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AL SALONE DEL LIBRO

L’Italia e gli italiani raccontati al Salone in due modi diversi

di ilTorinese pubblicato lunedì 18 maggio 2015

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Uno è un libro molto serio, “Un paese ci vuole” (Longanesi), l’altro decisamente più scanzonato “Vite segrete dei grandi  scrittori italiani: tutto ciò che non vi hanno mai raccontato su di loro” (Electa); ma entrambi suggeriscono quanto l’odierna (tanto conclamata) rottamazione sia una  pessima idea, perché l’esperienza ha sempre qualcosa da insegnare

 

Se  non siete convinti,  ma un dubbio comunque vi tange, una bella spinta nella giusta direzione ve la da “Un paese ci vuole” (Longanesi): pamphlet antirottamazione della giornalista del “Fatto Quotidiano” Silvia Truzzi che ha raccolto le sue  interviste a 16 italiani importanti. E in epoca di roboanti (spesso vuoti) slogan sciorinati in 140 caratteri, questo libro scorre piacevolmente controtendenza. Qui si raccontano “i grandi vecchi” che (non solo  per l’autrice) hanno reso l’Italia migliore e la rappresentano…e buttali  via personaggi come Camilleri, Ceronetti, Magris, Citati,  Dacia Maraini,  Luciana Castellina e tutti gli altri.  16 personalità dai capelli  bianchi che riannodano fili del passato, commentano il  presente, azzardano pronostici  sul futuro. Certo, si parla di politica ma, più di tutto, risalta lo spessore intellettuale e umano dei protagonisti. A partire dal grandissimo “cuntatore” Andrea Camilleri, voce arrochita dalle tante Multifilter, che ricorda gli anni in Rai, parla di mafia, Sciascia e Mattei; Claudio Magris che dalle finestre del Caffè  S. Marco di Trieste vede un paese che va sempre peggio e constata amaramente che “il sapere non è più un valore”; Guido Ceronetti convinto che la politica sia una menzogna incarnata; il giornalista, scrittore e velista Piero Ottone che rinvanga quando licenziò (pentendosene) Montanelli; Giovanni  Sartori ripercorre i suoi gloriosi anni a Stanford, alla Columbia University , la conoscenza di Ronald Reagan e ricorda che forse è l’unico con cui la Fallaci non litigò mai, (anzi a New York preparava per lui ottimi  pranzetti); Pietro Citati che discetta amabilmente di Manzoni, Leopardi, letteratura russa e francese  per arrivare all’amicizia con Calvino, Pasolini e Fruttero. Poi, Luciana Castellina e Dacia Maraini, fatte di antica tempra e che in un sol boccone potrebbero mangiarsi le rampanti ministre di oggi. La prima, dirigente e militante comunista tutta d’un pezzo; la seconda che ricorda i genitori Fosco e Topazia,  l’infanzia a Kobe, l’amore e il legame indissolubile con  Moravia. C’è un filo, neanche  poi tanto  sottile, che lega questi grandi  saggi: l’analisi acuta e disincantata del rapporto tra passato e  presente.

 

Di tutt’altro tenore è “Vite segrete dei grandi scrittori italiani” (Electa) di Lorenzo Di  Giovanni e Tommaso Guaita. Dopo i volumi sulle vite di artisti e scrittori internazionali, qui a essere svelate  sono le storie  bizzarre e gli aneddoti più curiosi degli autori più celebrati sui banchi di scuola, spesso non amati, vissuti con noia e disinteresse. Ma scoprire che Macchiavelli sollazzava gli amici con storie sboccate e bazzicava i postriboli, o che il perfettino Dante, in gioventù,  stilava elenchi  delle fanciulle più procaci e scambiava insulti a suon di rime, sono  soddisfazioni che alzano immediatamente l’asticella del gradimento. E’ insomma una visione  più ampia delle  personalità  di  36 scrittori, e un modo divertente per apprendere, anche attraverso disegni (che sfiorano un po’ la caricatura) per es che: Pirandello aveva una moglie  inquietante che di notte si aggirava brandendo un coltello, Boccaccio rubava manoscritti e  preziosi codici dall’Abbazia di Montecassino, Manzoni invece era agorafobico e ossessionato dal cinguettio  degli uccelli … e le altre chicche scopritele voi.

 

 Laura Goria