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A cura di Laura Goria

L’isola del libro

di ilTorinese pubblicato lunedì 8 aprile 2019

Rubrica settimanale sulle novità librarie

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Nona Fernàndez “La dimensione oscura” -Gran Via-   euro 16,00

 

La dimensione oscura è quella del destino delle vittime della dittatura cilena di Pinochet, catturate, torturate ed eliminate tra il 1973 e 1990. Al centro del libro c’è il pentito Andrés Valenzuela, agente dei servizi segreti che ha fatto parte degli squadroni della morte sguinzagliati alla ricerca e all’uccisione degli oppositori. Un giorno irrompe nella redazione di un giornale e racconta tutto l’orrore di cui è stato partecipe e testimone. La sua faccia angosciata, stampata sulla copertina del periodico, tormenta e ossessiona la giovane scrittrice cilena Nona Fernàndez, che ha dalla sua la forza delle parole, l’istinto del segugio e la volontà di affrontare la storia più buia. Nata a Santiago del Cile nel 1971, è sceneggiatrice e scrittrice poliedrica, con al suo attivo diversi romanzi, alcuni vincitori di premi prestigiosi, come “Mapocho” (pubblicato da Gran Via nel 2017). Decide di intraprendere il doloroso viaggio -tra cronaca, letteratura e diario personale- nel passato brutale del suo paese ed ecco “La dimensione oscura” con cui ha vinto il Premio Sor Juana Inés de la Cruz. Partendo dall’agghiacciante testimonianza di Valenzuela, soprannominato “ l’uomo delle torture”, la Fernàndez ricostruisce e ripercorre le esistenze delle persone che il regime ha voluto annientare. Entra nelle vite delle vittime, cerca le loro tracce in archivi e documenti… e dove questi si fermano, lei aggiunge e integra con l’immaginazione che a volte è persino più nitida della memoria. Poco più di 200 pagine che nel dettaglio raccontano sequestri di persona, confessioni estirpate con le più brutali torture e cadaveri cancellati dalla faccia della terra: è quanto accadeva negli anni governati dal dittatore Augusto Pinochet, responsabile di crimini contro l’umanità. Nonostante questo, è morto all’età di 91 anni nel 2006 nell’ospedale militare di Santiago, circondato dai suoi familiari e senza aver mai scontato una condanna giudiziaria in Cile.

 

 

Giacomo Papi “Il censimento dei radical chic” – Feltrinelli – euro 13,00

 

Il primo ad essere eliminato, ucciso a bastonate sull’uscio di casa, è il professor Giovanni Prospero: la sua colpa è aver citato Spinoza in un talk show. Ma è solo l’inizio della feroce caccia ai radical chic, gli intellettuali, ovvero una categoria che ha studiato e sembra una casta detestabile. Con feroce ironia Papi immagina un paese in cui ci si vergogna di essere colti e di aver approfondito gli studi, sono bandite e cancellate dal vocabolario tutte le parole difficili ed erudite, gli intellettuali sono denigrati e in alcuni casi anche ammazzati. Un mondo in cui il valore aggiunto è l’ignoranza, vista come forma di innocenza. Il romanzo sfiora il grottesco e dà da pensare. Un abile primo ministro sfrutta abilmente le paure del popolo, contro le élite intellettuali istituisce una lingua semplificata e scheda chi legge. Il governo crea il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical schic, individuati in base a criteri molto semplici, come la quantità di libri che possiedono. In teoria sarebbe per proteggerli. Una scusa bella e buona per censire quelli che si credono più intelligenti degli altri. E va sottolineato che nel libro questi radical chic sembrano spesso dei perfetti imbecilli. E’attraverso gli occhi della figlia del professore ucciso, Olivia, che da anni ormai vive a Londra e torna per seppellire il padre, che l’autore ci fa vedere un paese diventato incomprensibile, in cui le librerie vengono svuotate in tutta fretta e i maglioni di cachmere, status symbol di una categoria, vengono fatti sparire. Un modo di estremizzare tratti dell’attualità: per certi versi un romanzo politico che induce a riflettere sulla deriva odierna e butta l’amo ad un futuro da scongiurare.

 

 

Björn Larsson “La lettera di Gertrud” –Iperborea- euro 19,50

 

Lo scrittore scandinavo in questo romanzo accantona l’amato mare per scrivere il suo libro forse più difficile. Si avventura in terreni complessi come l’identità ebraica, diverse questioni esistenziali e ideologiche legate alla ricerca di identità -che sia culturale, religiosa, etnica o nazionale-; ma anche all’odio e alla paura dell’altro, il peso del passato, il bisogno o il rifiuto di appartenenza. La storia inizia con Martin Brenner, genetista all’apice della carriera, marito e padre felice, che sparge le ceneri della madre e si accorge di non provare un autentico dolore; così si interroga sul loro legame e avverte che “.tra loro c’era come una pellicola, un velo sottile, un vetro appannato….”. Convocato da un avvocato scoprirà da una lettera della madre che lei in realtà era un’ebrea sopravvissuta al lager; non rivela chi era il suo padre biologico, in compenso racconta di essere fuggita dall’uomo che aveva sposato per dare sicurezza al figlio, ma che si era rivelato un fanatico nazista. Una storia tormentata che aveva nascosto per preservare Martin dal rischio del ripetersi delle persecuzioni e dell’odio razziale e per regalargli l’inestimabile dono del libero arbitrio. Lui può scegliere se essere ebreo oppure no. Se non lo dice a nessuno, non lo sarà, ma avrà un segreto nei confronti di amici e famiglia; se invece decide di essere ebreo, nessuno dovrebbe opporsi, a parte gli antisemiti che avranno un uomo in più su cui riversare odio e discriminazione. Quello che proprio non dovrebbe fare è dichiarare pubblicamente nel corso di un convegno scientifico che sua madre era ebrea, ma che lui non vuole esserlo. Invece è proprio la strada che sceglierà di percorrere attirandosi le ire di tutti, dando in escandescenze in una trasmissione tv e perdendo tutto quello che aveva costruito…

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