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LA RUBRICA DELLA DOMENICA

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di ilTorinese pubblicato domenica 8 aprile 2018

di Pier Franco Quaglieni

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Ivrea, i Casaleggio e i grillini – Scalfari, il Papa, Odifreddi – Il giornalista Mauro  Pianta

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Ivrea, i Casaleggio e i grillini

I Casaleggio, padre e figlio, si sentono attratti da Ivrea e per il secondo anno Davide Casaleggio ha promosso un importante convegno in quella città. Gianroberto aveva cominciato la sua carriera alla “Olivetti”e quindi forse c’è un legame sentimentale per Ivrea. Il convegno di quest’anno  è anche una verifica, quanto a partecipazione, del riposizionamento di molti dopo la vittoria elettorale del 4 marzo, un che di inevitabile in questo Paese dove stare all’opposizione per molti appare una sorta di ghetto intollerabile. Va però riconfermato con assoluta decisione  che la convention grillina eporediese non può in nessun modo e in nessuna maniera  neppure tentare di riallacciarsi all’esperienza di Adriano Olivetti che fu un grande imprenditore e il promotore del movimento politico di “Comunità” in cui egli bruciò passione e risorse economiche, senza ottenere il successo che sperava. Questa sorta di  Leopolda pentastellata a cui partecipano l’ex ministro Bray ,Diego Fusaro, Enrico Mentana, Domenico De Masi, Moni Ovadia, Andrea Scanzi, Dario Vergassola e tanti altri e che vedrà la partecipazione del Sindaco di Torino Appendino, non ha nulla a che vedere con il rigore intellettuale che fu di Adriano Olivetti che fece della capitale del Canavese l’Atene d’Italia. I grillini, per la loro natura  e per la loro storia politica, non possono neppure lontanamente essere accostati all’idea di Comunità di Olivetti, così come la Casaleggio Associati appare estranea a quel mondo. 
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Scalfari, il Papa, Odifreddi 
Recentemente Eugenio Scalfari, l’ilare patriarca del giornalismo italiano, ha intervistato, a sua insaputa, Papa Francesco,mettendogli in bocca dei virgolettati che non corrispondono al suo pensiero. Ne ho scritto in un recente articolo sul Torinese.( http://www.iltorinese.it/papa-francesco-scalfari-e-la-crisi-dellinformazione/ ) “Repubblica” e altri giornali non hanno riportato la smentita dell’ufficio stampa della Santa Sede che negava ogni attendibilità alla presunta intervista . Piergiorgio Odifreddi  ha scritto sul  blog di “Repubblica” la sua critica a Scalfari e allo stesso giornale per il ricorso a notizie false o, come si dice oggi, fake news.  Dopo vent’anni di collaborazione al giornale romano Odifreddi si è accorto che quel giornale è poco veritiero. Sempre meglio tardi che mai, verrebbe da dire. La storia di quel giornale è costellata di smentite e di querele in grande quantità. La risposta del direttore Mario Calabresi non è invece tardata ed Odifreddi ha perso il posto di commentatore. Non mi piace Odifreddi, scienziato che ha fatto dell’ateismo e del suo essere antiisraeliano la sua ragione di vita, ma in questo caso è difficile non solidarizzare con lui. 
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Il giornalista Mauro  Pianta
E’ morto dopo una gastroscopia in anestesia all’età di 47 anni per infarto. Laureato in Scienze politiche  con una tesi in Storia moderna, Pianta ha lavorato in molti giornali importanti ed è stato anche redattore di” Vatican Insider”  dal 2011 al 2017. Adesso lavorava all’edizione torinese del “Corriere della sera”. Era un uomo e un professionista di grande sensibilità umana. Mi telefonò,dimostrando grande raffinatezza, all’indomani della morte di mia madre nel dicembre 2017. Mi chiese conferma di alcuni dati e scrisse un bel ricordo della mia Mamma che io citai ai funerali. Era un uomo gentile,un professionista che sapeva il mestiere. Non ebbe mai il risalto che avrebbe  meritato. E adesso una morte improvvisa così crudele. Mi dispiace di non aver mai avuto modo di conoscerlo di persona.
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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com
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Petacco straordinario divulgatore
Caro professore, mi ha stupito non leggere un suo ricordo dello storico Arrigo Petacco che, ricordo, fu parecchie volte ospite del Centro “Pannunzio” e forse anche suo amico. Come mai questo silenzio?
                                                                                                                                                          Luisella Rabino 
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Ho conosciuto e frequentato Petacco  che ho invitato in qualche occasione passata a presentare qualche suo libro. Era un divulgatore storico  straordinario, ma non era uno storico. Era un Montanelli minore senza la capacità di scrittura del grande toscano. Era anche un uomo simpatico,ma le sue opere storiche erano troppo giornalistiche ,per essere destinate a restare. Forse le prime hanno avuto una certa importanza,ad esempio quella sul “prefetto di ferro” Cesare Mori  che mise in ginocchio la mafia  durante il ventennio fascista. Poi via via la sua produzione ha assunto una caratterizzazione,a mio modo di vedere, un po’ troppo divulgativa,per non dire commerciale. Aveva una grande virtù :l’indipendenza di giudizio e questa da sola avrebbe meritato un ricordo. Una virtù molto rara. Aveva anche scritto un libro sulla Resistenza non comunista,quella che Ugo Finetti definisce la ” Resistenza cancellata”,ma il libro che presentai io stesso al Circolo Ufficiali appariva incompleto:Martini Mauri,ad esempio, veniva ignorato. Rendo omaggio all’uomo, ma lo storico che si sporca le mani nella polvere degli archivi non sono riuscito a trovarlo,se non in rarissimi casi.E’ per questo che ho preferito tacere.