo molto, lo si può capire ad esempio dalla riqualificazione di quartieri come San Salvario: quartieri dove ora la gente vive bene. Certo c’è bisogno di ancor più servizi e attenzione ed è sicuramente una priorità. Il nostro sistema dei trasporti è stato pianificato nell’85, ma da allora la città è cambiata così tanto da essere un’altra, perciò è ora di metterci mano.sala rossa palazzo civico

Ultima cosa: una previsione per le amministrative del prossimo 5 giugno?

Che vinca Fassino al primo turno.

 

Si tratta di una sua speranza o di una sua previsione?

 

Diciamo che è quello a cui stiamo lavorando. Vedo che tuttavia non ci si sta misurando sulle idee, solo su questioni che poco c’entrano con la città. Il mio candidato ha una proposta credibile, ha realizzato molto e vuole continuare a farne. Vedo molta coerenza nelle nostre proposte e poca in quella degli altri, mi spaventano molto i Cinque Stelle.

 

…Nella corsa alla poltrona di sindaco o nelle loro proposte? Pensa possa vincere Chiara Appendino?

Questa opzione non la tengo nemmeno in considerazione, perché tengo troppo alla mia città e non glielo auguro. Nelle loro proposte e nei loro modus operandi. La loro candidata è giovane, c’è rischio di una grande improvvisazione e di uno scarso senso delle istituzioni: non perdono occasione per infangarle e poi si candidano per amministrarle, un ossimoro. Il comune è la casa dei cittadini torinesi e non si spara sulla propria casa.

 

Romana Allegra Monti

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